Il Comune di Firenze prende posizione sul futuro della Rsa Le Civette, a San Salvi, e chiede di individuare una soluzione per mantenere il servizio. «Non rinunciamo al servizio», ha dichiarato l’assessore al Welfare Nicola Paulesu, rispondendo in Consiglio comunale a un question time di Dmitrij Palagi, di Sinistra Progetto Comune.
La struttura è destinata a chiudere al termine del contratto di gestione, fissato dall’Asl al 31 dicembre. Proges, che gestisce la residenza, ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 26 operatori sanitari. Dei 19 ospiti presenti, undici hanno già individuato una sistemazione alternativa.
Paulesu ha annunciato la partecipazione di Palazzo Vecchio all’incontro presso l’unità di crisi lavoro della Regione e ha ribadito l’impegno dell’amministrazione: «Nel confronto con Regione e Asl, il Comune continuerà a supportare la struttura in un suo rilancio, verificando tutte le possibili soluzioni che consentano di mantenere un servizio pubblico di qualità».
La posizione del Comune arriva dopo le richieste dei sindacati e del presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi. Palagi ha accolto positivamente le dichiarazioni, pur criticando l’assenza dell’amministrazione al presidio contro la chiusura: «Parole così chiare da parte della sindaca e della giunta non le avevamo mai sentite fino ad oggi». Il centrodestra ha invece invitato Sara Funaro a «far valere il proprio peso politico e istituzionale nei confronti di Regione e Asl».
Alla base della decisione dell’Azienda sanitaria ci sono, secondo il direttore generale Valerio Mari, profonde «lacune tecniche strutturali», che limiterebbero la capienza a venti posti letto, rendendo la gestione «totalmente diseconomica». L’Asl ha inoltre precisato che, con le risorse attualmente disponibili, non è previsto un intervento di ristrutturazione capace di ripristinare quaranta posti.
Per gli edifici 10 e 11 è prevista una nuova destinazione: dovrebbero ospitare la Centrale Operativa Territoriale, finanziata con fondi Pnrr della Missione 6 Salute, e altri servizi territoriali ancora in fase di definizione. Il Comune chiede ora di verificare le alternative, mentre il futuro della residenza resta al centro del confronto con Regione e Asl. Lo scrive la Nazione.
La struttura è destinata a chiudere al termine del contratto di gestione, fissato dall’Asl al 31 dicembre. Proges, che gestisce la residenza, ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 26 operatori sanitari. Dei 19 ospiti presenti, undici hanno già individuato una sistemazione alternativa.
Paulesu ha annunciato la partecipazione di Palazzo Vecchio all’incontro presso l’unità di crisi lavoro della Regione e ha ribadito l’impegno dell’amministrazione: «Nel confronto con Regione e Asl, il Comune continuerà a supportare la struttura in un suo rilancio, verificando tutte le possibili soluzioni che consentano di mantenere un servizio pubblico di qualità».
La posizione del Comune arriva dopo le richieste dei sindacati e del presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi. Palagi ha accolto positivamente le dichiarazioni, pur criticando l’assenza dell’amministrazione al presidio contro la chiusura: «Parole così chiare da parte della sindaca e della giunta non le avevamo mai sentite fino ad oggi». Il centrodestra ha invece invitato Sara Funaro a «far valere il proprio peso politico e istituzionale nei confronti di Regione e Asl».
Alla base della decisione dell’Azienda sanitaria ci sono, secondo il direttore generale Valerio Mari, profonde «lacune tecniche strutturali», che limiterebbero la capienza a venti posti letto, rendendo la gestione «totalmente diseconomica». L’Asl ha inoltre precisato che, con le risorse attualmente disponibili, non è previsto un intervento di ristrutturazione capace di ripristinare quaranta posti.
Per gli edifici 10 e 11 è prevista una nuova destinazione: dovrebbero ospitare la Centrale Operativa Territoriale, finanziata con fondi Pnrr della Missione 6 Salute, e altri servizi territoriali ancora in fase di definizione. Il Comune chiede ora di verificare le alternative, mentre il futuro della residenza resta al centro del confronto con Regione e Asl. Lo scrive la Nazione.
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