“I casi del ponte Nencioni e di Piazza del Bandino”

Dal ponte Nencioni a Piazza del Bandino, due vicende fiorentine che sollevano interrogativi sulla reale attenzione dell’Amministrazione comunale all’accessibilità e alla fruibilità degli spazi pubblici.

Due vicende diverse, un unico filo conduttore: l’accessibilità degli spazi pubblici e il diritto di tutti i cittadini a vivere pienamente la propria città. A Firenze si parla tanto di inclusione, ma quando si passa dalle dichiarazioni ai fatti emergono troppe contraddizioni.

Il 31 agosto 2026 ho presentato un’interrogazione urgente sull’accessibilità del ponte Caterina e Nadia Nencioni, chiedendo chiarimenti sulle criticità che potrebbero ostacolarne la fruizione da parte di persone con disabilità e con ridotta mobilità.
Nonostante i successivi solleciti, non ho ricevuto una risposta nel merito da parte dell’Amministrazione comunale. Ho invece ricevuto dalla Presidente del Quartiere 3 una comunicazione definita “risposta definitiva”, con la quale ha ritenuto di chiudere la questione a livello di Quartiere, anziché, come richiesto, coinvolgere gli assessorati competenti.

La motivazione riportata è che la questione, testualmente, “prevede una serie di informazioni tecniche e progettuali complesse di cui non sono a conoscenza e che non riguardano nessuna posizione politica in quanto afferenti agli uffici tecnici preposti”.
Una giustificazione che non ritengo irricevibile. Se la materia richiede competenze tecniche specifiche, allora è necessario che vengano coinvolti gli uffici tecnici e gli assessorati competenti senza per questo archiviare una richiesta che richiede approfondimenti e chiarimenti.

Ieri mattina, ho inoltre presentato una mozione urgente per chiedere una revisione dell’arredo urbano da installare per la riqualificazione di Piazza del Bandino, dove è prevista l’installazione di panchine in calcestruzzo, sul modello di quelle presenti in Piazza Gino Bartali.

Anche in questo caso la mia richiesta nasce dallo stesso presupposto: una piazza destinata alla socializzazione può davvero definirsi inclusiva e accessibile se le sedute previste rischiano di risultare difficilmente utilizzabili proprio da quelle persone che avrebbero maggiormente bisogno di potersi riposare? A ciò deve aggiungersi anche l’ulteriore elemento rappresentato dal calore estivo che per anni penalizzerà la piazza proprio a seguito dell’abbattimento delle alberature che contribuivano a garantire ombra all’area.

Ho chiesto quindi di valutare l’apporto di modifiche prima del completamento e dell’installazione definitiva dell’arredo urbano, evitando successivi interventi correttivi e ulteriori costi per la collettività sprechi di risorse pubbliche.

Per tutta risposta, durante la riunione dei Capigruppo di ieri, la Presidente del Quartiere 3, nel commentare l’urgenza della mia mozione ha asserito che i progetti della tramvia (e quindi del rifacimento della piazza) sono disponibili online ormai da anni, sottolineando il ritardo con il quale presentavo le mie osservazioni.

Trovo la cosa alquanto bizzarra e faziosamente pretestuosa: l’eventuale mio ritardo nell’evidenziare delle problematiche e delle inefficienze non giustifica la negligenza di chi ha progettato prima e di chi ha approvato poi gli interventi i quali avrebbero dovuto prevedere fin dall’inizio e garantire l’accessibilità e la fruibilità delle due opere pubbliche in questione.

Se il Comune si dichiara attento all’inclusione, perché non garantisce fin dalla fase progettuale la piena fruibilità dal maggior numero possibile di persone? Esiste davvero il Disability Manager oppure è soltanto una carica onorifica? Sarebbe davvero interessante poter verificare se questi aspetti siano concretamente valutati e inseriti nei progetti pubblici. Al momento le evidenze parrebbero proprio dire il contrario.

Non basta parlare di inclusione nei convegni o nei comunicati istituzionali, bisogna che questa inclusione sia tradotta in scelte progettuali concrete. L’accessibilità non può essere affrontata a cose fatte soltanto quando i cittadini o un consigliere evidenzia criticità. L’inclusione essere un criterio da considerare fin dall’inizio, al pari della sicurezza, della funzionalità e della qualità degli spazi.

La mia richiesta, sia per il nuovo ponte Nencioni che per la Piazza del Bandini, va esattamente in questa direzione: migliorare ciò che è ancora possibile migliorare, lasciando da parte pregiudizi e tanto meno veder trasformata una richiesta di buon senso in una sterile contrapposizione politica.

Come consigliera di opposizione, continuerò a svolgere il mio ruolo con determinazione, portando all’attenzione dell’Amministrazione le disfunzionalità che rilevo sul territorio e che mi vengono segnalate dai cittadini.

Per questo non intendo fermarmi e continuerò a sollecitare il Comune ritenendolo un compito essenziale del mio mandato perché l’accessibilità non è un favore, non è un optional e non è una questione secondaria. È una condizione essenziale per una città che voglia definirsi davvero inclusiva.

Sull'argomento, questo l'intervento dell'On.le Tiziana Nisini, Commissario Lega Firenze. "In città, l’inclusione resta troppo spesso uno slogan da convegno. Il caso del ponte Nencioni, con un’interrogazione urgente archiviata senza risposte nel merito e quello di Piazza del Bandino, con panchine in calcestruzzo poco fruibili in una piazza privata dell’ombra degli alberi, dimostrano che l’accessibilità non viene considerata in fase di progettazione. È grave che chi segnala criticità venga accusato di creare ritardi, mentre nessuno si assume la responsabilità di progetti approvati senza pensare a anziani, persone con disabilità e famiglie. Come Lega continueremo a vigilare e a incalzare l’Amministrazione, perché l’accessibilità diventi un criterio vincolante fin dall’inizio, e non un correttivo da inseguire a cose fatte con ulteriori costi per i cittadini."


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