Il Tribunale civile di Firenze ha accertato la responsabilità di una clinica fiorentina e di due anatomopatologi per l'errata diagnosi della natura di una formazione tumorale che ha portato, nel luglio del 2020, al decesso di una paziente. Come rivelato da La Nazione, la vicenda ha avuto inizio nel 2018 quando, a seguito dell'asportazione di alcune cisti ovariche, i campioni analizzati vennero erroneamente classificati come benigni, ritardando di circa quattordici mesi l'avvio delle necessarie terapie oncologiche.
Soltanto a distanza di oltre un anno, con il riacutizzarsi dei dolori e il diffondersi della malattia ad altri organi, la donna è stata sottoposta a un secondo e più invasivo intervento chirurgico e alla successiva chemioterapia, senza tuttavia riuscire a salvarsi. La sentenza, firmata dalla giudice Michela Boi, proscioglie da ogni addebito il chirurgo che aveva eseguito il primo intervento ma condanna la struttura sanitaria e i patologi per il mancato riconoscimento del tumore, rinviando a una successiva fase processuale la quantificazione del risarcimento economico in favore dei familiari.
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