Si è concluso il corteo studentesco a Firenze per protestare in particolare contro i tagli alla scuola ma anche contro il Dl Valditara sul limite agli studenti stranieri in classe. Il corteo è partito da piazza San Marco ed è arrivato in piazza del Carmine. Oltre 2.000 i presenti che hanno intonato cori contro il governo e in particolare la premier Giorgia Meloni. Nel tratto finale del corteo i partecipanti hanno esploso alcuni petardi. Rispetto al percorso originario è stato deciso di non passare da piazza Ognissanti e da lungarno Vespucci, motivo per cui il corteo è andato direttamente in piazza Goldoni, via dei Serragli, ponte alla Carraia, approdando poi in piazza del Carmine. Erano presenti studenti dei licei Galileo, Machiavelli, Castelnuovo, Leonarod da Vinci, l'artistico di Porta Romana e del Dante, Marco Polo, Duca d'Aosta, Da Vinci, Agrario.
"Questa protesta riguarda tutti gli studenti, riguarda il nostro futuro - ha detto Lorenzo del Galileo Michelangiolo - Il problema della scuola attuale è che spesso ci sono disparità, non tutti hanno le stesse occasioni e questo danneggia le possibilità degli studenti. Non vogliamo la guerra, è un sentimento comune, non riguarda solo gli studenti".
"Siamo qui per dimostrare che siamo studenti liberi e pensanti, non siamo dei servi del potere - ha affermato Mattia, del Copernico di Prato -. Si prospetta un futuro in cui il governo non spende i fondi per l'istruzione ma per le armi, per mobilitarci in un piano bellico assurdo. Noi siamo contrari a questa cosa. Io non partirei mai per una guerra". In molti hanno descritto le "difficili condizioni delle scuole" affermando che il governo "pensa solo a colpevolizzare gli stranieri".
"Questa protesta riguarda tutti gli studenti, riguarda il nostro futuro - ha detto Lorenzo del Galileo Michelangiolo - Il problema della scuola attuale è che spesso ci sono disparità, non tutti hanno le stesse occasioni e questo danneggia le possibilità degli studenti. Non vogliamo la guerra, è un sentimento comune, non riguarda solo gli studenti".
"Siamo qui per dimostrare che siamo studenti liberi e pensanti, non siamo dei servi del potere - ha affermato Mattia, del Copernico di Prato -. Si prospetta un futuro in cui il governo non spende i fondi per l'istruzione ma per le armi, per mobilitarci in un piano bellico assurdo. Noi siamo contrari a questa cosa. Io non partirei mai per una guerra". In molti hanno descritto le "difficili condizioni delle scuole" affermando che il governo "pensa solo a colpevolizzare gli stranieri".
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