Pulire le opere d’arte senza contatto meccanico, acqua o solventi: è la frontiera esplorata da Moxy, progetto finanziato da Horizon Europe che vede l’Università di Pisa come unico partner italiano. La tecnologia utilizza un microflusso di ossigeno atomico, capace di trasformare i contaminanti organici in anidride carbonica e vapore acqueo.
Il progetto, al quale partecipa il gruppo pisano guidato da Ilaria Bonaduce, ha prodotto tre prototipi funzionanti. I test hanno dato risultati promettenti su spartiti ottocenteschi, manoscritti, miniature persiane, tessuti storici e campioni di opere contemporanee. Sono inoltre in corso studi su reperti archeologici, anche in collaborazione con importanti musei internazionali.
La tecnologia resta sperimentale e i ricercatori cercano nuovi finanziamenti per proseguire le verifiche e sviluppare dispositivi portatili o capaci di trattare superfici più ampie. Tra le prospettive anche camere di decontaminazione per contrastare batteri e muffe sugli oggetti danneggiati dalle alluvioni. Lo scrive Repubblica.
Il progetto, al quale partecipa il gruppo pisano guidato da Ilaria Bonaduce, ha prodotto tre prototipi funzionanti. I test hanno dato risultati promettenti su spartiti ottocenteschi, manoscritti, miniature persiane, tessuti storici e campioni di opere contemporanee. Sono inoltre in corso studi su reperti archeologici, anche in collaborazione con importanti musei internazionali.
La tecnologia resta sperimentale e i ricercatori cercano nuovi finanziamenti per proseguire le verifiche e sviluppare dispositivi portatili o capaci di trattare superfici più ampie. Tra le prospettive anche camere di decontaminazione per contrastare batteri e muffe sugli oggetti danneggiati dalle alluvioni. Lo scrive Repubblica.
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