18.43 - L'assessora Monni ha visitato sia la terapia intensiva neonatale (che nel 2025 ha accolto 235 piccoli pazienti) sia la Margherita, ovvero i locali destinati al parto naturale (146 nel 2025), dove si nasce senza la presenza di medici, pronti comunque ad intervenire in caso di necessità: cinque sale di travaglio e parto, dove mamme e neonati rimangono per 48 ore nel puerperio, attrezzate per accogliere pure il padre del bambino. C'è anche un percorso dedicato alle mamme con disabilità, con 60 accessi (i dati sono sempre riferiti allo scorso anno). Altri numeri riguardano le procedure di procreazione medicalmente assistita (1172 cicli di Pma nel 2025) e gli interventi di ginecologia oncologica (1539 sempre l'anno scorso). Ma, soprattutto, il dipartimento di Careggi che con 71 medici e medici e 270 tra infermieri, oss e ostetriche è una delle realtà più grandi della sanità pubblica in Italia, 'accoglie' un numero elevato di gravidanze ad alto rischio, sei su dieci, grazie all'alta specializzazione del nosocomio. Numeri in crescita, nel tempo sono migliorati gli esiti positivi anche dei parti e delle gravidanze più complesse. "Il segreto è il lavoro di squadra e mettere insieme i vari pezzi del puzzle, per la salute globale della donna" afferma il professore Felice Petraglia, direttore del dipartimento materno infantile che ha accompagnato l'assessora nel corso della visita.
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"Il percorso materno infantile di questo ospedale è straordinario perché accompagna le donne" dal parto "anche quando è prematuro, anche quando è complesso", "fino alla gestione della fase della crescita, della fertilità, delle difficoltà che una donna può attraversare". Lo ha detto oggi l'assessora regionale alla sanità Monia Monni al termine della visita al dipartimento di maternità dell'ospedale di Careggi. L'assessora ha sottolineato anche "i percorsi molto evoluti per esempio sulla vulvodinia che è stata riconosciuta solo recentemente come patologia e che ha segnato la vita invece di molte donne, o sull'endometriosi. Insomma, un percorso di salute e di anche educazione, di crescita delle donne nell'ambito della medicina di genere che in questo Paese è stata un po' trascurata". Monni si è detta colpita dai 3.000 parti annui "un numero davvero importante", ma soprattutto dalle "129.000 visite ambulatoriali. Vuol dire che qui si accompagnano davvero tantissime donne e che la salute femminile è al centro dell'attenzione di questo ospedale, caratterizzato da un'integrazione fortissima con il territorio". L'assessora si è confrontata con i professionisti del reparto a cui ha chiesto aiuto "perché questa esperienza deve diventare ancora di più patrimonio del sistema, in un momento in cui il sistema lo vogliamo trasformare e rafforzare nonostante le grandi difficoltà che questo governo ci mette continuamente davanti, non ultima questo deciso sotto finanziamento che apre le porte al privato. Noi le porte al privato non le vogliamo aprire, vogliamo garantire cura di eccellenza e di qualità a tutti. E qui si dimostra che si può fare".
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