Presentato il documentario di Adamo Antonacci sulla carriera e l'animo irrequieto dell'artista toscano, in anteprima al cinema La Compagnia per il Festival dei Popoli


«Io ero contrario, non lo volevo proprio fare. Hanno creduto più loro in me, di quanto ci creda io stesso». Con la consueta schiettezza, Alessandro Benvenuti racconta la genesi del film documentario "Io sono l'assente. Storia incompleta di un disadattato di successo", diretto da Adamo Antonacci. Come riportato da la Repubblica, la pellicola di 79 minuti viene presentata in anteprima al cinema La Compagnia di Firenze nell'ambito del Festival dei Popoli, prendendo il titolo da una celebre frase pronunciata dall'attore ai tempi del debutto teatrale di "Benvenuti in casa Gori".

Il lavoro di Antonacci ripercorre cinquant'anni di carriera dell'artista toscano partendo dalle sue radici a San Francesco di Pontassieve: dagli esordi storici con i Giancattivi al fianco di Athina Cenci e Francesco Nuti, fino ai successi di "Ivo il tardivo", "Atletico Ghiacciaia" e "Pillole di me". Più che un'agiografia patinata, il documentario immortala un periodo di due anni e mezzo segnato da una sottile depressione e da una costante ricerca interiore, arricchito dai contributi di amici ed estimatori del calibro di Leonardo Pieraccioni, Ugo Chiti, Barbara Enrichi, Simone Cristicchi, Nino Formicola, Patrizio Fariselli e Carlo Verdone.

Orgogliosamente distante dai riflettori della mondanità e dai red carpet — pur dirigendo da quindici anni il Teatro di Tor Bella Monaca a Roma —, Benvenuti rivendica il valore dell'incompiutezza e del rischio sul palcoscenico come unica cifra per fare dell'arte una cosa viva. Un ritratto in movimento che il regista Antonacci descrive come una «fotografia mossa», in cui l'attore continua a guardare al futuro con il desiderio di esplorare la purezza della lingua e la bellezza della scena.

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