Di Giorgi: “Il nostro Conservatorio fu duramente colpito dall’alluvione. Cantare l’Inno di Mameli davanti al presidente Mattarella è stato un modo per rendere omaggio alla memoria di Firenze e alla solidarietà che permise alla città di rialzarsi”

Una sala del Buonumore gremita di studenti e cittadini ha accolto ieri sera la proiezione di “L’Arno è anche un fiume”, documentario del 1968 diretto da Vittorio Togliatti, con musiche elettroniche originali di Luigi Nono, recuperato grazie al lavoro del MartLab del Conservatorio di Musica Luigi Cherubini.

Rimasto a lungo sconosciuto, il film restituisce attraverso immagini, testimonianze e suoni il clima e le contraddizioni che precedettero l'alluvione di Firenze del 1966, una tragedia che colpì duramente anche il Conservatorio:
“Il fango invase tutti i locali della nostra Biblioteca, mettendo a rischio un patrimonio preziosissimo. Più di 900 manoscritti furono danneggiati e l'intera mediateca dell'epoca andò perduta, fu colpita una parte importante della memoria musicale e culturale di Firenze”, ha ricordato la presidente Rosa Maria Di Giorgi.

“Se oggi possiamo raccontare quella ferita è anche grazie agli Angeli del Fango, che con il loro impegno contribuirono a salvare la memoria culturale della città. Per questo, aver cantato l'Inno di Mameli davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 4 novembre a Palazzo Vecchio, ha rappresentato per la nostra comunità un momento di particolare significato. La musica ci ha permesso di prendere parte a una commemorazione che riguarda tutta Firenze, ma che sentiamo profondamente nostra”.

Prodotto nel 1968 da Unitelefilm per il PCI, “L’Arno è anche un fiume” è stato recuperato dal Laboratorio del Cherubini a partire da una copia conservata presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma. Della durata di 27 minuti, il film ricostruisce attraverso interviste dell'epoca le circostanze che portarono all'alluvione, soffermandosi sul rapporto tra il fiume, il territorio e le comunità che lo abitano.

Di particolare interesse la colonna sonora originale di Luigi Nono, realizzata con i suoni elettronici prodotti presso lo Studio di Fonologia della Rai di Milano, della quale fino al ritrovamento del film non si aveva notizia:
“Le sonorità di Luigi Nono, restaurate in modo mirabile dal nostro laboratorio, stridono, graffiano e accompagnano le immagini e le nostre coscienze, interrogandoci sul nostro instabile futuro. È un lavoro di recupero che dimostra quanto la ricerca e la valorizzazione del patrimonio sonoro possano contribuire a mantenere viva la memoria”, ha concluso Di Giorgi.
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