Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

“Viene curiosità leggendo queste pagine. Curiosità e voglia di ascoltare, più che di parlare”, scrive Marco Malvaldi nella prefazione “Era un periodo in cui le cose si facevano di nascosto, non condividendole anche con gente che non conosciamo. Il che vuol dire che le facevano per loro, non per apparire ganzi agli occhi degli altri”.

Il libro in questione è “’Un lo so se la mamma mi ci manderà! Corteggiamenti, aneddoti e luoghi della Firenze del dopoguerra” (Sarnus), ad opera del Centro Diurno di Socializzazione L.I.N.A.R. di Nave a Rovezzano, struttura che accoglie 20 persone con diversa abilità fisica e/o psichica, e della Cooperativa Sociale Matrix Onlus, presentato alla Biblioteca delle Oblate con gli ospiti del Centro diurno Linar e gli operatori che li hanno accompagnati nella realizzazione di questo lavoro, insieme a Serena Perini, Presidente del Quartiere 3, Alessandro Carlesi, Presidente dell’Associazione Linar Aps, Giuseppe Guazzelli, Presidente della Cooperativa Sociale MatrixOnlus. Poi è arrivato anche Gianfranco Monti a divertire tutti i presenti. 

Terzo volume dopo “La vecchia nave” e “Il mare lo facevo in Arno”, si tratta di una raccolta di ricordi intervistando persone ultrasettantenni “più esperte nella vita”, presso Centri per l’Età Libera di tutti i quartieri, abitazioni private, Circoli Arci, bar, RSA, volontari dell’AUSER, luoghi pubblici di ritrovo.

Registrazioni poi sbobinate salvaguardando il parlato schietto, le parolacce, la cadenza in fiorentino. Un lavoro autentico per risalire ai corteggiamenti di una volta, ai balli al buio e ai baci sotto le stelle. Il gioco della bottiglia e le feste in casa. 

O il gioco della pagliuzza, “che consisteva nel passarsi, fra la donna e l’uomo, una spiga di grano, alternativamente, spezzettandone qualche filo ogni volta, con la bocca, con lo stelo che diventava sempre più piccolo, a preludere un bacio, avvicinando le labbra”. Sono “parole schiette, vissute, pulite, vere, vive”.

Si legge: “Ci s’aveva meno libertà. Molto meno libertà! Si arrivava a sposarsi per essere più liberi!”

Ancora: “Prima ci si guardava da lontano, poi si aspettava che ci dicesse qualcosa l’altra persona, che ci facesse un segno, era una cosa di sguardi. Per stare insieme si andava anche un po’ in camporella! Nei campi!”

Ricordi: “Ci si conobbe a una festa da ballo, allora era l’unico modo, ma era una cosa più garbata di oggi”.

“Si è trattato di 
un lavoro di vera inclusione sociale in cui si sono incontrate abilità diverse ed età diverse”, dice Marco Nacci, responsabile dell’area educativa, “è una soddisfazione sentire parlare in modo verace e genuino, non come un’intelligenza artificiale. Dalla lettura di questo libro esce un grande senso di autenticità e se qualcuno ci vuole sostenere, fare un gesto di vicinanza a una realtà che è anche autoironica, lo venga a prendere e farà un buon regalo di Natale”.

Prossimi progetti? “Stiamo allestendo uno spettacolo teatrale, sarà il quarto, con argomento i viaggi nello spazio. Con una navicella andremo alla ricerca di diverse realtà nel mondo per valorizzare le diversità. Saremo in scena a giugno”.  


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