Un'accorata riflessione sulla condizione giovanile e sulle fragilità del sistema carcerario arriva dalle pagine de La Nazione attraverso l'intervista a Don Vincenzo Russo, cappellano del carcere fiorentino di Sollicciano. Il sacerdote evidenzia un cambiamento profondo nella popolazione penitenziaria: se un tempo a varcare la soglia del carcere erano prevalentemente persone appartenenti a quartieri degradati o contesti segnati dalla criminalità, oggi la presenza di giovanissimi è sempre più forte e diffusa. Un segnale allarmante che, secondo il religioso, riflette il malessere complessivo della società attuale, dove oltre alle note carenze strutturali e al degrado degli spazi emerge una sofferta richiesta di ascolto e umanità da parte dei reclusi.
Nello stesso approfondimento trova spazio anche la vicenda giudiziaria e disciplinare legata ai disordini scoppiati all'interno del carcere Don Bosco di Pisa. Il ministero della Giustizia ha stabilito severe misure nei confronti del detenuto ritenuto il promotore della sommossa: per sei mesi il leader della protesta non potrà utilizzare il fornello in cella, vedrà limitati i colloqui ed è stato destinato a un massimo di sole due ore d'aria al giorno. Il provvedimento punitivo punisce anche l'uso non autorizzato di uno smartphone con cui l'uomo aveva realizzato e diffuso sui social dirette e video girati all'interno dell'istituto penitenziario durante le fasi più concitate della rivolta.
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