È una professione che, al pari di molte altre, si trova a scontare grandi difficoltà, prima fra tutte il ricambio generazionale, con i giovani che preferiscono intraprendere percorsi meglio retribuiti. Ma, riporta questa mattina La Repubblica Firenze, l’avvocatura si trova a dover fare i conti anche con il problema del gap salariale.
Come scrive il quotidiano stamattina, in Toscana mediamente in un anno un avvocato guadagna il doppio di una sua collega, 59.612 euro contro 31.617. 28mila euro in più che pesano come un macigno sulle carriere e sulle prospettive delle donne che intraprendono la professione forense.
I dati sono resi ancor più impressionanti se si considera che, attualmente, in Toscana sono iscritte all’albo 6052 donne e 5205 uomini, una differenza del 16%.
E non è solo un problema di distribuzione della ricchezza fra sessi diversi, anche a livello territoriale ci sono squilibri enormi, anche solo fra gli uomini: a Firenze il reddito medio è di 70mila euro, a Pistoia e Grosseto di 48mila. Differenze che si ripercuotono, poi, sulle pensioni dei legali che si ritirano.
Come focalizza la presidente della rete toscana per le pari opportunità -e avvocatessa- Irene Cecchi, il problema è strutturale, dato che sulle donne finisce con il pesare la vita e la gestione familiare, con la conseguente riduzione del tempo per approfondire gli studi oppure, semplicemente, trascorrere momenti di convivialità (che nella libera professione possono rappresentare un ottimo modo per allargare il bacino di clienti).
Non solo, perché è anche l’ambito di specializzazione dei professionisti a determinare lo squilibrio di reddito, aggiunge la vice presidente dell’ordine degli avvocati di Pisa Elena Giraudo: se l’ambito societario, più remunerato, è appannaggio degli uomini, le donne si specializzano più frequentemente in diritto di famiglia.
E di fronte alle difficoltà economiche e agli squilibri di reddito, negli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria fuga dalla libera professione verso il pubblico impiego, che offre orari più stabili e, soprattutto, una paga fissa.
Come scrive il quotidiano stamattina, in Toscana mediamente in un anno un avvocato guadagna il doppio di una sua collega, 59.612 euro contro 31.617. 28mila euro in più che pesano come un macigno sulle carriere e sulle prospettive delle donne che intraprendono la professione forense.
I dati sono resi ancor più impressionanti se si considera che, attualmente, in Toscana sono iscritte all’albo 6052 donne e 5205 uomini, una differenza del 16%.
E non è solo un problema di distribuzione della ricchezza fra sessi diversi, anche a livello territoriale ci sono squilibri enormi, anche solo fra gli uomini: a Firenze il reddito medio è di 70mila euro, a Pistoia e Grosseto di 48mila. Differenze che si ripercuotono, poi, sulle pensioni dei legali che si ritirano.
Come focalizza la presidente della rete toscana per le pari opportunità -e avvocatessa- Irene Cecchi, il problema è strutturale, dato che sulle donne finisce con il pesare la vita e la gestione familiare, con la conseguente riduzione del tempo per approfondire gli studi oppure, semplicemente, trascorrere momenti di convivialità (che nella libera professione possono rappresentare un ottimo modo per allargare il bacino di clienti).
Non solo, perché è anche l’ambito di specializzazione dei professionisti a determinare lo squilibrio di reddito, aggiunge la vice presidente dell’ordine degli avvocati di Pisa Elena Giraudo: se l’ambito societario, più remunerato, è appannaggio degli uomini, le donne si specializzano più frequentemente in diritto di famiglia.
E di fronte alle difficoltà economiche e agli squilibri di reddito, negli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria fuga dalla libera professione verso il pubblico impiego, che offre orari più stabili e, soprattutto, una paga fissa.
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