I centravanti della Fiorentina non segnano. A volte neppure tirano

Dicesi centravanti colui che, nel calcio, ha il compito di finalizzare l’azione d’attacco, quindi, in teoria, di fare gol. Poi c’è chi fa il regista offensivo, chi la boa, chi le sponde e…come diceva qualcuno “il nostro centravanti è lo spazio”…bho, vabè, questioni di filosofia. Poi ci sono le punte della Fiorentina, che dal dopo Vlahovic non segnano e spesso neanche tirano. In principio fu la volta di Piatek e Cabral, poi di Cabral e Jovic, quindi di Nzola e Beltran, quando l’argentino faceva la prima punta, poi di Nzola e Belotti, visto che Beltran è stato trasformato in trequartista.
 
Il Gallo, preso a gennaio perché Nzola non segnava neanche per sbaglio, è fermo al centro col Frosinone, poi qualche legno, come a Lecce o con la Lazio, un paio di rigori procurati, poi sbagliati dai compagni, e tanta generosità. Già meglio di Nzola, che di reggere un pallone non se ne parla. E vabè. Le statistiche parlano chiaro, anzi confermano quello che si vede a occhio nudo: gli attaccanti viola non segnano praticamente mai.
Belotti ha messo assieme fin qui 945’ da quando veste la maglia viola, considerando tutte le competizioni, segnando 1 gol. La media si fa presto a farla. Nzola, invece, di minuti ne ha messi assieme 1905, mettendo a referto 5 reti, ovvero un gol ogni 381’.
 
L’anno scorso il problema riguardava la coppia Cabral – Jovic, col brasiliano che a Firenze ha chiuso la sua avventura con 3413’ totali in un anno e mezzo per 19 reti, ovvero un gol ogni 180’. Jovic, invece, ha chiuso la sua avventura in maglia gigliata con 13 reti in 2386’, ovvero un gol ogni 183’. Come detto, considerando tutte le competizioni, perché se dovessimo guardare solo i dati della Serie A del brasiliano e del serbo, la media crollerebbe a 1 gol ogni 255’ per Jovic e 1 gol ogni 217,5’ per Cabral. Dati, comunque, di gran lunga migliori rispetto a quelli di Belotti e Nzola.
 
Se si guarda al passato, considerando tutte le competizioni che, val bene chiarirlo, non vedevano impegni di una coppa di terzo livello europeo come la Conference League (senza che nessuno si offenda), quella coppia di punte del 1977-78, quando la Fiorentina rischiò la retrocessione, con Desolati e Sella si fermò a 1 gol ogni 159’ per Sella e 1 ogni 250’ per Desolati.  Anche loro, per dire, fecero meglio di Nzola e Belotti.
 
In anni più recenti, quando la Fiorentina ha lottato per non retrocedere, ha avuto a disposizione bomber implacabili come Amauri, che fece 1 gol in 976’, quindi, tra mezz’ora, meglio di Belotti, Cutrone che ha chiuso con 5 reti in 1224’, ovvero 1 gol ogni 244’. Il tanque Silva chiuse la sua breve avventura viola con 1 gol in 466’, Piatek con 6 reti in 949’, ovvero uno ogni 158’.
 
Vlahovic, giusto per tornare alla premessa, ha lasciato Firenze con una media totale di 1 gol ogni 144’, media di 1 gol ogni 102’ nella metà stagione che giocò prima di andare a gennaio alla Juventus, in cui in 24 presenze aveva segnato 20 gol. In proiezione, Belotti avrebbe dovuto essere già a 9 reti e Nzola a 19, ovviamente per fare come l’ultimo mezzo anno di Vlahovic. Inutile citare gli anni di Batistuta, che comunque segnava di media 1 gol ogni partita e mezzo anche quando la Fiorentina retrocesse, come nel 1992-93, mentre l’altra retrocessione, nel 2001-02, vide Adriano chiudere con 1 rete ogni 234’ e Nuno Gomes con 1 gol ogni 328’.
 
Insomma, non che servisse la calcolatrice per vedere che Belotti e Nzola abbiano numeri impietosi sotto porta, ma tant’è. Magari, da qui a fine stagione segneranno gol a ripetizione. Tempo ancora ce n’è. Anche se da speranza tutto ciò si sta trasformando sempre più in utopia. “Se segnasse saremmo ancora più contenti di lui”, cit. Daniele Pradè giusto domenica scorsa. Ecco, appunto.

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