Il 2026 inizia con Trump
Indiscutibilmente gli scenari geopolitici stanno condizionando il Momento attuale.
Le borse hanno messo un po’ da parte l’intelligenza artificiale, o perlomeno, i nomi di riferimento di questo tema, in questa prima parte dell’anno, a muovere i prezzi è stato soprattutto Donald Trump. I dati macroeconomici, a partire da quello sull’occupazione non hanno lasciato il segno, sulle azioni e sulle grandezze macroeconomiche.
Il presidente degli Stati Uniti si è scatenato in questi ultimi giorni su tutti i fronti, quello interno e quello estero. Le tante iniziative degli ultimi giorni, raid in Venezuela e in Nigeria, riapertura del tema Groenlandia, richiesta di incremento della spesa militare, interventi a sostegno dell’acquisto della casa e rimodulazione dei dazi, sono parte di un programma di attenzione all’elettorato in vista delle elezioni di medio termine. Trump deve risalire la china senza però disturbare Wall Street, da mesi nell’idillio dei Riccioli d’Oro, dove tutto va al meglio, il costo del denaro scende, l’economia cresce senza surriscaldamenti, le società fanno soldi (come probabilmente la prossima stagione delle trimestrali confermerà), i multipli di borsa sono alti ma legittimati dagli utili futuri.
Per il momento, gli investitori lasciano fare e non ritengono che i nuovi tentativi di Trump di cambiare l’ordine mondiale possano spaventare il toro. Nelle ultime sedute, dopo una vibrante partenza d’anno, le borse si sono assestate, quel che si è visto sembra molto un’ordinaria rotazione settoriale.
Il petrolio è stato uno dei protagonisti della settimana, con prezzi in risalita per effetto delle argomentazioni sull’andamento dell’offerta, dopo mesi di declino imputabile alle considerazioni sul calo progressivo della domanda.
Il WTI tratta a 59 dollari il barile, sui massimi dell’ultimo mese, da inizio anno +2,9%.
Trump ha detto di aver preso in mano il greggio del Venezuela ed ha promesso di far scendere i prezzi energetici, ma a Caracas, anche se non c’è più Maduro, la classe dirigente è la stessa, poco probabile, anche ammettendo che la situazione resti tranquilla e ci sia una transizione politica dolce, un forte aumento della produzione di idrocarburi. In aggiunta ci sono i tumulti in Iran, dove secondo quanto riferiscono i media internazionali, crescono le contestazioni al governo del clero scita e le vie delle principali città sono piene di dimostranti.
Le borse dell’Europa sono quasi tutte in positivo a fine seduta.
Miglior blue chip europea in questa prima parte dell’anno è Rheinmetall +21%. Tutto il settore della difesa ha reagito positivamente alle parole di Trump sulla necessità di spendere di più per l’esercito: Saab +26% da inizio anno, Renk +21%, BAE Systems +20%. Leonardo +20%, Fincantieri +16,5%.
Conclusione
L’avvio del 2026 mostra mercati sorretti più dalla politica che dai fondamentali. L’euforia non manca, ma i fronti geopolitici restano numerosi e imprevedibili.
Per i miei amici lettori, il messaggio è chiaro: evitare corse affrettate, privilegiare sempre qualità e diversificazione, e ricordare che anche i “Riccioli d’Oro” possono cambiare clima rapidamente.
Prudenza e riflessione oggi valgono quanto il rendimento di domani.
Indiscutibilmente gli scenari geopolitici stanno condizionando il Momento attuale.
Le borse hanno messo un po’ da parte l’intelligenza artificiale, o perlomeno, i nomi di riferimento di questo tema, in questa prima parte dell’anno, a muovere i prezzi è stato soprattutto Donald Trump. I dati macroeconomici, a partire da quello sull’occupazione non hanno lasciato il segno, sulle azioni e sulle grandezze macroeconomiche.
Il presidente degli Stati Uniti si è scatenato in questi ultimi giorni su tutti i fronti, quello interno e quello estero. Le tante iniziative degli ultimi giorni, raid in Venezuela e in Nigeria, riapertura del tema Groenlandia, richiesta di incremento della spesa militare, interventi a sostegno dell’acquisto della casa e rimodulazione dei dazi, sono parte di un programma di attenzione all’elettorato in vista delle elezioni di medio termine. Trump deve risalire la china senza però disturbare Wall Street, da mesi nell’idillio dei Riccioli d’Oro, dove tutto va al meglio, il costo del denaro scende, l’economia cresce senza surriscaldamenti, le società fanno soldi (come probabilmente la prossima stagione delle trimestrali confermerà), i multipli di borsa sono alti ma legittimati dagli utili futuri.
Per il momento, gli investitori lasciano fare e non ritengono che i nuovi tentativi di Trump di cambiare l’ordine mondiale possano spaventare il toro. Nelle ultime sedute, dopo una vibrante partenza d’anno, le borse si sono assestate, quel che si è visto sembra molto un’ordinaria rotazione settoriale.
Il petrolio è stato uno dei protagonisti della settimana, con prezzi in risalita per effetto delle argomentazioni sull’andamento dell’offerta, dopo mesi di declino imputabile alle considerazioni sul calo progressivo della domanda.
Il WTI tratta a 59 dollari il barile, sui massimi dell’ultimo mese, da inizio anno +2,9%.
Trump ha detto di aver preso in mano il greggio del Venezuela ed ha promesso di far scendere i prezzi energetici, ma a Caracas, anche se non c’è più Maduro, la classe dirigente è la stessa, poco probabile, anche ammettendo che la situazione resti tranquilla e ci sia una transizione politica dolce, un forte aumento della produzione di idrocarburi. In aggiunta ci sono i tumulti in Iran, dove secondo quanto riferiscono i media internazionali, crescono le contestazioni al governo del clero scita e le vie delle principali città sono piene di dimostranti.
Le borse dell’Europa sono quasi tutte in positivo a fine seduta.
Miglior blue chip europea in questa prima parte dell’anno è Rheinmetall +21%. Tutto il settore della difesa ha reagito positivamente alle parole di Trump sulla necessità di spendere di più per l’esercito: Saab +26% da inizio anno, Renk +21%, BAE Systems +20%. Leonardo +20%, Fincantieri +16,5%.
Conclusione
L’avvio del 2026 mostra mercati sorretti più dalla politica che dai fondamentali. L’euforia non manca, ma i fronti geopolitici restano numerosi e imprevedibili.
Per i miei amici lettori, il messaggio è chiaro: evitare corse affrettate, privilegiare sempre qualità e diversificazione, e ricordare che anche i “Riccioli d’Oro” possono cambiare clima rapidamente.
Prudenza e riflessione oggi valgono quanto il rendimento di domani.
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