L’analisi dell’esperto per capire come si muovono i mercati

Ultime dal 2025, prime impressioni sul 2026

Provo a tirare le fila di questo finale d’anno, guardando già un po’ oltre. Dopo il rimbalzo partito ad aprile, le borse mondiali hanno continuato a macinare strada anche negli ultimi mesi del 2025 e il quadro che si sta disegnando è tutt’altro che fragile. Se le stime saranno confermate, il 2026 potrebbe chiudersi con un bel +19% dell’MSCI All Countries, il grande termometro dell’azionario globale.

L’intelligenza artificiale ha rallentato un filo, ma non è affatto sparita: semplicemente il mercato ha iniziato a guardarsi intorno. Negli Stati Uniti si sono risvegliati i settori più legati al ciclo economico, come i trasporti, un segnale che spesso anticipa un altro anno di crescita solida. In Europa, invece, hanno preso il comando le banche e le materie prime, spinte anche dal rialzo dei metalli.

Sul fronte politico, tanto rumore e pochi effetti: i dazi di Trump, che ad aprile avevano spaventato tutti, si sono via via annacquati. L’inflazione non è esplosa e, con le elezioni di medio termine che si avvicinano e i sondaggi poco amichevoli, la Casa Bianca ha corretto il tiro. Wall Street chiude comunque un buon anno, più grazie al progresso tecnologico che alle politiche pro-business.

Interessante il capitolo valute: il dollaro si è indebolito e questo ha amplificato le performance europee viste in valuta americana. Germania, Spagna e Italia hanno fatto molto bene, ma il vero spettacolo arriva dall’Europa “periferica”, con rialzi clamorosi a Est. Non sono mancati i tonfi, come a Copenaghen, travolta dal crollo di Novo Nordisk.

Chiudo con il Giappone: azioni tutto sommato resilienti nonostante il ritorno dei tassi, mentre le obbligazioni hanno pagato il conto. Insomma, il 2025 si chiude meglio del previsto e il 2026 parte con aspettative tutt’altro che banali.

Buon fine settimana,!
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