*Investire senza farsi guidare dalla paura*
Quando scoppiano crisi internazionali, come quella recente in Medio Oriente, i mercati finanziari reagiscono con nervosismo. In questi momenti gli esperti consigliano agli investitori di mantenere la calma e di non prendere decisioni dettate dall’emotività, ma di ragionare con lucidità.
I dati storici aiutano a capire meglio la situazione. Un’analisi di JP Morgan mostra che negli ultimi quarant’anni, dal 1986 a oggi, l’indice azionario globale MSCI World ha chiuso l’anno in positivo in 28 casi su 40. Questo è successo anche se durante molti di quegli anni i mercati avevano registrato cali temporanei anche del 15-20%. In altre parole, nel lungo periodo gli investimenti possono crescere anche se nel frattempo attraversano momenti difficili.
La tensione attuale nasce anche dall’attacco del 28 febbraio condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran con l’obiettivo di fermarne il programma nucleare. Eventi di questo tipo generano incertezza, ma secondo molti analisti reagire subito vendendo gli investimenti può essere una scelta sbagliata.
*Perché non conviene agire di impulso*
Secondo diversi consulenti finanziari, nelle crisi geopolitiche la regola principale è evitare decisioni impulsive. Molti investitori vendono quando i mercati scendono pensando di rientrare quando la situazione si calmerà. In realtà questo spesso non funziona: i mercati si muovono molto velocemente e il rischio è vendere quando i prezzi sono bassi e ricomprare quando sono già risaliti.
La domanda più utile da porsi è un’altra: il mio portafoglio è abbastanza solido da affrontare momenti difficili senza costringermi a scelte drastiche?
*Il vero rischio: energia e inflazione*
Il problema principale non è solo il conflitto militare, ma le possibili conseguenze economiche. Un punto particolarmente delicato è lo Stretto di Hormuz, una rotta strategica da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale e una quota simile del commercio globale di gas naturale liquefatto.
Se questa rotta venisse bloccata a lungo, i prezzi dell’energia potrebbero salire molto. Questo provocherebbe nuova inflazione e renderebbe più difficile per le banche centrali ridurre i tassi di interesse.
*Come gestire il portafoglio in queste fasi*
Per chi ha un portafoglio ben diversificato e pensato per il lungo periodo, la scelta più razionale di solito è restare investiti, magari facendo qualche piccolo aggiustamento.
In questo contesto gli esperti suggeriscono di privilegiare:
• liquidità
• obbligazioni di alta qualità a breve o medio termine
• titoli legati all’inflazione
• oro, visto come una sorta di assicurazione nei momenti di stress dei mercati
Al contrario, potrebbero essere più vulnerabili settori come:
• aziende cicliche
• mercati emergenti
• compagnie aeree e trasporti
Finora settori come energia, difesa e oro hanno resistito meglio alle turbolenze, ma gli analisti avvertono che in queste fasi aumenta anche la speculazione.
*La lezione più importante*
La vera protezione del portafoglio si costruisce prima delle crisi, non durante. Chi ha investimenti diversificati, distribuiti tra diverse aree geografiche e asset differenti, e un orizzonte di lungo periodo, spesso non deve fare nulla di urgente.
Chi invece scopre proprio adesso che il proprio portafoglio è troppo fragile ha un problema più profondo. In quel caso la soluzione non è reagire con paura, ma ripensare la strategia con metodo e visione di lungo periodo.
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