L'arcivescovo di Firenze: “Da calo natalità a incertezza lavoro preoccupa futuro società”

"Sono troppi i segni che mostrano come distaccarsi dal Risorto e dal suo potere sulla morte, conduce a esiti che minacciano l'esistenza stessa dell'umanità. Questo vale anzitutto per le guerre che dividono i popoli, a cominciare dall'aggressione di cui è vittima il popolo ucraino e dal conflitto che oppone nella Terra Santa i due popoli che traggono origine dallo stesso padre, Abramo. E non ci si dica che saranno le guerre a portare la pace, quando è invece solo l'aspirazione e l'impegno per la pace a poter porre fine alle guerre. E come tendere a questo, se non a partire dal ribaltare la logica del dominio in quella dell'amore e del perdono? Questo è il mondo nuovo che Gesù porta con la sua persona e con il suo insegnamento". Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia della messa stamani in cattedrale per Pasqua.

Salvaguardare la "centralità della persona umana" a "fronte degli sviluppi che il mondo digitale ci sta prospettando": "L'ampliamento delle conoscenze e della loro operabilità deve fare i conti con la salvaguardia degli spazi della coscienza e della libertà, nella consapevolezza che l'intelligenza artificiale non sarà mai un'intelligenza umana. Perché se gli algoritmi prenderanno il sopravvento sulla possibilità di scelta, allora la logica della quantità prenderà tristemente il sopravvento su quella della qualità, e soffrirne saranno anzitutto i più poveri".
Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia per la messa di Pasqua in Duomo proclamata dopo la tradizionale manifestazione pasquale fiorentina dello Scoppio del carro.

Per Betori è anche preoccupante la constatazione "di come il rapporto tra l'uomo e la natura vada riequilibrato se non si vuole passivamente assistere all'estinzione dell'uno e dell'altra. Non si tratta di negare la specificità del genere umano", ma di articolarla "in una responsabilità di custodia e di promozione".

E preoccupa "il futuro di una società in cui cala inesorabilmente il tasso di natalità; la famiglia viene dimenticata da parametri socio-economici individualisti; la casa è un bene per molti inaccessibile", specie per i giovani, e il calo dei residenti "rende di fatto impossibile dare forma a un tessuto sociale davvero umano; il lavoro è segnato da incertezza" e pure "non garantito nella salvaguardia della vita; la situazione nelle carceri continua a non stare a cuore a chi avrebbe il dovere di farne luoghi non di pena ma di redenzione; il pur doveroso confronto sociale fatica a trovare i necessari punti di incontro e di condivisione, succube delle logiche del consenso e del potere, a scapito della ricerca del bene comune, come anche dei ricatti di una cosiddetta controcultura che cancella la storia, pone veti a chi pensa in modo diverso, nega di fatto la libertà; e, infine riemerge con forza una cultura che vuole illudere di porsi dalla parte della vita procurandone la morte e non facendosi carico della cura. Su questo mondo e le sue contraddizioni la luce di Cristo si manifesta come un principio in grado di offrire un orientamento per indicare strade di bene alla nostra città e al mondo. Quella luce non può esaurirsi in uno scoppio, tanto meno di un carro , ma necessita di continuità operosa, esige di risplendere in ogni nostro agire quotidiano".
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