Il 22 gennaio alle 18 al conservatorio Luigi Cherubini, ad ingresso libero

Concerto di solidarietà con il popolo iraniano il 22 gennaio alle 18 al conservatorio Luigi Cherubini di Firenze (ingresso libero). E' 'Canti per l'Iran', promosso da Filharmonie - Orchestra filarmonica in collaborazione con l'associazione Donna vita libertà e il conservatorio.
    
A introdurre l'evento testimonianze dirette e interventi da parte di Claudia Sereni, consigliera della Metrocittà delegata alla cultura e sindaca di Scandicci, Benedetta Albanese, assessora alle pari opportunità di Firenze, Rosa Maria Di Giorgi, presidente del Cherubini e Nima Keshavarzi, presidente e direttore musicale de La Filharmonie.

Cuore dell'evento una performance musicale affidata a Sahba Khalili Amiri (voce) e Marlene Fuochi (pianoforte), che interpreteranno musiche di Franz Schubert e Reza Vali, compositore iraniano che ha dedicato gran parte della sua vita alla raccolta e all'elaborazione dei canti popolari provenienti dalle diverse regioni, etnie e tradizioni dell'Iran.

    
"Firenze, città che affonda la propria identità nei valori dei diritti, della pace e della giustizia - spiega Albanese - continua a esprimere la propria vicinanza e solidarietà al popolo iraniano, alle donne e agli uomini che ogni giorno si oppongono al regime teocratico e rivendicano libertà e dignità. La lotta per i diritti non è mai individuale, ma collettiva e Firenze si fa ancora una volta portavoce consapevole di un grido di libertà e di pace che non può e non deve essere messo a tacere".

"Quello che accade in Iran - dichiara Sereni - ha un'eco profonda nelle nostre città. Nel territorio fiorentino vivono oltre seicento iraniani, ma c'è una storia lunga di tanti che hanno vissuto qui, sognando di cambiare il proprio paese, e che erano stati incoraggiati a studiare a Firenze soprattutto nell'architettura e nelle arti, con la speranza di radicarvi democrazia e diritti umani".

"Siamo al fianco del popolo iraniano. Al fianco delle donne e degli uomini che, a mani nude, continuano ad alzare la voce per reclamare libertà, dignità e diritti. La loro non è una protesta improvvisa né effimera: è una lotta che affonda le sue radici lontano nel tempo, una resistenza che dura da 47 anni", afferma Nima Keshavarzi.
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