Il 2024 è stato un anno molto complicato per i negozi toscani e fiorentini.
Secondo il rapporto pubblicato da Confcommercio, citato da Repubblica Firenze, nel periodo tra gennaio e settembre del 2024 solo in Toscana hanno chiuso quasi settecento negozi e attività di quartiere, un centinaio in più rispetto a quelle che hanno chiuso i battenti nel 2023: decine di queste si trovavano a Firenze.
Un dato piuttosto allarmante che fotografa una situazione di profonda difficoltà per i piccoli esercizi, costretti a fare i conti con un mercato sempre più digitale, e che quindi valorizza sempre meno l’importanza del contatto diretto tra commerciante e clientela, e, almeno per quel che riguarda Firenze, lo spopolamento di intere zone della città, ormai preda di affitti brevi e turismo di massa, fenomeni che se da una parte portano ricchezza, dall’altra impoveriscono il tessuto sociale ed economico più tradizionale.
Proprio per provare a reagire alle difficoltà che il settore sta riscontrando, il Comune ha messo in campo diversi strumenti: non solo la lotta senza quartiere alle degenerazione del turismo, ma anche strumenti più concreti come lo stop al cosiddetto “mangificio”, cioè la proliferazione di attività legate al consumo di cibo e bevande, contro il quale è stato disposto il divieto di aperture di nuove attività di questo tipo in decine di strade del centro e della periferia di Firenze.
Oppure, racconta il quotidiano, nuove regole sulla riapertura delle attività nel centro storico, una misura, al momento in fase di studio, che prevederebbe che nei fondi lasciati vuoti dalla chiusura di botteghe e negozi possano riaprire solo determinate attività, come ad esempio quelle artigianali.
Secondo il rapporto pubblicato da Confcommercio, citato da Repubblica Firenze, nel periodo tra gennaio e settembre del 2024 solo in Toscana hanno chiuso quasi settecento negozi e attività di quartiere, un centinaio in più rispetto a quelle che hanno chiuso i battenti nel 2023: decine di queste si trovavano a Firenze.
Un dato piuttosto allarmante che fotografa una situazione di profonda difficoltà per i piccoli esercizi, costretti a fare i conti con un mercato sempre più digitale, e che quindi valorizza sempre meno l’importanza del contatto diretto tra commerciante e clientela, e, almeno per quel che riguarda Firenze, lo spopolamento di intere zone della città, ormai preda di affitti brevi e turismo di massa, fenomeni che se da una parte portano ricchezza, dall’altra impoveriscono il tessuto sociale ed economico più tradizionale.
Proprio per provare a reagire alle difficoltà che il settore sta riscontrando, il Comune ha messo in campo diversi strumenti: non solo la lotta senza quartiere alle degenerazione del turismo, ma anche strumenti più concreti come lo stop al cosiddetto “mangificio”, cioè la proliferazione di attività legate al consumo di cibo e bevande, contro il quale è stato disposto il divieto di aperture di nuove attività di questo tipo in decine di strade del centro e della periferia di Firenze.
Oppure, racconta il quotidiano, nuove regole sulla riapertura delle attività nel centro storico, una misura, al momento in fase di studio, che prevederebbe che nei fondi lasciati vuoti dalla chiusura di botteghe e negozi possano riaprire solo determinate attività, come ad esempio quelle artigianali.
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