Era stato trovato in un cantiere, privo delle mani e delle gambe, spezzate e perse. Con pazienza e dedizione, Francesco Capecchi ha raccontato di aver rimesso insieme l'oggetto, utilizzando come collante il Nodo Capecchi, già in passato utilizzato per rimettere a nuovo opere d'arte danneggiate o in pezzi.
Il restuaro dell'oggetto si intreccia con la storia della famiglia Capecchi, dato che il crocifisso è stato installato e fissato un pezzo di radici che la famiglia Capecchi trovò incastrato alla ringhiera della propria abitazione di via Uguccione della Faggiola dopo la piena dell'Arno del 1966.
Il restuaro dell'oggetto si intreccia con la storia della famiglia Capecchi, dato che il crocifisso è stato installato e fissato un pezzo di radici che la famiglia Capecchi trovò incastrato alla ringhiera della propria abitazione di via Uguccione della Faggiola dopo la piena dell'Arno del 1966.
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