Dopo le sanzioni e l'apertura di un fascicolo in procura, per la direttrice di Sollicciano, Antonella Tuoni, arriva anche un procedimento disciplinare. Nel documento firmato dal direttore generale del personale e delle risorse del Dap, Massimo Parisi, viene contestato a Tuoni la "grave negligenza in servizio" e il "contegno scorretto verso i superiori, i colleghi, i dipendenti e il pubblico". A riportare la notizia il quotidiano La Nazione.
Tuoni rischia la decurtazione dello stipendio per una durata non superiore a sei mesi. Il terzo atto della partita tra ministero della Giustizia e la numero uno di Sollicciano segue il leitmotiv dei capitoli precedenti: la responsabilità per il degrado della struttura che le ispezioni dei mesi precedenti hanno evidenziato, ricadrebbe su Tuoni. Che per di più, sempre secondo il dipartimento, dovrebbe attivarsi per gli interventi necessari per la manutenzione della struttura.
Nelle contestazioni, riporta ancora La Nazione, viene preso in esame il report delle ispezioni del personale del Visag (il servizio di Vigilanza sull'igiene e sicurezza dell'amministrazione della giustizia), mandato direttamente da Roma, che dopo i sopralluoghi ha concesso 90 giorni di tempo per sistemare tutte le storture del carcere.
Sia il Visag, sia la Commissione ispettiva, hanno definito "l'istituto molto fatiscente", ma anche in uno stato "di incuria e abbandono", con le oramai note infiltrazioni e cadute di intonaco. Tradotto: serve un intervento straordinario per ristrutturare il penitenziario, per il quale, per normativa, devono essere erogati finanziamenti e bandite delle gare per appaltare i lavori ad opera del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Il provvedimento del Dap verte poi sull'area contabile e sul "comportamento inadeguato" di Tuoni durante le ispezioni, riporta ancora su La Nazione. Sul primo punto, viene contestata un'irrisoria differenza negativa della situazione di diritto e quella di fatto della cassa, con un ammanco di 108 euro, le modalità di maneggio di denaro e l'irregolarità della concessione degli alloggi demaniali. Per il secondo punto, invece, a Tuoni viene rinfacciato l'atteggiamento di indifferenza e irritazione durante le ispezioni e il non aver salutato i membri della commissione prima di lasciare il carcere.
Tuoni rischia la decurtazione dello stipendio per una durata non superiore a sei mesi. Il terzo atto della partita tra ministero della Giustizia e la numero uno di Sollicciano segue il leitmotiv dei capitoli precedenti: la responsabilità per il degrado della struttura che le ispezioni dei mesi precedenti hanno evidenziato, ricadrebbe su Tuoni. Che per di più, sempre secondo il dipartimento, dovrebbe attivarsi per gli interventi necessari per la manutenzione della struttura.
Nelle contestazioni, riporta ancora La Nazione, viene preso in esame il report delle ispezioni del personale del Visag (il servizio di Vigilanza sull'igiene e sicurezza dell'amministrazione della giustizia), mandato direttamente da Roma, che dopo i sopralluoghi ha concesso 90 giorni di tempo per sistemare tutte le storture del carcere.
Sia il Visag, sia la Commissione ispettiva, hanno definito "l'istituto molto fatiscente", ma anche in uno stato "di incuria e abbandono", con le oramai note infiltrazioni e cadute di intonaco. Tradotto: serve un intervento straordinario per ristrutturare il penitenziario, per il quale, per normativa, devono essere erogati finanziamenti e bandite delle gare per appaltare i lavori ad opera del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Il provvedimento del Dap verte poi sull'area contabile e sul "comportamento inadeguato" di Tuoni durante le ispezioni, riporta ancora su La Nazione. Sul primo punto, viene contestata un'irrisoria differenza negativa della situazione di diritto e quella di fatto della cassa, con un ammanco di 108 euro, le modalità di maneggio di denaro e l'irregolarità della concessione degli alloggi demaniali. Per il secondo punto, invece, a Tuoni viene rinfacciato l'atteggiamento di indifferenza e irritazione durante le ispezioni e il non aver salutato i membri della commissione prima di lasciare il carcere.
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