Senza voler fare (troppo) i ‘commercialisti’, ribadendo che in campo non ci vanno i soldi o gli ingaggi e che non è sempre automatica l’equazione ‘chi spende di più vince’, il biglietto da visita con cui la Fiorentina si presenta ai nastri di partenza della stagione 2025-2026 è di tutto rispetto. Alla voce stipendi, infatti, lo sforzo per ricercare il salto di qualità è già stato decisamente importante.
Già a partire dall’allenatore, ad esempio, la società viola passa dall’avere un tecnico come Palladino che guadagnava 1,6 milioni di euro di ingaggio ad uno come Stefano Pioli che guadagnerà praticamente il doppio, coi suoi circa 3 milioni di euro di stipendio. Cifra che mai la società di Commisso (ma anche le precedenti) ha elargito ad un allenatore, in linea con lo status con cui Pioli torna a guidare la Fiorentina.
I pali saranno difesi da David De Gea, che col rinnovo firmato nei giorni immediatamente successivi all’addio di Palladino passerà da un ingaggio da 1,2 milioni di euro che percepiva l’anno scorso ai 3 milioni attuali (e per i prossimi tre anni). Poi c’è Pietro Comuzzo, anche lui fresco di rinnovo, che andrà a guadagnare il doppio di quello che prendeva l’anno scorso, passando da 500mila euro a 1 milione (più vari bonus).
Quindi i capitoli ancora aperti legati a Moise Kean e Dodo. L’attaccante, se non dovesse partire nelle ultime ore della validità della clausola, avrà sul piatto un’offerta di rinnovo con aumento dello stipendio dagli attuali 2,2 milioni di euro a poco più di 4 milioni. Il brasiliano, invece, non ha ancora dato risposte all’offerta di rinnovo che la Fiorentina gli ha proposto ormai varie settimane fa. Non è detto che lo faccia, né che resti, per quanto ad oggi sembrino esserci molte più possibilità, con o senza nuovo contratto, con ingaggio ad oggi di 1,6 milioni che potrebbe aumentare in caso di rinnovo. Verso l’aumento anche l’ingaggio di Rolando Mandragora. Il tutto senza dimenticare gli 1,8 milioni di euro che saranno corrisposti a Edin Dzeko.
Inutile stare a fare i conti esatti, visti bonus e decreti crescita vari. Superfluo ricordare ancora una volta quanto pesino gli ingaggi di tutti coloro che tornano dai vari prestiti, per un totale di circa 11 milioni. Ciò che appare evidente, al netto di scossoni, è la concreta volontà di provare a fare un ulteriore salto in avanti. Traduzione? Provare ad abbandonare la dimensione di ‘squadra da Conference’, via Serie A e nelle coppe. Equazione non automatica, come detto, ma aumentare gli investimenti potrebbe aiutare.
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