Difficile azzeccare anche solo un evento di ciò che è accaduto nel giovedì di Conference League. Dalla super favorita Aston Villa che perde 2-4 in casa con l’Olympiakos a M’Bala Nzola che entra allo scadere e fa il gol decisivo per la vittoria della Fiorentina. Proprio lui, reduce da quattro non convocazioni per ‘motivi personali’ che torna, gioca una manciata di minuti e stavolta non fa danni, anzi, centra il palo, non si abbatte, ci crede, butta dentro il 3-2 e fa esplodere il Franchi. Una roba da film.
Altra storia da film è quella di Sottil, uno che da anni è atteso al varco: esplode o no? Fa il salto di qualità oppure no? E dopo che anche quest’anno pareva indirizzato al ‘no, non esplode; no non fa il salto di qualità’, dopo una serie di gare insufficienti (l’ultima a Salerno), ecco la resurrezione. Buon ingresso col Plzen, gol e due assist col Sassuolo, maglia da titolare presa di diritto e di forza in una semifinale europea, rete che sblocca la gara dopo pochi minuti, tra l’altro bellissima, gran partita, poi altro infortunio e nuovo stop che sa di stagione finita.
Non molto scenografica la serata di Biraghi, altro giocatore che era atteso al varco come ormai da tempo è sostanzialmente sempre. A maggior ragione dopo la buona prova di Parisi col Sassuolo e la serataccia di Biraghi a Bergamo. Fiorentina avanti dopo pochi minuti, tranquilla, consapevole di aver iniziato nel modo migliore una semifinale europea, rimpallo in area, mani di Biraghi, rigore: gol. Se la fortuna è cieca, la sfiga nel suo caso sembra vederci benissimo. Si potrà avere a che ridire sul fatto che sia arrivato lì col braccio largo, così come che col West Ham era messo male a livello posturale quando il pallone gli sbatté sul braccio, però non si potrà certo dire che sia stato fortunato.
Poi ecco l’altra storia da film, quella del Gallo Belotti che torna a cantare, dopo 1000 e più minuti di astinenza, nel momento più importante: palla vagante in area, controllo, girata immediata e gol. Proprio ora, quando per molti la speranza iniziava ad essere vicina allo zero.
Una delle poche cose che era abbastanza pronosticabile, invece, era che la Fiorentina prendesse un gol a ‘bischero’, uno di quelli che solo questa squadra riesce a regalare, sempre uguali: rinvio lungo da dietro, un solo attaccante avversario che parte e fa gol. Così era stato col West Ham, con l’Atalanta e altre mille volte, perfino con avversari come il Maccabi Haifa, e così è stato sul gol del 2-2 del Club Brugge. Difficile, tuttavia, immaginarsi che ciò sarebbe accaduto nel momento in cui i viola avevano appena visto un belga finire sotto la doccia espulso. Impensabile, ma non troppo, perché non è la prima volta che questa Fiorentina si suicida in quel modo. Molto difficile pensare che a perdersi l’attaccante del Bruges fosseRanieri, uno dei migliori in questa stagione ma uno dei peggiori col Club Brugge.
Altra cosa che ha il sapore del ‘classico’ è che la Fiorentina esce dalla gara d’andata col Bruges con un risultato positivo, com’era accaduto con l’Atalanta in Coppa Italia, ma sfruttando solamente in parte il ‘fattore Franchi’. Coi belgi così come coi bergamaschi, infatti, la Fiorentina ha segnato poco in confronto a quanto ha creato, col solo Gonzalez che nel primo tempo poteva farne due. Al contrario ha subito di più di quanto ha concesso, altra cosa dal sapore del ‘classico’, un vero e proprio revival.
Peccato, forse, cioè…In fondo la Fiorentina andrà in Belgio partendo dal vantaggio, che però poteva essere molto più ampio, come accadde con l’Atalanta. Ma il Bruges non è l’Atalanta, forse, cioè…Questione di bicchieri, mezzi pieni o mezzi vuoti, del tutto pieni e o del tutto vuoti a seconda di come la si voglia vedere. Atene è più vicina, o meglio meno lontana. Se poi l’Olympiakos facesse fuori l’Aston Villa…Ma meglio pensare prima alla battaglia di Bruges, perché tale sarà. Sperando che l’epilogo sia differente.
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