Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone

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Tutti, ma proprio tutti, ci auguriamo che la finale di Atene vada nel migliore dei modi e che quindi, il prossimo anno, la Fiorentina possa finalmente salire un gradino e partecipare all'Europa League. Sarebbe un risultato importante e porterebbe con sè valanghe di vantaggi: economici, prima di tutto, di prestigio, considerazione e capacità di attrarre giocatori importanti. Fatta questa premessa, fa sinceramente sorridere ascoltare la teoria di quelli che "piuttosto che giocare ancora la Conference meglio restar fuori dall'Europa".

Prima di tutto perché questa società ha quasi l'obbligo, per la sua storia, di essere protagonista nelle coppe. E poi perché difficilmente si cresce tornando indietro e quindi, se non sarà possibile salire di livello, meglio comunque ripresentarsi ai nastri della Conference, e provare ad essere ancora una volta protagonisti. Per questo, quella di domani col Napoli, è una partita che la Fiorentina deve vincere.

Una specie di "finale anticipata" per poi si, davvero, concentrare tutte le attenzioni sull'Olympiakos. Battere Kvara e compagni infatti vuol dire garantirsi un altro pass per l'Europa e, come detto, la Fiorentina (come mminimo) è lì che deve stare. Lo sa bene anche Vincenzo Italiano che, arrivato all'ultima al Franchi da allenatore viola, venerdì sera manderà in campo la miglior formazione possibile. Sarà insomma, una prova generale. Buona per testare la condizione dei giocatori più importanti (Bonaventura su tutti), per capire se Ikonè e Belotti hanno recuperato e per fare il pieno di entusiasmo in vista del 29 maggio. Non sarù, tanto per esser chiari, una gara come tutte le altre. Sarà una di quelle serate nelle quali lo stadio sa e può far la differenza. Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone.
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