Meno di un mese al via...Palladino aspetta e spera...

Una squadra ancora (quasi) totalmente da fare

Ventisei. Non è un numero caso ma. Anzi. Molto più semplicemente, sono i giorni che separano la Fiorentina dall’esordio in campionato. Da oggi, al 17 agosto. Meno di un mese tra una squadra ancora (quasi) totalmente da fare ed una gara, col Parma, nella quale sarà determinante partire col piede giusto. Sia chiaro. Nessuno qua vuole alimentare ansie, preoccupazioni o catastrofismi. Il mercato è così, e certo i viola non sono gli unici a ritrovarsi in questa situazione. Anzi. Succede sempre così. Giusto quindi restare in paziente attesa e aver fiducia in chi deve costruire la rosa però, e sarebbe sbagliato far finta di nulla, di sicuro questa situazione non aiuta Raffaele Palladino. E’ questo, il punto. Quando si cambia allenatore ci sono sempre delle incognite e a maggior ragione se, oltre alla guida tecnica, si rivoluzionano pure stile di gioco e, come direbbero gli americani, “roster”. Per la Fiorentina questa è un’estate di cambiamenti profondi e basta pensare al centrocampo per capire di cosa stiamo parlando. Un reparto che ha perso Bonaventura, Arthur, Duncan, Maxime Lopez e Castrovilli e che, per il momento, non ha visto arrivare nessuno. Palladino insomma ha svolto tutta la prima parte di ritiro con i soli Mandragora e Bianco ed è partito per l’Inghilterra nella stessa identica condizione. Un bel problema, inutile girarci tanto attorno. Significa (appunto) che nella migliore delle ipotesi avrà una ventina di giorni per inserire gli inevitabili nuovi arrivi.I nomi, per il momento, son sempre quelli. Lovric, Tessmann, Torstvedt, Vranckx. Giocatori diversi, ma con un minimo comune denominatore: ora come ora, costano troppo. Per questo Pradè non ha ancora affondato il colpo. Stesso discorso (anche se in questo caso la sensazione è che l’affare sia molto vicino alla definizione positiva) per Colpani. Un calciatore che il mister conosce benissimo e che sarebbe felicissimo di ritrovare. Prima però, avrebbe bisogno di centrocampisti. Ed è vero che il mercato ha i suoi tempi e che è sempre agosto il mese più caldo ma la Fiorentina sapeva dalla primavera scorsa che si sarebbe ritrovata in questa situazione. Si poteva programmare un po’ meglio? La domanda è lecita. Per le risposte, ognuno può organizzarsi da solo…

Tensioni, scherzi e duelli: il dibattito dei candidati a La Nazione

Dalla sicurezza alla tramvia: il confronto elettorale organizzato dal nostro giornale con Firenze Fiera. Dieci in lizza per la poltrona di primo cittadino a Palazzo Vecchio

Fischi, applausi, proteste, risate. Quella del Palazzo dei Congressi, in occasione del dibattito organizzato da La Nazione e da Firenze Fiera sulle elezioni comunali di Firenze, è stata una platea piena e accesissima. Milleduecento persone che hanno seguito il confronto dei dieci candidati sindaco con attenzione, carisma, voglia di intervenire. Un successo. Circa due ore di confronto in cui i dieci a correre per la poltrona di primo cittadino a Palazzo Vecchio hanno avuto il tempo per presentare le proprie idee e i loro programmi sui temi più caldi e importanti di questa campagna elettorale. Tra i momenti più divertenti della serata, l’ultima domanda del giornalista de La Nazione Emanuele Baldi: “Con chi andreste in vacanza?”. Momenti di ilarità che tutti i candidati hanno condiviso con un sorriso dopo le comprensibili frizioni del dibattito. Alcuni hanno proposto di andare a fare un viaggio con Eike Schmidt “almeno porta la birra buona”. Ficcante la risposta di Sara Funaro: “Anche io andrei in vacanza con Eike Schmidt perché quando sarò sindaca mi potrà portare a Capodimonte a visitarla...”. È stato anche il palco delle proteste. In più occasioni tra la platea si sono alzati cori per la fine della guerra e delle ostilità in Terra Santa. “Palestina libera! Palestina libera!”, è stato intonato da parte del pubblico. E spazio al dibattito è stato lasciato anche ad alcuni manifestanti per il “No al comando Nato” contro l'istituzione di un comando Nato alla caserma Predieri a Rovezzano.  Ad accendere il dibattito, oltre ai candidati, anche i tantissimi sostenitori dell’uno o dell’altro candidato. A più riprese il confronto è stato interrotto a causa delle proteste, dei fischi, delle grida che arrivavano dal pubblico. Ma questo, in occasione di un dibattito elettorale tra dieci candidati a pochi giorni dalle elezioni, era quasi scontato. Purtroppo però a volte, i toni si sono accesi più del dovuto. Tra i momenti che hanno scaldato particolarmente il pubblico, se ne ricordano alcuni: quando il candidato di Firenze Vera, Andrea Asciuti, ha ipotizzato la reintroduzione del fiorino come moneta supplementare all’Euro. Ma anche quando il candidato Alessandro De Giuli, di Firenze Rinasce, ha ricordato la morte del politico Massimiliano Pescini sottolineando che “aveva un tumore” ed “era vaccinato”. Tante le proteste e i fischi dal pubblico. Comunque i cittadini hanno avuto modo di ascoltare le idee e le proposte dei candidati. Un’occasione per fare chiarezza sulle loro posizioni in merito ai temi più importanti di questa campagna elettorale. Primo tra tutti il tema della sicurezza, sul quale tutti i dieci hanno sottolineato che si può e si deve fare di più, per Firenze, ma soprattutto per i cittadini. Sull’altro tema più scottante, la tramvia, ci sono stati invece pareri discordanti, tra coloro che difendono il progetto a spada tratta, tra coloro invece che pensano che si possa fare meglio, e coloro invece che pensano che sia un totale fallimento.

Atene, tanto fascino ma per ospitare una finale europea serve altro

La scelta della UEFA per quanto visto sul posto è parsa quantomeno discutibile

L'ultimo “taccuino” di viaggio di questa triste e sfortunata trasferta ateniese è dedicata alla Uefa e, ovviamente, si lega proprio alla città di Atene. Una città come abbiamo provato a raccontare in questi giorni strana ma bella, contraddittoria ma affascinante. Colori, odori, persone, sensazioni. Un mix di realtà che convivono e che (appunto) fanno si che questo luogo gonfio di storia rappresenti una di quelle tappe che, almeno una volta nella vita, vanno affrontate. Il problema, e così veniamo al tema che vogliamo affrontare, è che probabilmente non è pronto per ospitare un evento come la finale di una competizione europea. Un traffico ingestibile nella quotidianità che è diventato semplicemente folle nella giornata di ieri, una metro totalmente non all'altezza (i treni anche in una giornata del genere passavano ogni 8-10'), i pochissimi luoghi adatti ad accogliere (per ore) una tifoseria in trasferta. Basta pensare al meeting point o alla fan zone. Ci siamo stati, e possiamo dire che le proteste dei tifosi viola arrivati da Firenze sono assolutamente giustificabili. Piazze piccole, senza un centimetro d'ombra e con pochissimi posti per sedersi. Per questo non possiamo che indicare nella Uefa la responsabile di quanto successo per aver scelto questa città come sede ospitante. E per fortuna che almeno lo stadio, quest'anno, era all'altezza. Non come un anno fa, quando quello di Praga si rivelò troppo piccolo per accogliere due tifoserie come quelle di West Ham e Fiorentina. Possiamo “prendercela” con Atene per l'organizzazione insomma (ma la gestione dell'ordine pubblico invece è stata quasi perfetta) ma anche in situazioni come queste, come in tutte quelle della vita, “puzza dalla testa”.

Firenze e fiorentini in trasferta, una macchia viola tutta da ridere

Ad Atene la stragrande maggioranza dei tifosi in mattinata ha invaso la città tra battute, scherzi e nessun comportamento negativo

Poche ore al fischio d'inizio della finale di Conference tra Olympiacos e Fiorentina e dei tifosi greci, ovviamente, nemmeno l'ombra. Del resto giocano in casa, e non hanno bisogno nè di muoversi in anticipo nè di visitare la città. E' stato particolarmente strano quindi, e allo stesso tempo bellissimo, girare per le vie di Atene e vedere (quasi) esclusivamente magliette viola. Una macchia uniforme in movimento, dal viale del Parlamento all'Acropoli, nei vicoli del centro fino alla Fanzone. Tanta gente e tutta, ed è su questo che mi piace soffermarsi, assolutamente ineccepibile sul piano dei comportamenti. Ed è vero, la parte di tifoseria che in qualche occasione in passato si è resa protagonista di fatti negativi è una ristrettissima minoranza che non si muove insieme alla massa, ma vi assicuro che non tutte le tifoserie in trasferta si comportano così. Basta pensare ai tifosi inglesi, o agli olandesi che anche negli ultimi anni hanno per esempio devastato il centro storico di Roma. I fiorentini no. I fiorentini girano scherzando, magari facendo un po' di rumore, ma è un sottofondo che non disturba mai e che anzi, spesso fa sorridere i padroni di casa. Battuta pronta e ironia, allegria e voglia di scherzare. Questa è Firenze, e vederla in versione "da esportazione" è ancora più bello.  

[FeD ATENE] Da Firenze ad Atene, una parola comune: ORGOGLIO

I cittadini della capitale greca, come i fiorentini, hanno un senso di appartenenza fortissimo

“Orgoglio”. Se devo pensare ad una parola o ad un concetto che accomuna i fiorentini con gli ateniesi (ma credo che il discorso si possa estendere a tutta la Grecia) è esattamente questo: orgoglio. Per quanto ci riguarda, credo non ci sia bisogno di aggiungere niente di particolare. Chi nasce e vive a Firenze ha dentro di sé un senso di appartenenza quasi unico. Questione di storia, di identità. È quel tipico modo di essere per il quale noi possiamo parlar male di noi stessi e della nostra città, discutendo e dividendoci su tutto, ma guai se a parlar male di Firenze e dei fiorentini è qualcuno che viene da fuori. Ecco. Girando per Atene in questi giorni, e parlando con tassisti, ristoratori e cittadini del posto infatti, si percepisce nitido lo stesso “orgoglio”. Figlio di motivazioni e soprattutto di storie diverse, ma molto simile al nostro. Si lamentano per la situazione economica e per le difficoltà (oggettive) che da anni ormai “picchiano” sulla città e sull'intera popolazione, ma sono pronti ad accendersi quando parlano della loro storia, di cosa significhi essere greci, di tutto quello che hanno passato per arrivare fin qua. In fondo, parliamo di una cosa “semplice”. La forza di un popolo, che quando c'è da soffrire o da combattere per qualcosa sa unirsi e compattarsi. Pronto a tutto, pur di difendersi. A Firenze, come ad Atene.  

[FeD ATENE] Tutto il mondo è paese

Anche ad Atene, così come a Firenze, il centro storico è ad uso e consumo dei turisti

Firenze, Atene. Mondi lontanissimi, per tantissimi versi opposti eppure, ad un primo sguardo, per certi versi anche simili. Sia chiaro. Qua non stiamo parlando di una città presa d'assalto dai turisti per la sua bellezza e con la residenza allontanata a forza dal centro storico. Anche qua però, all'ombra del Partenone, il centro storico è pieno di stranieri e soprattutto, ampie zone, sono a loro esclusivamente dedicate. Ristoranti, bar e locali con i menù scritti in inglese, i gestori fuori ad “auto promuoversi”, e la difficoltà (quasi l'impossibilità in alcuni rioni) nel trovare persone del posto. Impossibile sentir parlare greco. Inglesi, spagnoli, italiani (i primi fiorentini inizieranno ad arrivare oggi), tedeschi, americani. Sono loro, i padroni del quartiere “acropoli”. E tutto è tarato a loro misura. Immagino che sia un fenomeno non paragonabile a quello che si vede a Firenze (anche solo per numero di turisti presenti) ma è comunque tangibile. Quando si dice che questo tipo deriva (soprattutto se si parla di affitti brevi, per esempio) va affrontato e risolto prima di tutto a livello europeo insomma, parliamo di questo. Il rischio altrimenti, è che ognuna delle città più belle dell'Occidente (ma non solo) diventi una piccola, grande Disneyland e che, più che altro, unicità e tipicità diventino concetti sconosciuti. Sarebbe (per non dire che già è) un peccato imperdonabile considerando la straordinaria varietà che questo mondo ci offro.  

Stanchi delle polemiche: cittadini alluvionati pronti al corteo

“Ci era stato detto che sarebbe stato risolto tutto entro marzo, ma c’è ancora chi non ha ricevuto nulla. É ora che questi rimbalzi di responsabilità finiscano”

Comitati degli alluvionati di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, compatti per evitare che sulla questione dei rimborsi la colpa possa morire fanciulla. Per i cittadini rimasti sott’acqua è "stucchevole" la polemica degli ultimi giorni con il rimbalzo di responsabilità fra Governo e Regione. Mentre fervono i preparativi per la manifestazione di sabato 25 maggio – previsto un migliaio di partecipanti – che dall’hinterland raggiungerà il palazzo della Regione, a Firenze, nata proprio con l’intento di far sentire la loro voce. Una manifestazione pacifica, hanno tenuto a ribadire, ma al tempo stesso decisa nella rivendicazione dei propri diritti. Partendo invece dalla questione dei rimborsi, prima è stato il governatore Eugenio Giani, che martedì ha fatto il punto della situazione, a dire che finora "sono state liquidate 6.437 domande per un importo di 16,972,724 euro, pari al 67 per cento del totale, e che entro la fine di maggio si dovrebbe arrivare all’85 per cento delle richieste valide", Comunque ancora lontani dal 100% ipotizzato inizialmente per la fine di marzo. Giani, però, ha attaccato anche il Governo nazionale, affermando che "per quanto riguarda i 66 milioni per l’immediato sostegno, sono stati previsti in un decreto legge, ma coloro che poi hanno detto di averlo fatto, non hanno indicato le procedure affinché questi soldi si materializzassero nella disponibilità del commissario per passarli alle famiglie". Non solo, perché "sulle somme urgenze il Governo ha riconosciuto 122 milioni a fronte di una richiesta di 162 milioni, con un’inevitabile ricaduta sui Comuni già duramente colpiti". Tutto questo a fronte di "un piano da oltre un miliardo di euro di interventi dei quali a oggi non c’è stato alcun riscontro". In precedenza era intervenuta l’onorevole Chiara La Porta (Fratelli d’Italia), che, intervistata da La Nazione, aveva detto: "L’iter burocratico per l’erogazione dei soldi è in via di completamento. E’ una falsità dire che i 66 milioni in questione sarebbero stati soltanto promessi dalla presidente Meloni durante la firma, con il presidente Giani, del Fondo di sviluppo e coesione nel marzo scorso". Da qui il malessere diffuso dei comitati. Il coordinamento che racchiude Comitato Alluvionati Campigiani 2023, Comitato via Cetino e via Campanella e Comitato Arca di Noè (e ai quali si è unito il Comitato Bagnolo per l’alluvione, nel Comune di Prato) è concentrato sulla manifestazione di sabato, ma ci tiene a ribadire alcuni concetti fondamentali: "Di fronte al battibecco fra Regione e Governo - afferma Luca Ballerini – ci viene solo da sorridere. Che si trovi una soluzione perché i cittadini, già duramente provati dagli ultimi mesi, non possono e non devono trovarsi nel mezzo a una querelle politica". Sulla stessa lunghezza d’onda il Comitato alluvione Campi 2023, presieduto da Marco Celli: "E’ arrivato il momento che questi rimbalzi di responsabilità finiscano – queste le sue parole - e che i soldi stanziati arrivino ai cittadini. Ci era stato detto che sarebbe stato risolto tutto entro marzo, siamo a giugno e c’è ancora chi non ha ricevuto i primi 3.000 euro. La gente è stanca e chiede solo che chi ne ha le competenze, metta davvero le mani alla questione dei rimborsi, anche dal punto di vista burocratico, se di questo effettivamente si tratta, e che la situazione si sblocchi una volta per tutte".

Franchi, dati e numeri in attesa del restyling

Quasi 16 milioni al botteghino, record nell’era Commisso. Dall’anno prossimo capienza a 22 mila tifosi

Quindici milioni e 909.745 euro. È la somma dei ricavi complessivi della Fiorentina, tra biglietti e abbonamenti, nella stagione 2023-24. Per le 19 gare di serie A (con 17.252 abbonati) giocate allo stadio Franchi, gli introiti sono stati pari a 12 milioni e 392.353 euro; 2 milioni e 415.324 euro invece sono arrivati dalle sette partite di Conference League e 1 milione e 102.068 euro dalle tre sfide al Franchi di Coppa Italia (Parma, Bologna ed Atalanta). Rispetto alla stagione 2022-23 (dove i viola hanno fatto un cammino analogo, ovvero 19 gare di campionato e raggiungimento delle semifinali di Conference e Coppa Italia) si registra un incremento di oltre due milioni. Salgono i ricavi ma scendono gli spettatori. Nella stagione 2022-23 la media per gli incontri dei serie A fu di 32.200, mentre nella stagione odierna si è scesi a 28.807. La differenza di 3.393 spettatori è in parte dovuta alla differenza di abbonati che nel 23-24 è diminuita di 4.675 tifosi. L’aumento del costo dei biglietti per le singole partite e per le tessere stagionali, annunciato da Barone nel giugno del 2023 («per la prossima stagione — disse il direttore generale viola in conferenza stampa — mi dispiace annunciare che ci sarà un ritocco sull’abbonamento e sui prezzi dei singoli biglietti»), ha consentito al club di stabilire il record di ricavi da biglietteria. Inoltre bisogna considerare che per le sfide casalinghe con Lazio, Roma, Milan, Genoa, Sassuolo, Monza e Napoli la curva Ferrovia è rimasta chiusa al pubblico a causa dell’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’impianto a cura del Comune di Firenze. La media spettatori per le 12 partite con la Ferrovia disponibile è stata pari a 29.757 e con il settore chiuso è scesa a 27.177 (meno 2.580 per incontro). Ma vediamo un po’ di dettagli: Fiorentina-Juventus con 38.225 spettatori ha stabilito il record stagionale di pubblico e di incasso con 1 milione e 254.077 euro; segue la sfida con l’inter (35.084 tifosi e incasso di 1 milione e 188.118 €). Sul podio il match contro Milan che, malgrado la curva Ferrovia chiusa, ha fatto registrare 34.273 paganti che hanno fruttato 1 milione e 212.150 euro. La partita di campionato con minor pubblico e incasso più basso è stata quella contro il Sassuolo: 22.575 paganti per 425.880 euro. Nelle sfide internazionali di Conference League il record di incassi e pubblico è stato stabilito nella semifinale col Bruges (730 mila euro con 27.516 paganti); solo 107 mila euro dai 6.738 presenti col Maccabi Haifa (sul match gravarono molte limitazioni per questioni di sicurezza). In Coppa Italia il record di incassi spetta alla semifinale contro l’Atalanta (497 mila euro arrivati dai 21.560 spettatori), ma nei quarti contro il Bologna è stato stabilito quello di presenze sugli spalti (25.079). Per tutta la prossima stagione, a causa dei lavori di ristrutturazione dello stadio, sarà chiusa al pubblico la curva Fiesole (con parte di Maratona e Tribuna). La capienza massima garantita (stando a quanto emerge dalla convenzione sottoscritta a fine aprile tra Fiorentina e Comune) sarà di circa 22 mila spettatori. Una capacità inferiore rispetto alla media di quasi 29 mila tifosi raggiunta nella stagione che sta per finire. La perdita di spettatori potrebbe essere tamponata da un politica di prezzi leggermente al rialzo, ma questo sarà più chiaro a estate inoltrata. Quando il club farà sapere le modalità di acquisto dei biglietti per la prossima stagione. E quando i tifosi, con il calciomercato già entrato nel vivo, si saranno fatti un’idea sulle ambizioni viola per il prossimo futuro.

Tour de France, eventi e incontri. Sale l’attesa per la Grand Boucle

Spettacoli teatrali, iniziative didattiche, documentari e ciclopasseggiate

Prosegue il cartellone di eventi in programma in attesa della partenza da Firenze del Tour de France, fissata per il 29 giugno da Firenze. Questi quelli in programma nei prossimi giorni: il 18 maggio una ciclopasseggiata a Borgo San Lorenzo, il 19 alla compagnia delle seggiole di Firenze uno spettacolo teatrale su 'Bartali, il bene si fa ma non si dice', il 21 un documentario ai canottieri di Firenze che ripercorre la storia del Tour a partire dal1903, il 25 l'Uisp Firenze organizza una ciclopasseggiata in notturna nel centro di Firenze, poi una serie di inziative nel circondario fiorentino (qui la lista di tutti gli eventi).La prima tappaIl 29 giugno 2024, per la prima volta nella sua storia ultracentenaria, il Tour De France partirà dall'Italia, da Firenze, precisamente dal Piazzale Michelangelo, per poi prevedere altre due tappe italiane fino a Torino, con il confine che sarà varcato solo il quarto giorno. La prima tappa, 205 chilometri, inizierà quindi nella terra natale di Gino Bartali e Gastone Nencini e si concluderà a Rimini, dove Marco Pantani, l'indimenticabile 'Pirata' vincitore dell'edizione del 1998, è morto nel 2004.Sabato 29 giugno il Tour de France prenderà il via da Firenze con un percorso che, dopo una 'visita' anche al Viola Park, andrà dalle Cascine a piazza della Signoria, dove ci sarà il taglio del nastro e il via istituzionale. Nel percorso da Firenze a Rimini la carovana gialla passerà da varie località della Città Metropolitana di Firenze, passando dai comuni di Bagno a Ripoli, Pontassieve, Pelago, Rufina, Dicomano, San Godenzo, per poi inerpicarsi nel mitico passo del Muraglione e il valico dei tre Faggi, per poi scendere verso la Romagna, una delle terre più appassionate di bici.Per Firenze si parla di un indotto economico di almeno 20 milioni di euro. Per la prima tappa, tra Firenze e i vari Comuni attraversati dalla corsa, sono attese 800mila persone a fare il tifo.

Stritolato dai rulli, ennesima morte sul lavoro

Nicola Corti, barghigiano di 50 anni, ha perso la vita in un tragico incidente. Stava lavorando al macchinario della laminazione ed è rimasto incastrato

Tragedia sul lavoro a Fornaci. Un operaio di 50 anni, residente nel comune di Barga, Nicola Corti, è morto all’interno dello stabilimento della Kme. L’uomo è rimasto schiacciato tra due rulli del laminatoio. Il fatto è avvenuto all’interno del reparto laminatoio sesto presso il Forno Flottante, forno dove scorre il nastro di metallo che deve essere laminato e che va in continuo. Corti è stato trovato schiacciato tra i rulli che si trovano però all’uscita dell’impianto di laminazione. Non si sa il motivo per il quale il cancelletto di ingresso al macchinario era in quel momento aperto, ma per qualche motivo l’operaio si è comunque avvicinato ai rulli e lì ed è avvenuta la tragedia. In quel momento Corti era solo al macchinario. L’hanno trovato i colleghi quando sono tornati dalla cena.Erano circa le 19 di ieri, 15 maggio, il momento della pausa cena alla quale si va a turno. Nicola era rimasto a controllare il funzionamento del macchinario. Ma qualcosa evidentemente è andato storto e solo le indagini immediatamente avviate potranno ricostruire quello che è accaduto. Proprio i colleghi, atterriti dall’accaduto, hanno immediatamente dato l’allarme. La chiamata al 118 è stata alle 19 e sul posto è immediatamente arrivata l’ambulanza India con infermiere a bordo dalla Misericordia del Barghigiano, ma non c’era già più niente da fare. E’ intervenuta anche la Mike della Misericordia di Borgo a Mozzano. Proprio il medico a bordo non ha potuto fare altro che constatare la morte dell’uomo. Sul posto anche i carabinieri per i rilievi del caso oltre ai tecnici del servizio di Prevenzione Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’azienda sanitaria.Alla KME la notizia si è immediatamente sparsa ed ha raggelato tutti, dal direttore che era lontano da Fornaci e si è precipitato il prima possibile sul luogo della tragedia, a tutti gli operai, ai componenti della RSU ed i sindacati. Nessuno si sa spiegare per il momento che cosa è successo, ma nelle ore immediatamente dopo l’accaduto poco contava tutto questo. Da parte dell’azienda ieri sera nessun commento ufficiale all’accaduto. Trapelava solo tanto sgomento e dolore per questa tragedia per la quale sarà doveroso, è stato però detto, appurare quanto prima i fatti.Nicola a Barga lo conoscevano tutti come del resto la sua famiglia. Una vita di lavoro alla KME, dove entrato giovanissimo, negli anni ’90. Ieri era quasi a fine turno, il turno 14-22. Poche ore dopo avrebbe lasciato il posto ai colleghi del turno di notte e sarebbe rientrato nella sua Barga dove lascia la moglie Rachele e la figlia Giorgia, oltre alla mamma.

Col Napoli prova generale per la finale

Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone

Tutti, ma proprio tutti, ci auguriamo che la finale di Atene vada nel migliore dei modi e che quindi, il prossimo anno, la Fiorentina possa finalmente salire un gradino e partecipare all'Europa League. Sarebbe un risultato importante e porterebbe con sè valanghe di vantaggi: economici, prima di tutto, di prestigio, considerazione e capacità di attrarre giocatori importanti. Fatta questa premessa, fa sinceramente sorridere ascoltare la teoria di quelli che "piuttosto che giocare ancora la Conference meglio restar fuori dall'Europa". Prima di tutto perché questa società ha quasi l'obbligo, per la sua storia, di essere protagonista nelle coppe. E poi perché difficilmente si cresce tornando indietro e quindi, se non sarà possibile salire di livello, meglio comunque ripresentarsi ai nastri della Conference, e provare ad essere ancora una volta protagonisti. Per questo, quella di domani col Napoli, è una partita che la Fiorentina deve vincere. Una specie di "finale anticipata" per poi si, davvero, concentrare tutte le attenzioni sull'Olympiakos. Battere Kvara e compagni infatti vuol dire garantirsi un altro pass per l'Europa e, come detto, la Fiorentina (come mminimo) è lì che deve stare. Lo sa bene anche Vincenzo Italiano che, arrivato all'ultima al Franchi da allenatore viola, venerdì sera manderà in campo la miglior formazione possibile. Sarà insomma, una prova generale. Buona per testare la condizione dei giocatori più importanti (Bonaventura su tutti), per capire se Ikonè e Belotti hanno recuperato e per fare il pieno di entusiasmo in vista del 29 maggio. Non sarù, tanto per esser chiari, una gara come tutte le altre. Sarà una di quelle serate nelle quali lo stadio sa e può far la differenza. Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone.

Gru e cantieri, lo skyline stravolto di Firenze

Tante, troppe, le scale di ferro che spiccano dallo skyline del centro storico. La domanda di fiorentini e turisti è legittima: “Perché tutti adesso questi lavori?”

Una. Due. E non c’è due senza tre. Poi un bel poker, quattro. Provate a volgere lo sguardo dalla torre della Zecca Vecchia verso il Ponte Vecchio, poi alzate gli occhi di 30 gradi o giù di lì. Risultato: una sfilza di gru che spuntano come funghi ad ottobre. Non esattamente in un hub commerciale o in un interporto di periferia. Ma sul crinale morbido che dal piazzale discende all’Arno e che noi non chiamiamo la collina più bella del mondo solo per non essere tacciati ancora una volta del solito rinascimentale provincialismo.Interventi perfettamente legittimi, maquillage a edifici storici con ogni permesso del caso, non lo mettiamo in dubbio. Ma il punto è un altro: per un attimo svestiamo i panni dei cronisti prima, e dei cittadini poi, e ci limitiamo a una semplice osservazione: al netto della necessità di ogni singolo intervento, era davvero necessario calendarizzarli tutti insieme disegnando un panorama, oggi si dice skyline, non certo brutto, ci mancherebbe, ma inutilmente depotenziato della sua esplosiva bellezza?E ancora, provate a salire al Piazzale, e stavolta lo sguardo buttatelo in giù: assieme alle succitate gru ne scorgerete altrettante in direzione Piana, assieme a quella ormai monumentale in mezzo al Corridoio Vasariano, che praticamente accompagna ormai ogni fiorentino dalla culla alla calvizie dell’età matura. Forse in queste settimane di nevrotica campagna elettorale, dove si tiene costantemente lo sguardo orizzontale a cercare grane varie ed eventuali, oggi da denunciare domani da annotare in agenda, converrebbe verticalizzarlo, quello sguardo, e dare un’occhiata a quello che succede, per esempio, nella collina di San Niccolò. Perché certe grandi bruttezze non si annidano soltanto nell’improbabile campionario di chincaglierie esposte - grembiuli con le grazie del David in bella mostra, maschere veneziane anche se il Ponte di Rialto non è esattamente a Bellariva - ma a volte sono, anche per così dire, sospese in aria.

A Firenze il G7 del turismo digitale ed eventi, IL FUTURO È QUI

A novembre il dibattito sugli strumenti che servono a crescere, soprattutto dopo lo stop per il Covid. Il presidente Federalberghi, Bocca: “Possiamo e dobbiamo fare molto di più. Sulla tecnologia siamo in ritardo”

La spiaggia è affollata di turisti in costume. I più arditi fanno anche il bagno. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, dopo tre giorni dedicati ai 450 delegati alla 74ma assemblea nazionale dell’Associazione si rilassa davanti a uno spaghetto alla trabaccolara (uno dei piatti tipici di Viareggio) e a un bicchiere di pinot grigio in purezza. Lo sguardo è rivolto alla linea del mare. Sull’infinito. Che è poi anche il quid che può segnare il turismo nel nostro Paese. "Basta solo rendersene conto e mettere in atto – osserva – quelle misure necessarie per farne davvero la prima industria". E da Viareggio, città che ama sin da quando ci veniva ragazzino con la famiglia, annuncia, insieme al ministro Daniela Santanché e a quello dello sport e dei giovani, Andrea Abodi, che a novembre (dal 13 al 15) Firenze ospiterà il G7 del turismo."Per tutto il comparto – chiosa Bocca, che è anche presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – sarà un’opportunità per valorizzare l’Italia (da nord a sud) e per discutere sugli strumenti che servono per crescere, soprattutto dopo lo stop per la pandemia".Del resto gli investimenti del settore, cresciuti del 26% lo scorso anno, sono previsti ancora in aumento per il 2024, anche se a ritmo un po’ inferiore. Tra le direzioni in cui investire resta prioritaria la digitalizzazione visto che la percentuale di imprese italiane di alloggio e ristorazione che usa l’e-commerce oggi è il 31% contro il 64% della Spagna. "In questo campo - mette le mani avanti Bocca – possiamo e dobbiamo fare molto di più. Sul digitale siamo molto in ritardo rispetto agli altri Paesi: noi siamo bravi ad attirare turisti ma meno bravi a farli tornare. Per questo è importante organizzare eventi nelle città, per destagionalizzare i flussi e creare occasioni di ritorno".Ed è proprio sul traino dati dai grandi eventi sportivi che si è incentrato il focus acceso dalla 74^ Assemblea nazionale di Federalberghi. E, fortunata coincidenza, l’incontro di categoria si è aperto all’indomani della partenza da Torre del Lago Versilia della sesta tappa del Giro d’Italia, ma anche nell’anno del centenario della morte di un’icona della lirica internazionale come Giacomo Puccini. Eventi che sono traino per i turisti ma anche eredità preziosa per le città che li ospitano e devono migliorarsi con opere e infrastrutture. Sportivi, culturali, religiosi, non ci sono limiti alle bellezze e al genio italiano. "L’aspettativa che si crea nell’immaginario collettivo riguardo la programmazione di grandi eventi – aggiunge Bocca – ha un valore esponenziale, sia per i nostri concittadini sia per il turismo straniero: pianificare competizioni sportive internazionali, festival e anche concerti con star di grande richiamo può essere la chiave che ci serve per aprire al futuro, con la consapevolezza che l’emozione che questi incontri producono nel turista-fruitore è così profonda da lasciare il segno e, soprattutto, la voglia di tornare".Ma con un’avvertenza: "Gli hotel – conclude il presidente di Federalberghi – non possono continuare a essere visti con un bancomat, ogni volta che c’è bisogno di soldi si alza la tassa di soggiorno. Meglio pensare, come a New York, a una city tax".

Firenze, sale la febbre da Tour de France

Mentre il Giro d’Italia sbarca in Toscana la città si prepara ad accogliere la carovana gialla

Sono questi i giorni del Giro d’Italia in Toscana, ma nei pensieri di chi ama il ciclismo resta sempre anche il Tour de France. La grande partenza per la prima volta sarà in Italia, perché gli organizzatori francesi hanno scelto una capitale della cultura e della storia come Firenze. Domani mancheranno 50 giorni al grande evento e il conto alla rovescia è già iniziato. Nelle varie località interessate al passaggio della gara, si riparano le strade oppure viene rifatto l’asfalto, mentre qualche bandierina e drappo giallo si vede già in giro, anche se il 29 giugno è ancora lontano. Firenze stringe i tempi per rendere straordinaria la partenza, nei vari luoghi della città dove la corsa sarà ospitata, come piazza della Signoria, piazzale Michelangelo, piazza S.Croce dove sarà allestito il ’Villaggio Giallo’ con stand e gazebo. Lo spazio operativo per le centinaia e centinaia di addetti ai lavori sarà quello previsto nel parco delle Cascine.Al Giro sono quasi 2.500, al Tour si arriva quasi al doppio. Dagli organizzatori arriva la conferma che giovedì 27 giugno ci sarà la presentazione delle squadre, il cui programma è ancora da definire e lo sarà nelle prossime settimane quando il direttore dell’organizzazione Christian Prudhomme è atteso nuovamente a Firenze. Proprio i due giorni che anticipano la partenza saranno ricchi di iniziative e la cerimonia di presentazione si annuncia spettacolare. Nel giorno della partenza ancora tantissima animazione alle Cascine per il raduno degli atleti. Il gruppo sfilerà per alcuni chilometri attraversando il centro della città la zona di Ponte Vecchio, il piazzale Michelangelo fino al Viola Park dove ci sarà la partenza della prima tappa che porterà i corridori in 206 chilometri. Una tappa dedicata a Gino Bartali e Gastone Nencini, i due campioni toscani che hanno vinto la corsa francese, e a Marco Pantani, con l’arrivo e la partenza della seconda tappa da Cesenatico.Ma la Grande Boucle porterà nelle prossime settimane altre iniziative che stanno per essere definite in tutti gli aspetti e particolari, con manifestazioni riservate ai giovanissimi del pedale e non solo, e ci saranno delle mostre particolari. A Firenze e in tutta la Toscana, mentre il Giro lascia la nostra regione, cresce l’attesa per la partenza della corsa gialla. Sarà un 29 giugno da non dimenticare, una grande festa "perché in Toscana – come diceva il grande Alfredo Martini – l’amore per il ciclismo non ha confini e guai a tradirlo".

Vannacci, Palazzo Vecchio e la “guerra” interna al centrodestra

L’ipotesi di candidare il generale nelle liste per le comunali fa discutere e irrita Eike Schmidt

“Io voglio candidarlo in Consiglio comunale. Salvini lo sa. E secondo me per la Lega fiorentina sarebbe un grande colpo”, dice Federico Bussolin, il capogruppo della Lega in Palazzo Vecchio. Bum! La bomba è esplosa qualche giorno fa e ha inevitabilmente scatenato un infinito vortice di polemiche. Del resto, quello del generale Roberto Vannacci, non è esattamente un nome di secondo piano. E se sul profilo si possono ovviamente avere giudizi di ogni tipo (in particolare dopo le ultime uscite sulle classi separate per i bambini disabili) è difficile negare che la sua sia una presenza ingombrante e chissà, elettoralmente rilevante.Il problema è che la Lega farà parte della coalizione che sosterrà Eike Schmidt. Uno che, per provare la scalata a Palazzo Vecchio, ha scelto un profilo lontano che più lontano non si può rispetto a quello rappresentato da Vannacci. “Io sono un moderato”, ha detto fin da subito l’ex direttore degli Uffizi. Una definizione (“moderato”) che mal si accompagna a idee, parole e opere del soldato più chiacchierato d’Italia. Non a caso, lo stesso Schmidt, ha preso immediatamente le distanze. “Non ne abbiamo parlato. Ma se questo tema venisse proposto è chiaro che le posizioni sono in forte contrasto con le posizioni della coalizione, della lista civica e le mie personali anche. Siamo lontani, si potrebbe dire che per certi versi siamo agli antipodi”. Parole chiare, che testimoniano un malcelato fastidio.E pazienza se Fratelli d’Italia (il partito che più di ogni altro ha sponsorizzato il nome di Schimdt) ha inserito in lista l’ex Casapound Lorenzo Caglieri. Perché quella è stata una scelta tenuta senza troppi problemi “nascosta”, mentre Vannacci è il classico elefante in cristalleria. Difficile, sostanzialmente impossibile, che non se ne parli. Lo sapeva e lo sa bene la Lega e la sensazione (per non dire la certezza) è che lo abbia fatto esattamente per quello. Del resto, gli ultimi movimenti di Matteo Salvini, vanno esattamente in quella direzione: far concorrenza a Fratelli d’Italia e, se possibile, creargli qualche problema. Sembrava una “partita” da giocare soprattutto o esclusivamente a Roma e pensando alle europee ed invece, all’improvviso, si è spostata che su Firenze. Un piccolo(?) ostacolo in più, sulla strada per Palazzo Vecchio di Eike Schimdt. 

Fiorentina, perché il campionato non va abbandonato

In molti vorrebbero che i viola lasciassero da parte la serie A per concentrarsi solo sulle coppe ma la squadra non se lo può permettere

E adesso Salerno. Certo, a molti potrà sembrare una specie di follia. Eppure, nonostante sia ormai opinione diffusa che la Fiorentina debba mollare il campionato e puntare tutto sulle coppe, sarebbe una scelta inutile se non addirittura dannosa. Certo, ciò non significa che la prossima semifinale di ritorno di Coppa Italia con l'Atalanta e quindi il doppio confronto col Bruges non debbano avere la priorità, ma tra dare una scala di valori e decidere (scientificamente) di mettere da parte il cammino in serie A vorrebbe dire soltanto farsi del male.Per diversi motivi. Il primo: chiunque parli con un addetto ai lavori si sentirà dire che non esiste professionista o squadra capace a comando di attaccare o staccare la spina. Esiste solo un modo per tenere alto il livello dell'attenzione: esercitarla in continuazione. Il secondo: in questo rush finale di campionato ci sarà bisogno di tutti e se i viola hanno una possibilità di arrivare di nuovo in fondo a tutte le competizione questa passa dal fatto che ogni singolo calciatore raggiunga o mantenga il top della condizione. Questo però, è possibile soltanto alternando riposo e minuti giocati. Tenere sempre in panchina i migliori in campionato insomma, non sarebbe la strada per averli al top nelle coppe. Il terzo: qualcuno ha la certezza che la Fiorentina riuscirà a vincere un trofeo e, quindi, che attraverso la Coppa Italia o la Conference riesca a garantirsi l'Europa anche per la prossima stagione? Ovviamente no. E visto che anche grazie a quanto fatto da Italiano e i suoi l'ottavo posto in campionato porterebbe con sé il pass per un'altra stagione europea allora beh, meglio provarci.La classifica infatti non è bella ma scalare un paio di posizioni (calendario alla mano) non appare impossibile. E' complicato, certo, anche perché le energie non sono tantissime. Rinunciarci però, non è la risposta. Meglio insomma tentare fino all'ultimo di restare in corsa su tutti i fronti, cercando così di tenersi aperte ogni porta possibile. Perché un conto è provarci, ma magari non riuscirci. Un altro, ben più grave, sarebbe arrendersi.  

Sventola solo la bandiera di Eike Schimdt

All’evento all’ex Teatro Tenda nessuna bandiera di partito. La strategia è chiara: apparire come un uomo indipendente e non legato alle forze che lo sostengono

Tante persone (circa 1500) ma nemmeno una bandiera di partito. E chissà, magari è proprio questo il manifesto della strategia che Eike Schimdt ha in mente per conquistare Palazzo Vecchio ed espugnare uno degli ultimissimi, apparentemente inattaccabile, fortino della sinistra. Missione complessa. Eppure, se dalla serata di ieri doveva arrivare un segnale, di certo l’ex direttore degli Uffizi può guardare con discreto ottimismo alla propria rincorsa. Entusiasmo, partecipazione, volti non proprio appartenenti al pantheon del centrodestra. Gli elementi per lui incoraggianti insomma non mancano.Certo, di strada ne dovrà fare parecchia e agli slogan e ai titoli dovrà aggiungere proposte concrete e (soprattutto) credibili. Per il momento infatti, Schmidt si limita a slogan e immagini ad effetto: tramvia da ripensare se non da stoppare; basta finti studentati; Cascine come Central Park; meno multe; bocciatura del restyling del Franchi. Sono questi alcuni dei punti toccati senza che, per il momento, venga spiegato quali siano, nel concreto, le alternative.Il tratto più interessante della sua strategia però, questo si molto ma molto chiara fin dai mesi scorsi quando ancora non era ufficiale la candidatura, è la volontà di smarcarsi il più possibile dai partiti che lo sosterranno. “Sono un antifascista”, disse tempo fa. “Mi ritengo un uomo di centro molto moderato”. Parole non esattamente in linea, per esempio, con chi (Fratelli d’Italia) ha spinto più di tutti per il suo nome. Una presa di distanza ribadita ieri appunto, in un ex Teatro Tenda privo di qualsiasi bandiera di partito. L’idea è chiara, e comprensibile: in una città da sempre molto legata al centrosinistra e nella quale le forze di destra hanno sempre faticato moltissimo ad imporsi, Eike Schimdt vuole con tutte le sue forze apparire come una persona non legata a quel mondo rimarcando con insistenza il suo essere “civico”. Ci riuscirà? O alla fine il marchio di candidato di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia gli si attaccherà addosso? Difficile dirlo ma di sicuro, da questa sua operazione di “camuffamento”, passano buona parte delle sue speranze. 

Pd e M5s, il triste balletto alla ricerca di un’intesa

A Roma continuano a trattare per un possibile sostegno del Movimento Cinque Stelle a Sara Funaro ma sui temi fondamentali le visioni sono opposte

“Ma no ma si ma su ma dai”. Chissà se qualcuno dalle parti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle conosce quella canzone. Di certo, a vedere quello che sta accadendo nella trattativa (infinita) per la possibile alleanza alle prossime elezioni amministrative, pare che abbiano deciso di seguirne il testo alla lettera. Prima si, poi no, poi boh, poi si vedrà, ma magari anche no, chi lo sa. Un tira e molla che ogni giorno si aggiorna di nuove sensazioni a targhe alterne. Accordo si, accordo no, accordo più vicino, accordo quasi arenato e in bocca al lupo a chi cerca di capirci qualcosa.La realtà, di cui questo eterno balletto è prova tangibile, è che l’indecisione e le divisioni regnano sovrane all’interno dei due schieramenti. Ci sono rappresentanti del PD che premono per l’intesa e altri che, al contrario, pensano che “imbarcare” gli stellati sarebbe più un danno che altro. Stesso, identico discorso nel M5S. Qualcuno vorrebbe l’intesa, altri preferirebbero correre da soli. La premessa comunque, è che la partita si gioca soprattutto a Roma. Sono Elly Schlein e Giuseppe Conte a dover decidere, facendo di Firenze soltanto uno dei tasselli di quel Campo Largo da coltivare in vista delle prossime (chissà quando) elezioni politiche. Ma ha senso? Ha senso far piovere sulla testa dei territori decisioni imposte dalla Capitale? Non sarebbe meglio lasciare che siano i vertici locali a mettersi (o non mettersi) d’accordo?Il rischio altrimenti, è costruire alleanze poggiate sostanzialmente sul nulla. Basta pensare alla durissima opposizione che il M5S ha sempre fatto al PD in questi anni e, soprattutto, al fatto che tra dem e grillini le visioni sono di fatto opposte su tutti i temi più importanti: aeroporto (Pd a favore della nuova pista, Movimento contrario), alta velocità, tramvie. La soluzione, dicono i bene informati, sarebbe evitare di citare tali argomenti nell’eventuale programma comune? Ma che senso avrebbe? Davvero, si può pensare di governare insieme una città con queste premesse?Forse sarebbe meglio ammettere che, almeno a Firenze, questo matrimonio non s’ha da fare. Confrontarsi tema su tema, votare insieme quando si è d’accordo o scontrarsi quando si hanno visioni diverse. Un rapporto onesto, leale, serio. Parole che molto spesso però, quando si parla di politica, si perdono per strada.

Il Gallo non canta, ma grazie a lui la Fiorentina ha rialzato la testa

Il centravanti viola non segna dalla partita col Frosinone ma contro il Viktoria Plzen avrà l'occasione per sbloccarsi

Ormai è diventata una specie di maledizione. Cambiano i giocatori ma, all'apparenza, il risultato resta sempre lo stesso: il centravanti non segna. E così, dopo i tentativi falliti (almeno in parte) con Cabral e Jovic, dopo il flop Nzola e dopo aver capito che Beltran è si un giocatore di grande prospettiva ma che il suo ruolo non è quello di prima punta, adesso è il turno di Belotti. Un altro che, da quando si è infilato la maglia della Fiorentina, pare essersi dimenticato cosa voglia dire segnare. Certo, i numeri lascerebbero poco spazio alle interpretazioni: 12 presenze, 1 gol. Quella col Frosinone insomma, arrivata tra l'altro all'esordio da titolare, è rimasta l'unica gioia per il Gallo.Messa così, ci sarebbe poco altro da aggiungere. Eppure, pur riconoscendo che un centravanti va giudicato soprattutto per quanto segna, sarebbe ingeneroso limitarsi a quello e cancellare tutto il resto. Basta guardare le partite dei viola per accorgersi di quanto l'ex attaccante di Toro e Roma abbia cambiato (in meglio) il volto alla squadra. Oggi infatti la Fiorentina riesce ad appoggiarsi sul suo punto di riferimento, può dargli palla e rifiatare nei momenti di difficoltà, può sperare in una sua sponda o spizzata che liberi al tiro gli esterni o il trequartista di turno. Come diceva Boskov: “Come gioca punta gioca squadra” e adesso, i viola, attaccano decisamente meglio rispetto a quanto succedeva nella prima parte di stagione.Certo, non ci si può accontentare. Anzi. E' giusto pretendere che Belotti inizi a trovare la porta con continuità anche perché, salvo qualche eccezione, in tutte le partite ha avuto sui piedi o sulla testa le occasioni per farlo. Basta pensare alla gara col Milan nella quale, con un pizzico di fortuna e di precisione in più, avrebbe potuto segnare una tripletta. Per questo, quella di domani col Viktoria Plzen, può e deve essere l'occasione giusta per sbloccarsi. Perché se la Fiorentina vuol sperare davvero di arrivare fino in fondo nelle due coppe e di restare aggrappata al treno che porta in Europa in campionato, non può che augurarsi che il suo centravanti scacci la maledizione e ritrovi la via della porta. Altrimenti, il rischio, è che finisca come lo scorso anno. Arrivare lì, ad un passo dal sogno, per poi doversi svegliare proprio sul più bello.  

Due mesi al voto, ma di programmi non parla nessuno

Sia nel centrosinistra che nel centrodestra si ragiona soprattutto di nomi e alleanze ma la città ha bisogno di proposte concrete

Due mesi. Tanto manca, oggi, alle elezioni dell’8 e del 9 giugno. Sessanta giorni esatti prima che Firenze torni alle urne per eleggere il successore, o successora, di Dario Nardella. Dopo mesi e mesi di chiacchiere insomma, è (o sarebbe) tempo di fare sul serio. Eppure, a leggere e ascoltare ciò che accade in città, pare che a nessuno importi di raccontare che cosa abbia in mente. Nemmeno il tanto atteso annuncio di Eike Schmidt, almeno per il momento, sembra aver impresso una svolta. Anzi.Ufficializzata la propria candidatura infatti, l’ex direttore degli Uffizi ha fatto sapere che presto presenterà il proprio programma. Ma si, con calma. Meglio, per il momento, iscriversi all’”appassionante” partita di nomi, alleanze, liste civiche, campi larghi o stretti. Basta dare uno sguardo ai giornali di oggi. Nessun accenno a proposte concrete o idee precise almeno su temi fondamentali come infrastrutture, sicurezza, emergenza casa. Soltanto un’infinita serie di ipotesi su chi potrebbe sostenerlo e su quante liste creare a suo supporto. Temi che immaginiamo appassionino parecchio i cittadini.E vogliamo parlare del centrosinistra? Sono passati ormai sei mesi (più o meno) dal lancio della candidatura di Sara Funaro e ancora non si sa nemmeno come e chi la sosterrà: ci sarà l’accordo con i Cinque Stelle? Alla fine si troverà un’intesa con Matteo Renzi (che nel frattempo ha messo in campo Stefania Saccardi) o tutto resterà come da alleanze iniziali? E alla sinistra del PD? Cosa ne sarà dell’Associazione 11 Agosto di Tomaso Montanari e del movimento di Cecilia Del Re? Punti interrogativi di certo dirimenti, ma niente che possa interessare alla gente.Eppure, appunto, tra sessanta giorni si vota. Sarebbe il caso insomma, in mezzo a questa appassionante telenovela legata a nomi e alleanze, di iniziare a mettere sul piatto programmi concreti. Anche perché nei prossimi anni si dovranno giocare partite a dir poco decisive: l’aeroporto, l’alta velocità, il caro affitti, la sicurezza, la crisi demografica. Temi sui quali è giusto che i fiorentini conoscano in anticipo come la pensano i vari candidati. Temi, più che altro, sui quali servono e serviranno proposte precise. Ci si arriverà? Chissà. Nel frattempo, nei palazzi della politica, si continua a discutere di se stessi. E poi ci si chiede come mai il primo partito sia sempre più quello dell’astensione…

Il post alluvione: un (triste) film gia’ visto

Purtroppo, era tutto molto prevedibile. E purtroppo, a pagare, sono sempre i cittadini

Purtroppo, era tutto molto prevedibile. E purtroppo, a pagare, sono sempre i cittadini. Ci auguravamo, poveri illusi, che attorno alla ricostruzione e ai ristori post alluvione che il 2 novembre scorso ha devastato la Toscana non si scatenasse la solita, tristissima polemica politica. Speravamo che memori di quanto successo in Emilia Romagna, qualcuno avesse imparato la lezione. E invece no. Tutto uguale. Accuse, ripicche, scaricabarile, attacchi, difese, allusioni, provocazioni. E chi se ne importa se nel frattempo a Prato, Campi Bisenzio, Quarrata, Montale e in tutti gli altri paesi colpiti la gente si ritrova (ancora) sommersa se non più dall’acqua e dal fango, di certo da un mare di difficoltà. Pratiche, ed economiche.Gli ultimi capitoli di questa triste storia sono stati scritti proprio durante Firenze e Dintorni, in radio, con una serie di durissimi botta e risposta tra le amministrazioni locali (la Regione con il Governatore Giani, il Comune di Prato con il Sindaco Biffoni) ed il governo, nella figura di Giovanni Donzelli. Da una parte ci si lamenta per le mancate risposte di Roma, dall’altra si accusa la Regione di aver presentato in ritardo il conto dei danni. La domanda è: ma a chi giova, tutto questo? Davvero, per racimolare una manciata di voti, si può speculare con tanta noncuranza sulla vita e sulla sofferenza delle persone? Non sta a noi stabilire di chi siano le colpe e chi abbia ragione. Al momento, ci limitiamo ad osservare che dopo tre mesi e mezzo non è ancora stato scelto un Commissario per la ricostruzione. Un altro tema, vedrete, che semmai verrà ripreso in mano porterà a scontri e discussioni.Nel mezzo, tanto per tornare al punto di partenza, le persone. I privati cittadini che magari non hanno soldi per ricomprarsi l’auto, il frigorifero o la lavatrice o le aziende che dopo settimane di stop hanno dovuto far conto solo sulle proprie forze per provare a ripartire. Sono loro, gli unici che avrebbero il diritto di alzare la voce. Ed è a loro, tra una polemica e l’altra, che le istituzioni dovrebbero pensare. E non, come da triste tradizione di questo Paese, ad una perenne campagna elettorale buona solo per crescere di qualche punto percentuale (forse) senza far mai i conti con i problemi veri o al massimo, quando costretti ad affrontarli, preoccupandosi solo di dar la colpa a qualcun altro. 

Fiorentina-Bonaventura, cui prodest?

Le parole del procuratore e il caso che fa male a tutti

“Avanti così, facciamoci del male”. Come se non bastasse un inizio di 2024 ancora senza vittorie. Come se non fosse abbastanza essere passati nel giro di un mese dal quarto all’ottavo posto. Come se non ci fossero state già abbastanza polemiche per un mercato di gennaio deludente e, soprattutto, privo di quel rinforzo tanto richiesto da Vincenzo Italiano. Per non parlare degli infortuni, delle condizioni a dir poco precarie dei giocatori più importanti, delle assenze e delle difficoltà nel mettere insieme una formazione all’altezza.No, c’era bisogno anche di scatenare il caos attorno a Giacomo Bonaventura. La storia, ormai, è nota. Il contratto in scadenza a giugno, la presenza di un’opzione che farà scattare il rinnovo per un’altra stagione al raggiungimento di un certo numero di presenze, la speranza (del giocatore) di ottenere un prolungamento a prescindere da quella clausola, l’offerta (al ribasso) della società, il nervosismo del giocatore. Fino agli ultimi giorni di mercato, e alla proposta della Juventus. Un’offerta che secondo la dirigenza della Fiorentina avrebbe destabilizzato il giocatore che, secondo la narrazione fatta filtrare dal club, a quel punto si sarebbe impuntato per trasferirsi in bianconero. La realtà, è un po’ diversa.Punto primo: Bonaventura non ha mai chiesto un aumento dell’ingaggio ma, semplicemente, che la società confermasse l’attuale stipendio. Punto secondo: Jack non si è mai impuntato e non ha mai chiesto la cessione. Anzi. Ha parlato con Italiano, e gli ha confermato di essere pronto a dar tutto per la squadra (almeno) fino al termine della stagione. Per questo probabilmente, per “contrastare” quanto fatto filtrare dal club, è arrivato lo sfogo dell’agente del calciatore. “Meglio non parlare – ha detto – perché qualcuno è permaloso. Il mio telefono comunque è sempre accesso, a differenza di quello di altre persone”.Un bel caos, insomma. E così torniamo al punto di partenza. Ma che bisogno c’era di alimentare certe voci? A che scopo far circolare la voce secondo la quale Bonaventura avrebbe fatto di tutto per andare alla Juve? Misteri. Quel che è certo è che in una situazione difficile come quella che sta attraversando la Fiorentina di tutto si sentiva la necessità meno che di uno scontro del genere. La speranza adesso, è che l’esperienza di Jack ed il suo rapporto con Italiano bastino ad abbassare la tensione. Per il bene dei viola che, per inciso, dovrebbe essere l’unico interesse.

Un proverbio per sperare

Soffrire per una città più vivibile

“Se bello vuoi apparir, un po’ devi soffrir”. Alla fine, si torna sempre lì. Alla vecchia (e utilissima) saggezza popolare. A quei modi di dire tramandati di generazione in generazione che possono tornare utili in qualsiasi momento, e per qualunque occasione. Vale per la vita di tutti i giorni e, quindi, anche alle riflessioni sulla Firenze del presente e (soprattutto) del futuro. Il riferimento, in questo caso, è ai cantieri che da mesi (qualcuno potrebbe dire da anni) stanno “sconvolgendo” la vita dei cittadini. Persi, molto spesso disperati, tra chicane, cordoli, dossi e restringimenti che nemmeno al Gp di Montecarlo. Un disagio, inutile girarci tanto attorno. Perché colpisce nel vivo e nel quotidiano chi quei labirinti li deve affrontare non per il gusto di dilettarsi in una specie di circuito cittadino, ma per andare a scuola, a lavoro, per consegnare un pacco, portare un caro in ospedale. E’ normale quindi, che anche in questi giorni tra i cittadini montino rabbia e frustrazione. Il problema, e così torniamo al punto di partenza, è fare lo sforzo di immaginare il domani. Fermarsi a riflettere, tanto per esser chiari, se questa sofferenza porterà ad esser più belli. Ad essere, parlando di città, più vivibile. Per chi non l’avesse capito insomma, stiamo parlando (anche) dei nuovi cantieri per la Tramvia. Quelli che, tra viale Spartaco Lavagnini, Piazza della Libertà e Viale Matteotti, stanno causando non pochi disagi (per usare un eufemismo) ai fiorentini. Il punto però, è che la Tramvia serve. Sotto tutti i punti di vista: ambientale, prima di tutto, ma non solo. Sembra un paradosso infatti, ma la realtà è che aumentare la disponibilità di linee significa progettare una Firenze meno schiava del mezzo privato e, quindi, del traffico. Provate, oggi, a chiederlo alle centinaia di lavoratori che fino a qualche anno fa da Scandicci o da Firenze Nord doveva andare a lavorare in centro. Se non era una tortura (tanto ci voleva per spostarsi) poco ci mancava. Oggi no. Oggi tantissime di quelle persone hanno una Tramvia che li aiuta ad evitare il caos, e a vivere con molta più serenità.Capiamo quindi che a caldo sia difficile sopportare i sacrifici (perché di questo si tratta) che vecchi e nuovi cantieri comportano, ma per crescere (come cittadinanza consapevole) bisogna provare a fare questo sforzo di immaginazione sul futuro. Da par suo però, l’amministrazione deve fare di più (insieme alle ditte che si occupano dei lavori) per ridurre il più possibile questi disagi. Ciò significa cercare di rispettare i tempi dei cantieri, impegnarsi giorno e notte e, nel frattempo, essere molto chiari nelle comunicazioni con i cittadini. Dev’essere una specie di “patto” tra istituzioni e popolazione. “Noi ti chiediamo uno sforzo adesso per migliorare la qualità della vita domani, ma ti garantiamo il massimo sforzo per ridurre al minimo i tempi dei sacrifici”. Un’utopia? Probabilmente si. Ma la speranza si sa, tanto per restare sui vecchi proverbi, è l’ultima a morire.