LA BRUTTA STORIA DEL CIRIBÉ A CUI SCRIVERE UN FINALE DIVERSO

La pizzeria del Ponte di Mezzo sta per chiudere senza che il Circolo ARCI accetti confronti o dia spiegazioni. Fermiamoci finché siamo in tempo

Quante volte si sente dire o si legge che, a Firenze, mancano o stanno sparendo tutte le realtà “di quartiere”? Quante volte si sente dire o si legge del rischio che dopo il centro storico anche la periferia si “venda” al turismo o alla rendita? In quanti, tra politici, sociologi, esperti veri o presunti, comitati di quartiere e compagnia cantante hanno urlato e urlano la loro voglia di “salvare Firenze”? Tante parole, tanta fuffa. E nel concreto? Nel concreto accadono poi storie come quella del Ciribé. La pizzeria di Via Forlanini (Ponte di Mezzo, nel cuore del Quartiere 5) gestita da Maurizio Matta (presidente degli Azzurri del Calcio Storico) che ora, a meno di clamorose e improvvise svolte, sarà costretta a chiedere e, soprattutto, a mandare a casa 14 dipendenti. Il motivo? Nessuno lo sa. O meglio. La spiegazione data (mai pubblicamente) é in una morosità presunta, mai dimostrata (nemmeno in tribunale) e anzi, sempre puntualmente smentita dalle carte e dai documenti presentati da Matta stesso. Diceva il tale. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca “ e qua il pensiero, viste le richieste del passato, viene automatico. Vuoi vedere (domanda retorica) che il Circolo ha trovato qualcuno disposto a pagare un affitto più alto? Se è così, prima di tutto, sarebbe il caso di dirlo. E perché no: sedersi ad un tavolo (al quale i massimi rappresentanti del consiglio non si sono mai presentati) con Matta per cercare un accordo che permetta al Ciribé di andare avanti. Lo chiede il quartiere (più di 2.000 firme raccolte e decine e decine di striscioni apparsi in queste settimane) e lo impone il buonsenso. Perché quel ristorante/pizzeria non é solo un luogo dove passare una bella serata in compagnia. É un presidio sociale, in una zona spesso a rischio anche per la delinquenza, e iper attivo per aiutare gli altri. Un esempio? Il prossimo 3 febbraio, al Ciribé, si raccoglieranno fondi per le famiglie della TMA. Di cosa si tratta? Una terapia multisistemica in acqua basata sulla relazione tra operatori e bambini/ragazzi con disabilità. Davvero, vogliamo spazzar via tutto questo? Sappiamo che il Comune (il PD ha sede esattamente di fianco a quei locali e all’interno di quel circolo) si é speso direttamente e ha già parlato con Maurizio Matta. Di risultati però nemmeno l’ombra è a breve, questione di giorni, partirà la cassa integrazione dei dipendenti e, il Ciribé, chiuderà per lasciare spazio non si sa a chi o cosa. Davvero, il consiglio del circolo, vuole che vada a finire così? Noi siamo qua, esattamente come Maurizio e tutto il Ponte di Mezzo. In attesa di risposte, e pronti al dialogo. 

A Sollicciano le “torture” sono quotidiane. Una vergogna che deve finire

La sentenza della Corte d’Appello ristabilisce verità e giustizia su fatti di 9 anni fa ma la realtà di tutti i giorni é altrettanto indecente

Il rischio (del quale come avrebbe detto il Maestro…”francamente me ne infischio”) è quello di esser ripetitivo. I latini però, vecchi saggi, lo dicevano chiaro: “repetita iuvant”. E noi quindi lo ripeteremo, e torneremo sul tema fino ad esaurimento. Il riferimento é al carcere, se ancora si può definir tale, di Sollicciano. Un (non) luogo, una vergogna di cui tutta la città dovrebbe farsi carico e che invece resta la: al margine della Fi Pi Li e, sempre più spesso, sulle pagine dei giornali. L’ultima notizia riguarda una brutta storia di quasi dieci anni fa. Una storia fatta di botte (a detenuti), umiliazioni, insulti. In una parola: torture. Ed è francamente triste che ci sia voluta la Corte d’Appello per arrivare (appunto) a stabilire che di quello si trattava: torture. Se non altro però, giustizia è fatta. Il punto, però, é un altro. E voglio ripartire esattamente da quel termine: tortura. Di cos’altro si può parlare infatti leggendo e ascoltando le testimonianze che ogni giorno arrivano da lì dentro? Riscaldamento che non funziona o funziona male; acqua calda che arriva giusto per qualche minuto e costringe a corse tra carcerati che spesso si trasformano in risse; sporcizia; blatte; sovraffollamento; caldo insopportabile in estate eccetera…eccetera…eccetera. Cosa sono, queste, se non torture quotidiane? E certo. Aver istituito un “tavolo” che si occupi del tema é come si usa dire “meglio di niente” ma, almeno per quanto ci riguarda, vale quanto cantava Ghali: “Nulla è meglio di niente”. Chiaro, no? Perché va benissimo il tavolo (si fa per dire) ma tanto si sa cosa questo produce: il niente, appunto. Molto spesso almeno, è così che va a finire. Che fare, quindi? La risposta sarebbe semplice: demolirlo. Ma visto che tutti lo dicono (Sindaca compresa) ma nessuno lo fa e che sperare che dal governo di Roma e da Delmastri o Nordi vari arrivi qualcosa che vada oltre le parole e la fuffa é come sperare che Trump usi parole diplomatiche e di buon senso, non resta che pensare ad altro. Magari, ad una protesta (civile) che arrivi prima di tutto dalla gente comune. Perché Sollicciano riguarda tutti e non solo i disgraziati che ci finiscono dentro, chi ci lavora, e le loro famiglie. 

ISTITUZIONI, TIFOSI, AUTORITÀ. SALVATE/SALVIAMO LA FIORENTINA

Serve un fronte compatto, serio e deciso per mettere Commisso davanti alle proprie responsabilità e per evitare il naufragio

La situazione è grave. Parecchio grave. E visto che la Fiorentina per Firenze non è “solo” una squadra di calcio ma un elemento cardine e fondante della città, della cultura, dell’anima dell’essere fiorentini e dell’identità storica di chiunque sia legato a questi colori e a questi luoghi, sarebbe bene affrontare la questione con serietà e, se possibile, marciando tutti in un’unica direzione. Il riferimento, e ci voleva poco ad arrivarci, è al botta e risposta andato in scena nelle ultime ore tra Matteo Renzi e Dario Nardella. “Mi vergogno di quello che ha fatto Dario - ha attaccato il primo - lo stadio è ridicolo e danneggia la squadra”. “Cerca visibilità speculando sui viola”, la replica. Ecco. Questo è esattamente quello di cui non c’è bisogno in questo momento. Anzi. Mai come ora serve un fronte forte, compatto e possibilmente deciso a tutto, ma proprio tutto, per mettere Rocco Commisso e i suoi davanti alle loro responsabilità. Perché diciamocelo molto chiaramente: la proprietà, e chi la rappresenta, non pare aver minimamente idea di quello che sta facendo. Non ha idea, per intendersi, del danno che sta facendo non solo a se stessa e alla Fiorentina, ma a tutta Firenze. Per questo adesso devono essere le istituzioni, Sindaca Funaro in primis, a prendere l’iniziativa. Devono esser loro, e tutti quelli che hanno a cuore la città e la sua “bambina” viola, a salvarla. Bene insomma ha fatto Renzi a intervenire anche se , appunto, poteva e doveva risparmiarsi l’attacco al suo fu delfino. L’ex premier ha il carisma, il carattere e la faccia tosta, se vuole, per guidare o fare da frontman ad un movimento collettivo che abbia come minimo scoop quello di, come detto, obbligare Commisso a intervenire. Se poi dietro ci siano o possano esserci arabi o sceicchi vari (le voci, smentite da Renzi stesso, si rincorrono da anni…) si vedrà. E sia chiaro: la sensazione che la “corsa” della proprietà americana sia arrivata alla fine è netta. Prima di pensare ad un passaggio di mano però (magari stando un minimo attenti a chi dovesse arrivare) c’è una squadra e una serie A da salvare. In tutti i modi, e con tutte le forze possibili. Senza spaccarsi, che a quello ci ha già pensato lo spogliatoio viola, ma dando l’ennesima dimostrazione di cosa siano capaci di fare Firenze e i fiorentini nei momenti di crisi. 

LA SPINTA DI FIRENZE PER LA SALVEZZA

Dopo gli appelli di Dzeko e della società la tifoseria è pronta a rispondere. In oltre 2000 a Reggio Emilia

La Fiorentina chiama, Firenze risponde. Del resto, non è una novità. Può brontolare, discutere, criticare e “bubare”, ma la città non tradirà mai la sua “bimba”. E così, dopo l'appello di Dzeko e i richiami all'unità della società, la tifoseria è pronta a fare la sua parte. Basta leggere i blog o ascoltare le radio in questi giorni infatti per rendersi conto di quale sia il clima in vista della partita di sabato pomeriggio a Reggio Emilia col Sassuolo. Messaggi d'amore, urla di incoraggiamento e, soprattutto, tanta voglia di essere al fianco dei viola. La stessa Curva Fiesole, attraverso i propri canali, ha invitati i fiorentini a seguire la squadra in massa, e di farlo portando sciarpe e bandiere viola. La domanda è: in quanti saranno quindi i tifosi al fianco di Kean e compagni? A ieri erano circa 1800 i biglietti venduti e, considerando che ci sarà tempo fino a domani pomeriggio per acquistare i tagliandi, è facile immaginare che si possa sfondare quota 2.000. Un (mini) esodo, per sostenere la Fiorentina verso la prima, benedetta vittoria e verso l'inizio della risalita.  

UN UOMO E UN TEMA PER PARLARE SERIAMENTE DI GIUSTIZIA

Il 2026 sarà l'anno del Referendum sulla riforma. In Toscana la Magistratura ha un fuoriclasse da "spendere" e un tema serio col quale dimostrare quali siano i problemi veri da affrontare

Sarà una specie di Armageddon. Lo scontro finale, e a prescindere da come andrà a finire disgraziatamente dannoso, tra due dei tre (fin quando sarà ancora possibile tenerli distinti tra loro...) poteri fondamentali dello Stato. Il riferimento, va da sé, è al prossimo referendum sulla “riforma” della Giustizia. Una bandiera che il Governo sventola con orgoglio e che vuol piantare nella schiena della magistratura per affermare (una volta per tutte) chi sia a comandare. Se ne parlerà (poco) e discuterà (parecchio) senza che, salvo rarissime eccezioni, si entri veramente nel merito cercando di spiegare ai cittadini quale sia l'oggetto in questione e cosa potrebbe comportare, la suddetta riforma. Oggi però, non è strettamente di questo che voglio parlare.Il tema però, offre lo spunto per un paio di riflessioni. La prima: c'è un uomo, in Toscana, che sta facendo il miglior spot possibile per una categoria (la magistratura appunto) che ha/avrebbe tanto bisogno di una profonda e seria operazione di auto marketing. E sia chiaro. Parliamo di marketing con accezione assolutamente positiva, nel senso di una campagna che (per il referendum, ma non solo) miri a restituire dignità e giusta considerazione ad una categoria che nel giro di 30 anni o poco più è passata dall'essere esaltata, adorata e investita dal popolo del ruolo di purificatrice di una politica marcia, corrotta e malata (parliamo di Tangentopoli off course...) al “godere” di una fama che definire cattiva è come minimo un eufemismo.Ebbene, quell'uomo si chiama Luca Tescaroli e, da Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Prato, sta dimostrando quanta e quale possa essere la qualità e l'importanza di un magistrato. Penso al lavoro profondo e straordinario che sta portando avanti sulla mafia cinese e su quella che lui stesso ha definito “una guerra tra bande che ricorda quella che portò all'ascesa dei Corleonesi in Sicilia”. Mafia e malavita che hanno mille ramificazioni, e che si intrecciano con altre questioni fondamentali come il tessile, e quindi la crisi della moda, lo sfruttamento dei lavoratori e potremmo andare avanti. Temi che toccano nel vivo le persone, e che Tescaroli pian piano (convincendo per esempio i diretti interessati a pentirsi e a collaborare) sta magari cercando di risolvere. Senza far troppo rumore, parlando poco (quando serve) e lasciando che siano i fatti a farlo al posto suo.L'altro aspetto, del quale ogni tanto ci occupiamo riscontrando sempre il vuoto pneumatico di operazioni (serie) che lo affrontino, è quello di Sollicciano e, nel complesso, della situazioni delle carceri in Toscana e in Italia. Una vergogna locale e nazionale che, per citare Voltaire, offre un quadro ben preciso di quale sia lo stato della civiltà in Italia. Ecco. Andando verso un anno nel quale ci si azzufferà con violenza e senza alcun rispetto che temi del genere meriterebbero, perché da Firenze e dalla Toscana non lanciare una seria campagna su questo argomento? Perché, un po' come è successo sul fine vita o su altri temi (vedi salario minimo negli appalti pubblici), non si prova a muoversi in concreto fregandosene (e anzi mandando segnali concreti) se da Roma fanno finta di non sentire le richieste di aiuto? Muoviamoci noi, per primi, e poi si vedrà. Perché è vero, le carceri non portano voti, ma affrontare (non dico risolvere perché ne capisco l'enormità) con concretezza e determinazione questo problema, farne una priorità, varrebbe un posto nella storia.  

Dai cellulari a scuola ai monopattini. La cronica incapacità di governare il presente per preparare il futuro

Palazzo Vecchio interrompe il servizio di sharing. Si sceglie sempre la strada rapida e semplice, senza accorgersi di come sia inutile

Se c’è un problema, scansalo. Davanti ad un’emergenza (vera o presunta) reprimi, vieta, punisci. E’ questa, per esser molto pratici e sintetici, la “filosofia” di chi detiene il potere. E si badi bene. Parliamo di detenzione del potere non per caso, nè tantomeno perché ne condividiamo il significato. Anzi. Al contrario. Chi scrive è convinto che nessuno, e sottolineo nessuno, abbia o detenga il potere. Al massimo, e così veniamo al tema che mi interessa, il “potere” (peraltro parola che proprio non mi piace) si gestisce. Per un tempo e con poteri (appunto) molto ben definiti e limitati. Va di moda invece pensare che assumere una carica o ancor di più vincere un’elezione significhi poter/dover comandare. Su tutto, tutti, e possibilmente senza alcun limite o controllo. Ecco allora gli scontri con la magistratura, con la corte dei conti, con la stampa libera (quella che rimane) ecc ecc…Tutto, con uno scopo ben preciso: far quello che si vuole, come si vuole. E si badi bene: senza avere né peso morale, né capacità né struttura per governare sul serio. Lo spunto nasce da una delle ultime decisioni di Palazzo Vecchio: interrompere, dal 1 aprile ‘26, il sevizio dei monopattini in sharing. Motivo: decoro e sicurezza. Ora. E’ verissimo che questi mezzi (così come le biciclette) vengono usate e trattate malissimo, senza alcun rispetto né del mezzo né dei pedoni né delle regole (vedi casco) che starebbero e stanno alla base della convivenza civile. Ma la domanda è: la soluzione è interrompere il servizio? Davvero l’unico modo per risolvere una questione è eliminarla facendo venir meno, tra l’altro, un servizio di cui tanta gente perbene (che, al solito, sarà l’unica a rimetterci) usufruisce ogni giorno? Domande retoriche, che portano alla mente altre questioni: i cellulari (si vietano a scuola, non si educano i ragazzi ad usarli nel modo corretto), o l’immigrazione. Fenomeni contro cui si combatte come Don Chisciotte con i mulini a vento senza rendersi conto che nulla li potrà fermare e che chi ha in mano il potere (rieccoci) dovrebbe GOVERNARE e non, invano, tentare di reprimere. 

Una pista nell’occhio di Giani

Come prevedibile, e ancor prima che il governo regionale sia formato, in Toscana il campo largo si spacca sull’aeroporto

“Nessuno obietta su investimenti che possano migliorare Peretola come city airport, il problema è la nuova pista, il cui impatto ambientale sarebbe pesantissimo: Avs lo ritiene un progetto sbagliato nel metodo e nel merito”. “Il progetto presenta criticità rilevanti, ridiscutiamo insieme un modello di sviluppo della Piana, senza ulteriori espansioni di Peretola. La partita è tutt’altro che chiusa”. Parole e musica, tradotte in un (prossimo) atto concreto: il ricordo al TAR. E poi, invece. “Apprendiamo con soddisfazione della pubblicazione del decreto Via, la Valutazione Impatto Ambientale, relativo al progetto di nuova pista dell'aeroporto 'Amerigo Vespucci' di Firenze. Adesso Toscana Aeroporti insieme ad Enac potrà avviare gli atti propedeutici alla conferenza dei servizi e arrivare, così, ad iniziare, a grandi passi, i lavori dell'aeroporto. Adesso, avanti tutta".  E infine, il “capo”. Si tratta di un passo decisivo verso un’infrastruttura moderna, sicura e sostenibile. – le parole del presidente della Regione – Le prescrizioni indicate dal Ministero sono pienamente integrabili nel progetto e contribuiranno a rendere la nuova pista ancora più rispettosa dell’ambiente, riducendo in modo significativo l’impatto acustico e ambientale su oltre 40mila cittadini che oggi vivono sotto il cono di volo".Uno dice, o pensa. Va beh, siamo alle solite. La politica che come sempre si divide. Da una parte l’opposizione, e il voler contrastare in tutti i modi un atto (in questo caso la nuova pista dell’aeroporto) determinante invece per il programma di chi governa. E invece. Le dichiarazioni di cui sopra sono, nell,ordine, del consigliere regionale dei Verdi Massimiliano Ghimenti, dei consiglieri M5S Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli (contrarissimi al progetto), seguite poi da quelle della Sindaca di Firenze Sara Funaro (Pd) per chiudere con la chiosa del governatore Eugenio Giani. E potremmo poi citare il Sindaco uscente di Sesto Falchi (prossimo ad entrare in Regione) che, come il collega di Campi Bisenzio, ha annunciato ricorso al TAR. Tutto bellissimo, considerando che tutti i protagonisti in commedia (o tragedia?) fanno/farebbero parte della stessa coalizione. Quel campo largo (minato) tanto voluto e coltivato a Roma (vero Elly?) che rischia di rivelarsi l’esperimento più folle e suicida che politica moderna ricordi. E guarda un po’, quel governo nazionale che da tempo e senza nemmeno nasconderlo troppo remava contro alla Toscana (fondi fantasma per le alluvioni, ricorsi contro tutte le leggi simbolo, soldi dati poi tolti poi boh per il Franchi) all’improvviso si riscopre tutore dell’interesse generale e concede (seppur con prescrizioni) il via libera. Sarà mica che Meloni ha voluto infilare il coltello che i suoi avversari le hanno gentilmente posto in mano in una piaga che, tutti ma proprio tutto, sapevano quanto avrebbe sanguinato? Congetture, forse. Di certo che chi ha voluto essere tesdartamente unitaria, collegando i destini delle regioni alle prossime elezioni politiche nazionali, potrebbe davvero entrare nella storia. Come? Perdendo (as usual) la corsa per Palazzo Chigi e, nel frattempo, facendo implodere pure feudi come questa regione.

Tomasi e una scelta che ne conferma il valore

Sconfitto da Giani, il candidato del centrodestra alle ultime Regionali ha scelto di fare opposizione. Una decisione in controtendenza e che può valere come investimento per il futuro

C’è quello che si è trasferito in Parlamento con la residenza su X (il fu Twitter) o quella che è volata a Bruxelles e che, a tempo perso, se la prende con processioni cattoliche scambiandole per ritrovi/cortei islamici. E poi c’è Alessandro Tomasi. Uno che, se mai ce ne fosse stato bisogno (e non ce n’era) ha dimostrato una volta di più di appartenere ad un’altra galassia rispetto ai suoi (non) illustri predecessori. Il riferimento è alla notizia arrivata qualche giorno fa, e che segna una novità incredibilmente incredibile (mi si perdoni l’orrendo gioco di parole, ma rende l’idea) rispetto a quanto accade di solito. Sconfitto alle recenti Regionali infatti, l’ormai ex Sindaco di Pistoia e candidato per il centrodestra ha deciso di rispondere “presente” rispetto al compito che gli hanno assegnato gli elettori: fare opposizione a Eugenio Giani. Niente viaggi premio (non si sa per cosa) in Europa, nessuna (per ora) candidatura romana o chissà che incarico. Semplicemente, Tomasi, ha scelto la coerenza rispetto all’impegno che si era preso. Lo avevamo già detto, e questa notizia non fa altro che rafforzare la convinzione che stavolta da quelle parti (il cdx) abbiamo davvero sprecato un’enorme occasione per cercare di rovesciare il governo vita natural durante della sinistra in Toscana. Perché Tomasi è serio, preparato, affascinante per una larga parte di elettorato (sempre che Vannacci, Vannaccini o estremisti vari gli stiano alla larga), capace di amministrare. Certo, avrebbe avuto/ha/avrà bisogno di un sostegno serio. Lo ottenesse, e se in questi anni trovasse aiuto nel coltivare l’alternativa, allora al prossimo appuntamento potrebbe davvero presentarsi con qualche (seria) possibilità di vittoria. Anche perché, dall’altra parte, si annunciano anni di governo e coesistenza tra alleati complicati. Parecchio complicati. Intanto però, un bravo ad Alessandro Tomasi. 

Col Lecce il dentro o fuori di Pioli. Il club spera di non dover cambiare ma pensa ai sostituti

Domenica la gara decisiva per il tecnico, che pensa a lanciare Dzeko dall'inizio. Intanto la società difende il mister ma sa che in caso di risultato negativo il cambio sarebbe inevitabile

Dentro, o fuori. Stavolta sembra esser davvero arrivata la partita "della vita o della morte". Del resto è stato il direttore sportivo Daniele Pradè ad ametterlo. Contro il Lecce insomma, la Fiorentina ma soprattutto Stefano Pioli si giocano presente e futuro. La questione è (purtroppo) semplice: o il tecnico vince o quasi sicuramente vedà concludersi la sua esperienza sulla panchina viola. Certo, nessuno si augura che sia questo il finale. Anzi. La società infatti (su tutti il presidente Commisso) non ha nessuna voglia di dover cambiare allenatore e per questo si sta facendo quadrato il più possibile attorno a tecnico e gruppo per preparare al meglio la gara più delicata di questo complicatissimo avvio di stagione. Certo, non è semplice. Perché l'ambiente ha ormai perso la pazienza e perché la pressione al Franchi sarà fortissima. Da parte sua il mister se la giocherà ovviamente con la miglior formazione possibile anche se molto probabilmente dovrà fare a meno di Gosens, alle prese con un risentimento muscolare rimediato a San Siro con l'Inter. Al suo posto potrebbe trovar spazio il giovane Fortini che, a differenza di Parisi, ha sempre dato buone risposte quando è stato chiamato in causa. In campo comunque dovrà andare una squadra decisa, coraggiosa, e che non si faccia schiacciare e dominare dalla paura. Ecco perché non ci sarebbe da sorprendersi se trovasse una maglia da titolare Edin Dzeko. Uno che in carriera ha attraversato qualsiasi tipo di mare e che certo non difetta in personalità. Vero è che Kean ha dimostrato di giocar meglio senza un altro attaccante vero accanto, ma più che la tattica in questo caso conterà la testa e uno come il bosniaco ha tutta l'esperienza e il carisma per caricarsi i compagni sulle spalle. Si vedrà. Intanto il gruppo lavora al Viola Park mentre il club inizia a pensare anche a qualche teorico candidato per la panchina. De Rossi non sarebbe al momnento tra i candidati, così come Thiago Motta. Qualche spiffero porta in direzione di Vanoli, anche se non sarebbero da escludere soluzioni a sorpresa. Magari dall'estero. La speranza però, come detto, è non doversi porre sul serio il problema

Stadio Franchi: chi è senza peccato scagli la prima pietra

In attesa del nuovo crono programma, ricordiamo a tutti che nessuno in questa vicenda può dirsi “innocente”

Dario Nardella: “Ora ho altro di cui occuparmi”. Fosse solo per questa risposta, francamente irritante e non all’altezza di un uomo politico che voglia avere un qualche spessore, merita di essere messo in cima alla lista. Per il resto gli va sicuramente riconosciuto di aver fatto di tutto per trovare una soluzione ma proprio per questo, per il voler lasciare per forza (contro tutto e tutti) un progetto fatto e finito, ha lanciato Firenze in una partita per la quale non era attrezzata per “vincere”. Non si parte con un progetto se non si hanno certezze (vere) almeno, e dico almeno, sui fondi che si hanno a disposizione.La Fiorentina: in questa vicenda è sempre andato di moda il tiro al piccione (leggasi Comune) ma la società è come minimo corresponsabile. Bisogna tornare all’inizio di questa vicenda, all’alzare l’asticella delle richieste/pretese ogni volta che arrivava una concessione. Sull’area Mercafir si può dire quello che si vuole, per esempio, ma la valutazione dei costi del terreno è stata fatta da terzi ma in quel momento andava di moda il “tutti complottano contro di noi”. Semplicemente, e legittimamente, si è ritenuto che il prezzo fosse troppo alto. E poi Campi, e il tempo perso dietro a un terreno sul quale uno stadio nuovo (senza contare strade, autostrade, svincoli, viabilità) sarebbe probabilmente affondato al primo acquazzone. Sui ritardi poi, è inutile far le anime candide. Si è giustamente (da un lato) voluto restare a giocare al Franchi col cantiere aperto e si sapeva (benissimo) cosa avrebbe voluto dire. La soprintendenza: sono ancora in attesa di trovar posto nell’infinita coda di prenotazioni per ammirare la torre di maratona, le scale elicoidali, le colonne della tribuna…..Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere…Fondazione Nervi e associazioni varie: ricorsi, controricorsi, appelli, raccolta firme, fantomatici studi. Tutto il concentrato del “no” a tutto che rappresenta il vero freno e il vero problema di una certa area teoricamente progressista e di chi avrebbe davvero a cuore un futuro verde, sostenibile…eccetera eccetera eccetera..Fossi e Campi: Vedi sopra, alla voce Fiorentina. Settimane e mesi ad assecondare l’irrealizzabile idea di Commisso salvo poi far improvvisamente e “misteriosamente” marcia indietro. Quando si dice far politica per il bene comune e non pensando alla propria carriera……e chi vuol intendere intenda. Il Governo di Roma: prima si, poi no, poi forse, poi “un giorno diremo tutto”. Dall’ok e i “favori” di Franceschini (stesso partito di chi guida il Comune) alle palesi e continue remate controcorrente del nuovo Esecutivo: fondo fatti sparire (i famosi 55 milioni), battute, trattamenti diversi rispetto ad altri (vedi Venezia)…purtroppo…lo stadio…da questo punto di vista è solo uno (il meno importante) di tanti esempi.I tifosi: sono quelli che più pagano per questa situazione. Non c’è dubbio. Una parte della tifoseria però ha sempre e solo guardato e sparato in una sola direzione. Quella, tanto per esser chiari, che gli suggeriva/indicava il direttore generale di turno in casa Fiorentina. Avessero messo un po’ di sana pressione anche il club invece, forse, la storia sarebbe andata diversamente. Ci fermiamo qua, per carità di patria…sperando che d’ora in poi prevalga la chiarezza (cara Sindaca Funaro, arriva sto crono programma?) e soprattutto la reciproca collaborazione. 

Per Giani il difficile viene ora. Brava Bundu, 'Bravissimo' Vannacci

Un’analisi e mente fredda a 48 ore dal voto regionale

Doveva stravincere, e ha stravinto. Doveva dar l’occasione al campo largo per non esser considerato morto in culla, e l’ha fatto. Certo, fa un po’ specie veder quegli abbracci e sentir quelle parole al miele di Elly Schlein dopo che, per mesi, ha fatto di tutto e di più per impedirgli di ricandidarsi. Perché la realtà, storia di queste elezioni e numeri stan li a dimostrarlo, è che Eugenio Giani ha vinto nonostante la politica della sua segretaria (non grazie a lei) e nonostante l’ingresso in maggioranza del M5S e il conseguente altissimo astensionismo dei suoi elettori. Ma tant’è. Questa è la politica e in politica, si sa, compromessi e/o coraggio di negare quanto detto o fatto fino a cinque minuti prima è nelle cose. Tutto normale quindi, e tutti felici e contenti. La domanda è: e adesso? Perché il (grosso) problema di come risolvere alcune questioni fondamentali (vedi aeroporto) esisteva già prima viste le idee opposte tra Pd e Cinque Stelle ma adesso, risultati alla mano, certi nodi rischiano di farsi ancor più duri da sciogliere. Il riferimento è al sorprendente (?) successo di Casa Riformista e di quell’area facente riferimento a Matteo Renzi che ora, più che mai, farà legittimamente pesare quel quasi 9%. Eppure, statene certi, Giani (su ordine di Schlein) si guarderà bene dal dare maggior importanza al centro piuttosto che alle ali estreme alla sua sinistra. A proposito: complimenti ad Antonella Bundu e a tutti i suoi compagni di viaggio. Ha ottenuto un gran risultato e (vedremo come andrà il ricorso) strameriterebbe di entrare in Consiglio. Mi accomuna poco a lei/loro per ideologia e modo di intendere la vita e la politica ma se non altro, a differenza di (tanti) altri, Bundi e i suoi compagni hanno avuto e hanno la forza della coerenza e, a costo di rischiare quello che sta puntualmente accadendo (restar fuori) non sono entrati in maggioranza. Bravi loro, e bravissimo il Generale Vannacci. Non era semplice far peggio di quanto Matteo Salvini non stia facendo nel resto d’Italia e invece, il prode chiacchierone, pescatore, misogino, macchietta, un po’ fascista su Marte (li ricordate quelli di Guzzanti) un po’ Cetto La Qualunque ci è riuscito. Questione di coerenza, anche la sua. Perché la Lega sta crollando ovunque e lui, quindi, non poteva far mancare il suo straordinario contributo. Del resto si sa: campioni si nasce e lui, (poco) modestamente, lo nacque. 

Splendido in nazionale, fantasma in viola. Il dottor Albert e mister Gudmundsson

L'attaccante islandese contro la Francia ha incantato dopo aver segnato una doppietta all'Ucraina e ora Pioli spera di vederlo al top anche con la Fiorentina

Chiamatelo pure "Lo strano caso del Dottor Jekyll,  e del signor Hyde" in salsa viola ed ogni riferimento a fatti, persone o cose realmente accaduti (non) è puramente casuale. Lui è Albert Gudmundsson e appunto si divide tra una splendida versione di se (in nazionale) salvo poi trasformarsi (in negativo) non appena reindossa la maglia della Fiorentina. Era successo in occasione della sosta di settembre, quando Gud si era pure infortunato con l'Islanda compromettendo un paio di partite in viola, e si è ripetuto adesso. Due partite di qualificazione ai mondiali, due gol (all'Ucraina) e un assist (contro la Francia) in mezzo ad una prestazione totale. Corsa, idee, giocate, personalità. Tutto quello percui il club di Commisso ha deciso di investirci quasi 20 milioni di euro e che, da queste parti, non si è praticamente mai visto. Una bella beffa, anche se adesso tutti (Pioli per primo) si augurano di ritrovare un giocatore finalmente libero di testa e, perché no, capace di replicare anche con la Fiorentina le prove offerte con la propria nazionale. Anche perché, e così veniamo alla strettissima attualità, quasi certamente il mister dovrà fare a meno di Moise Kean sia domenica col Milan che giovedì a Vienna contro il Rapid e per questo poter contare sul vero Gud (sperando che quello vero sia quello in versione islandese) sarebbe determinante. Di certo, se c'è un momento per mandare segnali, è questo. Adesso, sostanzialmente, o mai più.Nel frattempo Pioli dovrà ovviamente cercare di dare alla squadra quell'identità che per il momento non si è mai vista e pazienza se il calendario mette davanti ai suoi ostacoli apparentemente complicatissimi. Prima i rossoneri, quindi il Bologna al Franchi, e poi l'Inter, di nuovo al Meazza. Tre gare nelle quali i viola devono necessariamente trovare dentro di loro la forza per reagire e uscire dalla crisi muovendo una classifica che altrimenti, ancor più di quanto già non lo sia, si farebbe davvero preoccupante. Sperando in Gudmundsson e, perché no, anche in Piccoli e Dzeko. 

Dopo Marche e Calabria Giani è obbligato a (stra)vincere per rispondere al centrodestra

Arrivano i giorni del voto in Toscana e dopo due disfatte il Campo Largo deve dare un primo segnale di vita per evitare di morire in culla...

E venne la settimana del voto. Due giorni (domenica e lunedì) in cui i toscani (si spera numerosi) si recheranno alle urne per scegliere il proprio governatore tra l'uscente e molto probabilmente rientrante Eugenio Giani (campo largo...qualsiasi cosa sia...) e lo sfidante Alessandro Tomasi, Sindaco di Pistoia e rappresentante del solito centrodestra unito. Ora, è inutile girarci tanto attorno: l'esito è sostanzialmente scontato anche se chissà, prima o poi, quando da quelle parti decideranno di provarci sul serio, il (forte) vento di destra che spira in tutto il mondo e in tutta Italia scavallerà anche l'Appennino. Di sicuro, al contrario di quanto successo l'ultima volta (ci perdonerà) con Susanna Ceccardi, questa rischia di essere la più clamorosa delle occasioni e soprattutto il più serio dei candidati sprecati. Perché Tomasi è bravo, e ha/avrebbe tutte le caratteristiche per provare a raccogliere tanto di quel voto “moderato” che ha ovviamente paura dei vari Vannacci, Salvini, Lollobrigida e compagnia...Detto quindi di un risultato teoricamente scritto, va comunque sottolineato come per Eugenio Giani la situazione sia meno florida e serena di quanto si possa pensare. Il motivo sta in quanto successo nelle ultime due settimane tra Marche e Calabria: due sconfitte prevedibili per il centrosinistra, è vero, ma in pochi potevano ipotizzare disfatte simili: la prima con -8% circa, la seconda addirittura con quasi 18 punti di scarto. Due disastri. Nè più, né meno. Per questo, per rendere minimamente credibile la prevedibile narrazione di chi dirà che erano regioni incontendibili e che adesso “tocca a noi”, il buon Giani non è costretto a vincere, ma a stravincere. Se invece dovesse imporsi con percentuali minori rispetto a cinque anni fa, o se addirittura Tomasi arrivasse a complicargli la vita, allora sarebbe dura esultare.Per non parlare del “giorno dopo”. Di quando dovrà governare con chi ha già minacciato di andarsene e con i quali, si sa, esiste un disaccordo profondo su buona parte delle questioni centrali (vedi aeroporto) che andranno affrontate nei prossimi anni. Quello però, sarà/sarebbe un problema successivo. Prima il voto, sperando che questa regione dia ancora una lezione di civiltà recandosi in massa alle urne e aspettando di capire quali saranno le proporzioni di un esito teoricamente già scritto.  

Le minacce del M5s e un “MODELLO TOSCANA” inquietante

Verso le Regionali gli alleati del Pd già pongono paletti e ultimatum. Intanto Meloni lavora per minare il campo largo

Prima la lunghissima attesa e il tormento interno per prendere una decisione. E poi il programma, i paletti, le imposizioni. Fino a quanto successo negli ultimi giorni e a quelle che, senza girarci tanto attorno, si possono serenamente definire minacce. “O si farà quello che vogliamo noi e come vogliamo noi - hanno tuonato in estrema sintesi - o usciremo dalla coalizione e potremmo limitarci a votare provvedimento per provvedimento”. Finalmente! Ho pensato. Finalmente un partito traino del fronte progressista che si pone con piglio deciso e atteggiamento da guida! Finalmente il PD col fare “maggioritario” delle origini! Del resto, con i sondaggi che girano, può permetterselo. L’ultimo lo quota al 35%, distante anni luce da tutti gli altri partiti. Giusto insomma che metta tutti davanti a questa realtà e che imponga il proprio programma e il proprio orizzonte. Della serie: chi ci sta, ci segua. Come? Dite che sto prendendo un abbaglio? Cioè, volete farmi credere che a minacciare, pretendere, porre ultimatum e simili non è il Pd ma il M5S del 6.5% e (stando sempre ai sondaggi) ultimo partito per intenzioni di voto del “campo largo”? Incredibile (per qualcuno) ma vero. La realtà è che era ed è tutto molto prevedibile e quando si indica la Toscana come “modello nazionale” non stento a credere che sia vero. Ne possiamo star sicuri: accadrà lo stesso, virgola più virgola meno, anche a Roma a ridosso o subito dopo le Politiche del 2027. Soltanto Schlein, pare non accorgersene. Soltanto la segretaria pare non vedere che Meloni, col bene tacito di Conte, lavora ad una legge elettorale che preveda la preventiva indicazione del candidato premier e che obbligherebbe l’opposizione a quasi inevitabili primarie. Primarie che, come la storia della stessa Elly insegna, non possono mai aver esito scontato. E chissà. Magari finirebbero per premiare il fu premier Giuseppi. Si vedrà. Intanto, da queste parti, ci si avvia verso un risultato abbastanza scontato anche se, dal secondo immediatamente successivo alla chiusura delle urne, sarà divertente vedere come Pd e Cinque Stelle, in disaccordo su temi fondamentali come Peretola (solo per citarne uno) riusciranno a governare. Un esperimento curioso…anche pensando al governo del Paese.

Gaza, la partecipazione civile, le proteste e i dubbi su alcune scelte

A Firenze e in Toscana sono ore e giorni di grande mobilitazione per manifestare contro il massacro dei civili palestinesi. Un movimento da accogliere con piacere, con alcune specifiche…

Viva la partecipazione! Viva la voglia di scendere in strada, di riempire una piazza, di andare ad un concerto. Viva il diritto allo sciopero, alla protesta, viva la libertà di parola e di opinione. Sempre. Siam partiti così, giusto per dare un calcio a qualsiasi tipo di mala interpretazione e per spazzar via qualsiasi dubbio. Del resto oggi, quando si parla di quanto sta succedendo a Gaza, bisogna far così. Il rischio altrimenti, è quello di esser paragonati a chissà quale macellaio di vita o passare da iper fan/sostenitore di Netanyauh. Non è così, per quanto mi riguarda. Quello che sta facendo “Bibi” (con la palese seppur non manifesta complicità di Trump) è vomitevole. Chiaro? Detto questo, e vengo al nodo di questo intervento, mi domando: che senso hanno azioni come sciopero generale indetto dai Sindacati? Perché, come previsto per i prossimi giorni, immaginare di bloccare completamente l’A1? Sinceramente, in questo caso mi sfugge come mai si debbano creare enormi disagi a chi, con Israele, Gaza, Netanyahu e (brutti) soci non c’entra nulla. Si dirà: una protesta/sciopero non è tale o non è efficace se non crea in qualche modo un “contraccolpo”. Lo capisco, e in linea generale condivido. Ma in questo caso? Perché paralizzare una o più città? Cosa si vuol dimostrare e a chi? Ripeto: siano benedette tutte le iniziative anche e soprattutto se riportano i giovani alla partecipazione attiva, ma davvero non si può pensare a qualcosa (vedi il concerto organizzato da Piero Pelù alle Cascine) di diverso? Per non parlare di quanto successo a Pisa. Ecco. Se hanno voglia di ascoltare un consiglio, i ragazzi che per fortuna hanno preso a cuore la questione Gaza, facciano di tutto e lo facciano immediatamente e in modo netto, per isolare e allontanare da sé i violenti  e gli estremisti. Il rischio altrimenti, e sta già succedendo, è che si parli di quello e non della disumana macelleria che è diventata la Striscia. 

Fiorentina, si ferma Kean

Il bomber viola ha saltato l'allenamento odierno a causa di un attacco influenzale. Le sue condizioni non preoccupano ma saranno monitorate giorno per giorno

Piccolo campanello d'allarme in casa Fiorentina. Stamattina infatti, Moise Kean non ha preso parte all'allenamento guidato da Stefano Pioli a causa di un attacco influenzale che l'ha costretto a letto. Da quanto filtra dal Viola Park e da ambienti vicini al bomber la febbre sarebbe al momento abbastanza alta ma essendo "soltanto mercoledì", e mancando quindi ancora diversi giorni alla sfida di domenica, non c'è troppa preoccupazione pensando alla partita col Como. Certo, la situazione e le sue condizioni saranno monitorate giorno per giorno e un'assenza non si può escludere al 100%. Per il resto il mister può contare sull'intera rosa e ieri, dopo i tanti mesi di stop a causa della rottura del crociato rimediata nella scorsa stagione con l'Empoli, è tornato ad allenarsi in gruppo anche Christian Kouame. Buone notizie anche per Albert Gudmundsson. L'ex Genoa ha smaltito il problema alla caviglia che lo aveva messo fuori casua per il match col Napoli e torna quindi in corsa per un posto da titolare. Di certo, viste le difficoltà evidenziate sabato scorso, Pioli sta pensando a qualche cambiamento sia in difesa che a centrocampo. Nicolussi Caviglia e Fazzini infatti si candidano prepotentemente per partire dal primo minuto, mentre là dietro potrebbe rivedersi Pablo Marì anche se, per ora, il tecnico non pare intenzionato a cambiare atteggiamento tattico. Intanto, fari puntati su Kean, sperando che possa rimettersi il prima possibile a disposizione.  

Un mese alle elezioni…ma nessuno se ne preoccupa

A 30 giorni esatti dalle Regionali nei due schieramenti si discute solo di lotte intestine mentre sui temi non esiste alcun confronto

Eppur (tra un mese) si vota. Tanto manca, 30 giorni tondi tondi, a quel 12 ottobre (e poi 13) che porterà i toscani alle urne per votare il proprio presidente e sembra quasi di dover “godere” del fatto che, dopo lunghissime e incomprensioni peripezie, si sappia chi saranno gli sfidanti. Da una parte il governatore uscente (e che fosse stato per Schlein non sarebbe rientrato) Eugenio Giani, dall’altra quell’Alessandro Tomasi (Fdi, Sindaco di Pistoia) da tutti riconosciuto come miglior candidato possibile per l’opposizione eppure tenuto in bilico fino all’ultimo. Travagli e trattative che nulla avevano a che fare con la realtà di cui stiamo parlando (la Toscana appunto) e che si sperava, una volta risolti, avrebbero lasciato spazio a temi concreti, proposte, dibattiti, discussioni e perché no scontri. E invece…il peggio doveva ancora venire. Da una parte, e dall’altra. Il Pd sì dilania tra rivendicazioni, zuffe per un posto in lista, gente che si dimette, lettere (l’ultima partita da Pontedera) a Roma perché si ricompongano fratture e ipotetiche ingiustizie. Per essere “testardamente unitaria” insomma, la segretaria ha stretto l’alleanza col M5S nonostante un disaccordo palese su gran parte dei temi fondamentali (vedi aeroporto) lasciando però che dentro il suo partito partisse un nemmeno latente tutti contro tutti. Sul fronte centrodestra invece, non c’è nemmeno spazio, tempo e modo di fare ironia. Troppo serie, e fosche, le vicende che stanno spappolando Fratelli d’Italia. Il riferimento è ovviamente alla vicenda che ha colpito Tommaso Cocci, alle minacce, i ricatti a sfondo sessuale e di droga e chi peggio ne ha peggio ne metta. Il tutto, parrebbe, orchestrato da suoi colleghi di partito e in particolare da Claudio Belgiorno che, nel frattempo, è finito pure dentro un’inchiesta per truffa sui rimborsi. Uno spettacolo triste, con tanti saluti ad una campagna elettorale nella quale, invece, ci sarebbero quintali di temi da affrontare: sanità, infrastrutture, trasporti, aeroporto, sicurezza, piani industriali, crisi della moda, dazi…Qualcuno ne sta sentendo parlare? Qualcuno sa quali siano le proposte in campo? Domande retoriche…P.s: vi starete domandando. Ma come, parla delle divisioni e delle lotte interne ai partiti e non parla di quello che sta accadendo nella Lega, col durissimo scontro tra Vannacci e Ceccarelli? Nessuna dimenticanza…semplicemente, per quanto mi riguarda, ho deciso di ignorare tutto quanto riguarda il generale….

"VOGLIAMO VINCERE". LE PAROLE DI PRADE' CAMBIANO LA PROSPETTIVA DELLA FIORENTINA

Dopo un mercato mai così dispendioso il club si aspetta risultati concreti e spera che Stefano Pioli rappresenti un vero valore aggiunto

"Quest'anno l'obiettivo è vincere qualcosa". Parola, e musica, di Daniele Pradè. E che la Fiorentina avesse deciso di spostare in alto l'asticella del resto s'era capito da tempo. Da quando, tanto per esser chiari, si è scelto di sostituire Raffaele Palladino non con un altro allenatore emergente ma con Stefano Pioli. Scudettato (un tecnico campione d'Italia a Firenze non arrivava dai tempi del Trap), semifinalista di Champions, e tra i cinque più pagati al mondo. Con lui insomma, non si poteva pensare di andare avanti parlando di "migliorare rispetto alla scorsa stagione". E così ecco un mercato mai così aggressivo, -60 milioni tra acquisti e cessioni, la difesa di tutti i migliori e, appunto, la voglia di mirare a qualcosa di veramente importante.Certo, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Soprattutto, c'è di mezzo una concorrenza che non è stata a guardare e una campagna acquisti che se è vero che (come detto) non era mai stata tanto ambiziosa non ha, in teoria, portato nessun giocatore capace di spostare inequivocabilmente gli equilibri. La Fiorentina insomma si è sicuramente rinforzata nel complesso, come rosa e come soluzioni, ma nell'undici titolare è dura definirla certamente più forte di quella della passata stagione. E quindi? E quindi la palla passa (di nuovo) a Stefano Pioli. E' il mister, rispetto a dodici mesi fa, il vero valore aggiunto. E' lui, col suo carico di conoscenze, autorevolezza e capacità, che deve e può proiettare i viola in un'altra dimensione. Facile? Assolutamente no. Eppure, non ci sono alternative. Nel frattempo, e anche in questo caso sarà fondamentale il lavoro del mister, si può e si deve sperare nella crescita/consacrazione di qualche individualità. Nicolussi Caviglia per esempio può essere una sorpresa, Fagioli (come invocato da Pradè) è chiamato al salto di qualità, Gudmundsson deve finalmente rendere per quelle che erano e sono le aspettative, lo stesso Piccoli può confermare la crescita già mostrata a Cagliari. Le premesse e le possibilità per diventare più forti insomma, pur magari non essendolo sulla carta, ci sono. Di sicuro, con la conferenza stampa di ieri, la società ha messo un bel peso sulle spalle dell'allenatore. Del resto è stato preso per quello e, statene certi, Pioli non si farà certo spaventare. 

Internet, i social e una “battaglia” non più rimandabile

La vicenda del sito che ha rubato foto di donne famose e non solo è solo un aspetto e l’apice di un mondo, malato, da curare

Alzi la mano chi (ancora) si stupisce davanti a storie come quella del sito phica.eu. Certo, il fatto che l’uomo responsabile di quella orrenda pagina sia residente a Firenze colpisce, “spaventa” e angoscia di più perché ci fa sentire la vicenda più vicina. Ma davvero, e così torniamo al punto di partenza, c’era bisogno di questo per rendersi conto di cosa succede (ogni giorno) sul web e sui social network? La (mia) risposta è “no”. Non c’era bisogno di questo. Molto più probabilmente, molto di noi, preferiscono far finta di nulla o, e sarebbe forse ancora più grave, sottovalutano i gravissimi segnali/indizi quotidiani. Eppure basterebbe davvero poco. Basterebbe farsi un giro su Facebook, per esempio, dove anche persone insospettabili, quotidianamente, commentano le vicende politiche lasciandosi andare a pareri non tanto nel merito (non ne hanno gli strumenti intellettuali né culturali) ma sull’aspetto fisico dei protagonisti e, quasi sempre, delle donne. Ed ogni riferimento ad Elly Schlein, a Sara Funaro, a Maria Elena Boschi e potremmo andare avanti all’infinito non è puramente casuale. Non solo. Vogliamo parlare di chi (ce ne sono a milioni nel mondo, ma parecchi anche a Firenze) si nascondono dietro nickname o pagine “terze” per ricoprire di odio e fango giornalisti, commentatori o anche semplici persone che non la pensano come loro? Dalla politica, alla cronaca fino ad arrivare al calcio e alla Fiorentina. Una violenza profonda, una cattiveria e un’istigazione all’odio (un reato, per chi non lo sapesse) che possono portare anche a gravissime conseguenze. E’ proprio questo il punto. Da un lato il sentirsi costantemente impuniti che spinge certa gente a non avere il minimo timore, dall’altro la superficialità con cui (quasi) tutti assistono a questa vergogna salvo poi piangere o indignarsi se, magari, qualche ragazzo (è successo anche di recente) arriva addirittura a togliersi la vita perché schiacciato dal peso di chi usa internet e i social media per sfogare sugli altri le proprie frustrazioni. Basta. Basta. Basta. Che la vicenda di phica.eu serva a questo. A rendersi conto che non si può rimandare un secondo di più l’introduzione di leggi serie, dure, concrete, che affrontino questo problema e che spazzino via l’idea che la rete sia una specie di porto franco dove tutto è concesso. 

Stasera Fiorentina-Polissya, le probabili formazioni

Fischio d’inizio alle 20 al Mapei Stadium

Stasera la Fiorentina di Stefano Pioli scenderà in campo per il ritorno del playoff di Conference League. Fischio d’inizio alle 20 al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Attesi circa 5.000 tifosi viola sugli spalti. Si riparte dalla netta vittoria viola matura all’andata (0-3). In palio c’è la qualificazione al girone della competizione Europa. Di seguito le probabili formazioni della sfida.FIORENTINA (3-4-2-1): Martinelli; Comuzzo, Pablo Marì, Viti; Dodò, Mandragora, Fagioli, Parisi; Ndour, Fazzini; Dzeko. Allenatore: Pioli.POLISSYA (4-3-3): Kudryk; Kravchenko, Chobatenko, Sarapiy, Korniichuk; Andryievski, Babenko, Lednev; Hutsuliak, Filippov, Nazarenko. Allenatore: Rotan

Una proposta per farla finita con polemiche e speculazioni sullo stadio

Con l'avvicinarsi delle elezioni regionali tornano, puntuali, accuse e rivendicazioni sui lavori di restyling del Franchi. Il modo migliore per metterle a tacere è “aprire una finestra” sui cantieri

Dev'essere una specie di riflesso condizionato o, più probabilmente, una strana forma di dipendenza. Capita così che di tanto in tanto, e preferibilmente con l''avvicinarsi di una qualsiasi scadenza elettorale, torni di moda la questione stadio. Del resto si va avanti così da 30, 40, 50 o forse 60 anni e sarebbe brutto, in effetti, arrivare alla Regionale senza discutere un po' di quanto succede al Franchi. Premessa: per chi scrive la soluzione migliore era costruire un impianto nuovo. Che fosse buttando giù l'attuale impianto (potete insistere finché volete, ma non mi convincerete mai che fosse di qualsivoglia interesse/importanza culturale) o che venisse tirato su in un'altra area e, nello specifico, a Campi Bisenzio. Detto questo però, considerando che ormai è impossibile tornare indietro, non si può che sperare che il restyling venga il meglio possibile e che sia completato nel minor tempo possibile.E così veniamo alle polemiche di queste ore. E' stato il consigliere della Lista Schimdt Massimo Sabatini, convocando una specie di conferenza stampa davanti alla Curva Fiesole, a riaccenderla. “Era stato promesso alla città di correre sui lavori. C'era da fare un grosso intervento (una curva nuova) e piccoli ritocchi (tribuna e torre). Sono stati fatti solo i ritocchi, oltretutto neppur finiti. La curva era rasoterra, tutt'ora è rasoterra”, il suo pensiero. E poi ancora. “La variante è stata annunciata il 3 di dicembre del 2024, è stata discussa a marzo 2025 e approvata il 27 di giugno ma oggi, 27 agosto, non c'è ancora il cronoprogramma. Questo è il nocciolo del problema: l'assenza del cronoprogramma” commenta il consigliere, che conclude “Quando finirà? L'amministrazione Funaro ce lo deve dire. Con i fatti, non con le chiacchiere”.Ovvia, quasi immediata, la replica. “Comprendiamo che la campagna elettorale alle porte spinga molti a cercare visibilità, il consigliere Sabatini però ne approfitta un po’ troppo. Parte dallo stadio per mescolare vicende che non c’entrano nulla. I lavori in corso su Curva, Tribuna e Maratona sono interventi di restauro importanti e complessi, derubricarli a ritocchi vuol dire fare la solita polemica sterile che non serve alla città. La riqualificazione del Franchi è un’operazione su cui c’è la massima attenzione da parte dell’amministrazione”.Rispettata la par condicio e riportate entrambe le versioni, resta una domanda: chi ha ragione? E soprattutto: a che punto siamo con i lavori, con i colloqui con la Fiorentina, qual è il nuovo (preciso) crono programma, quali le spese? Punti interrogativi ai quali sarebbe giusto dare risposte precise e, se possibile, farlo alla svelta. Tutto questo comunque, ci offre lo spunto per una semplice proposta. Perché, nei limiti ovviamente delle condizioni di sicurezza e di quanto i cantieri lo permettano, non si organizzano (a scadenza fissa, ipotizziamo ogni due o tre mesi) visite guidate aperte alla stampa grazie alle quali tutti possano farsi un'idea oggettiva, precisa e non condizionata da ideologie o posizioni politiche, su quale sia lo stato dell'arte? In fondo, sarebbe il modo migliore per mettere a tacere polemiche e speculazioni. Trasparenza e chiarezza. Alla fine, quando si lavora sul serio e con onestà, sono sempre queste le parole chiave.  

Tra campi e cubi. A Firenze vanno in scena le comiche

Mentre il centrosinistra si avvicina alle Regionali dando una pessima immagine di sé, in città si discute del palazzo che ha sostituito il Comunale

La tentazione di (ri)scrivere del campo largo, quasi larghissimo, direi quasi sconfinato sarebbe forte. Soprattutto perché quanto sta succedendo attorno alle prossime elezioni Regionali ha veramente del comico. Liste e fantomatici scambi imposti da Roma tra Regione e Palazzo Vecchio che manco con le figurine o al calciomercato, (comprensibili) ribellioni locali, guerricciole a mezzo tweet dentro il fu terzo polo. Roba che se esistesse un’opposizione, considerando anche quanto successo a Prato, stavolta si parlerebbe sul serio di partita aperta. E invece no. Tomasi aspetta (e spera) che entro la data delle elezioni (12/13 ottobre) qualcuno gli faccia sapere…Oggi però, voglio parlare anche della triste e paradossale vicenda del “cubo nero” che da giorni sta facendo discutere Firenze e i fiorentini. Lo dico subito e lo dico chiaro. E’ oggettivamente un pugno in un occhio (a sto punto nero, s’intende) ma io non sono di quelli che “mamma mia che scandalo”, “vergogna questa architettura moderna che non c’entra nulla con la città e il suo skyline”. E’ la vita, bellezza, e pretendere che ancora oggi si costruisca in stile rinascimentale o barocco mi pare un filo utopistico. Il problema, serio, riguarda la coerenza di chi prende o dovrebbe prendere certe decisioni. E così, mentre va in scena l’inevitabile scaricabarile/cubo, sorge spontanea una domanda. Anche in chi, con la proprietà della Fiorentina, non è mai stato tenero: ma perché quella roba lì si e un altro progetto per il nuovo stadio no? Non ci aspettiamo risposte concrete. Ne tantomeno scuse verso chi, pur con tutti i suoi limiti e difetti, era pronto (almeno a parole) a mettere una barca (o un cubo) di soldi per regalare un nuovo impianto alla città e alla sua squadra. E invece, niente. Perché il Franchi non si poteva toccare e perché, altri progetti, avrebbero impattato sullo skyline. Una vicenda triste, quasi come quello che sta accadendo dentro il campo (o cubo…?) largo…

La triste guerra di Roma alla Toscana…mentre Schlein pende dalle (poche) labbra dei 5 Stelle toscani

Dal governo un altro ricorso contro la Regione per quella che è diventata una triste abitudine. A sinistra intanto…

In principio furono i (non) ristori per l’alluvione. E poi le frasi francamente vergognose di Piantedosi, il balletto su chi doveva spendere i soldi e come, le lezioncine. Vennero quindi i “no” alla legge sugli affitti brevi, a quella sul fine vita e, storia di queste ore, al salario minimo negli appalti. Della serie: di riforme a Roma poche…ma di ricorsi e ripicche contro la Toscana (ma sarà sicuramente un caso che sia governata dal centrosinistra) quanti ne volete. Il tutto, mentre si omaggiano le Marche (altra purissima combinazione che sia guidata da Fratelli d’Italia e che sia parecchio indietro nei sondaggi) facendola rientrare nelle zone ad economia speciale. Francamente, uno spettacolo triste. Verrebbe quasi da ridere se, parlando in riferimento alle leggi votate in Toscana e contrastate dal governo, non ci fosse da piangere vista la serietà degli argomenti. Del resto, dopo ormai tre anni di governo, diventa oggettivamente difficile stupirsi. Semmai, tutto questo potrebbe e dovrebbe funzionare da spunto e stimolo per l’intera opposizione. Sono questi, insieme alla sanità, alla scuola ecc, i temi su cui si dovrebbe battere senza sosta e non, come accade puntualmente, lasciarsi trasportare sul terreno (giustizia, Almasri, migranti…) delle facili e inutili polemiche scelto da chi sta guidando il Paese. Armi di distrazioni di massa e ami a cui, puntualmente, tutti abboccano. P.s: ma davvero Schlein sta ancora aspettando il permesso di Conte per confermare la candidatura di Giani? Davvero, l’intero popolo riformista e progressista della Toscana, deve stare appeso al voto online degli iscritti al M5S. Per cosa? Il 3/4%? E poi? Quando si dovrà decidere su aeroporto e compagnia? Se la segretaria Pd ha un briciolo di dignità…che sbatta la porta e li lasci fuori…

I cantieri, il traffico sparito e una riflessione a voce alta

Con le scuole chiuse il traffico, pur con l’aumentare dei cantieri, solitamente diminuisce. Esistono soluzioni per migliorare la circolazione anche durante l’anno?

Avviso ai naviganti. Questo non è né un attacco alla scuola, né tantomeno a bimbi e ragazzi (ci mancherebbe pure), nè il solito e francamente noioso e nauseante lamento contro cantieri, traffico e compagnia bell/brutta. No. Niente di tutto questo. Questa è una (semplice?) riflessione che serva o possa servire da spunto e/o stimolo per pensare a possibili soluzioni. La riflessione/domanda è la seguente: quand’è che il traffico si alleggerisce? La risposta, escludendo ovviamente le settimane che stanno per arrivare nelle quali la città si andrà via via svuotando, a me pare abbastanza chiara: quando chiudono le scuole. Del resto è abbastanza normale che sia così. Perché si muovono centinaia di motorini (se va bene) e perché invece, i più piccoli, sono spesso accompagnati in macchina dai genitori. Niente di strano, né di sbagliato, per carità. Proprio questa considerazione però, fatta in questi giorni nei quali nonostante i mille cantieri a Firenze si viaggia più che sereni, mi ha spinto a pormi il problema: come/cosa si potrebbe fare per ridurre il traffico anche quando le scuole sono aperte? Rispondere, mi rendo conto, non è semplice. Si potrebbe ovviamente investire ancora di più sul trasporto pubblico locale immaginando, magari, navette che dalle stazioni si spostino nei vari istituti così da aiutare chi viene dai paesi della provincia. E ancora. Si potrebbe fare un intervento serio sugli scuolabus. Aumentandone il numero e migliorandone i servizi. Oppure, penso a voce alta eh, si potrebbe immaginare una qualche specie di convenzione/collaborazione con i taxi. Ipotesi buttate lì, immaginando che ognuna di queste porti con sé non poche difficoltà. Queste righe insomma, tanto per tornare al punto di partenza, non hanno alcun intento polemico né vogliono rappresentare la classica soluzione facilona di chi tanto non ha responsabilità. Sono, seppur non richieste, una riflessione estiva che magari stimoleranno una discussione più seria e approfondita. Intanto, godiamoci le strade (quasi) libere…nonostante i cantieri. 

Il Pd, la Toscana, la fame di Schlein e il rischio di restare a bocca asciutta

Attorno alla candidatura di Giani il Pd e la sua segretaria stanno giocando una partita rischiosissima. E Tomasi spera…

“Andiamo avanti così, facciamoci del male”. Chissà se Nanni Moretti e la sua idea di sinistra sia e fosse abbastanza di sinistra per Elly Schlein. Di certo, quella memorabile imprecazione, può esser presa a manifesto di quello che sta accadendo in questi giorni tra Roma, Firenze, la segreteria nazionale e quella regionale del Pd. Un teatrino dell’assurdo che, se solo da queste parti esistesse qualcuno degno di chiamarsi opposizione, metterebbe a serissimo rischio anche uno degli ultimi feudi “rossi” d’Italia. Qualcuno potrebbe sorprendersi del comportamento di Schlein. Perché se nasci, cresci e diventi “grande” urlando contro Renzi e contro il suo aver fatto piazza pulita (ma dove, poi?) della fu “ditta” sei come minimo tacciabile di scarsa coerenza se, una volta arrivata alla guida, ti comporti esattamente allo stesso modo. Anzi. Probabilmente peggio. Non si ricordano infatti ingressi così a gamba tesa dell’ex rottamatore nelle partite locali. Di certo mai, a Roma, avevano voluto decidere sulle candidature per la guida della Toscana. Eppure, a ben guardare, Elly Schlein faceva parte di quel movimento (“Occupy Pd”) col quale i giovanissimi di sinistra volevano ribaltare e rilanciare il partito. Ecco. Una decina abbondante di anni dopo, la segretaria nazionale sta trasformando il nome in fatti. Raramente infatti si era vista tanta famelica voracità nel voler imporre propri uomini/donne (poche, in realtà) in tutte le caselle possibili e immaginabili. E così, eccoci alle prossime elezioni regionali, alla voglia di liquidare Giani anche a costo di scontentare tutti i territori o quasi pur di piazzare un candidato più in linea con Roma. Certo, Schlein è libera di agire come vuole, e per sua fortuna il centrodestra traccheggia. Occhio però, perché Tomasi è il Sindaco più apprezzato in Toscana (così dicono gli ultimi sondaggi) e tutto questo caos, unito a quanto successo a Prato (ha intenzione di intervenire, la tanto attiva segretaria?) sta come minimo riaprendo la partita. E se è vero che chi guida la macchina ha pieno diritto a decidere che strada prendere sarebbe altrettanto inevitabile, in caso di clamorosa e storica sconfitta, parcheggiarla, quell’auto, e lasciare il volante a qualcun altro. 

La Pergola, il Governo e Massini: un bruttissimo spettacolo

Il Governo ha deciso di declassare il Teatro della Toscana da Teatro Nazionale a Teatro della città. Dietro la decisione evidenti ragioni politiche

Una brutta storia. Anzi. Una bruttissima storia. Una tragedia, visto il tema di cui si tratta, con un unico (enorme) problema: qua non ci sono palcoscenici, attori, recite o finzioni. Qua, purtroppo, è tutto vero. Il riferimento, va da sè, non può che essere al Teatro della Pergola, e a quanto successo nelle ultime ore. Riassunto in breve: nelle scorse settimane Palazzo Vecchio (leggasi la Sindaca Sara Funaro) ha voluto che a guidarlo fosse Stefano Massini, dando così il benservito (dopo 25 anni) a Marco Giorgetti. Vicenda della quale si è discusso a lungo, tra trattative per la buonuscita e malumori. Fino a ieri, quando da Roma, il Ministero della Cultura (quale Cultura?) non ha saputo far di meglio che non rispondere declassando il Teatro della Toscana. Una decisione talmente curiosa da spingere tre commissari al mic a presentare le proprie dimissioni. Un atto di decenza, per quanto ci riguarda, da parte dei pochi che evidentemente hanno dentro di loro ancora uno straccio di decenza e (soprattutto) di consapevolezza di cosa significhi dover rappresentare la cultura.Perché sia chiaro. Qua si sta parlando di una tristissima ripicca. Nè più, nè meno. Una bambinata che si inserisce tra l'altro in un'occupazione (altroché lottizzazione da prima e seconda Repubblica) della quale ci si fa gran vanto. Certo, fa sorridere (o piangere) pensare che tutto questo avvenga per mano di chi si riempie la bocca con la parola "merito". E chi allora, più di Stefano Massini (il più grande drammaturgo italiano vivente) merita quel posto? La domanda è retorica, e la risposta scontata: nessuno. Il suo enorme (de)merito però, agli occhi di chi comanda il governo, è aver osato in questi anni aprire bocca per criticare e/o dire la propria. Un peccato imperdonabile, per Meloni, Giuli e compagnia cantante. Basta pensare alla violenza con la quale, ciclicamente, il partito della Premier si è scagliato contro Roberto Saviano. Un'altra mente pensante e, per questo, da picconare con tutta la forza possibile. 

Denisa, il referendum, la cittadinanza onoraria. Storie che si tengono

I fatti dell’ultima settimana riportano in primissimo piano il dibattito sulla cittadinanza

Tristezza, una grande tristezza. E poi inquietudine, sconcerto, rabbia. Tanta rabbia. C’è un po’ di tutto questo (e tanto altro) leggendo le terribili cronache sulla morte di Denisa, di un’altra ragazza, e chissà di quante altre, se ce ne sono. Sarà l’inchiesta, va da sé, a stabilirlo. Certo però, pensando anche e soprattutto a quanto successo in quest’ultima settimana, non si può (o almeno io non posso) non pensare a quelle povere ragazze ma anche a tutte/tutti quelli che, vicino a noi e in tutta Italia, si trovano prive o privi di cittadinanza. In senso stretto, letterale, e lato. Io non so infatti se Denisa e Ana Maria avessero o no (ma credo proprio di no) la cittadinanza italiana. E non me ne frega niente di come si guadagnavano i soldi per vivere. Questo, è un discorso di civiltà. Di vita nel 2025 dopo Cristo e non, ante. Pensate, soprattutto, alla storia di Ana Maria. Una donna la cui scomparsa è stata denunciata un anno fa (circa) senza che nessuno ne abbia mai parlato. Si può sparire così, come si fosse un oggetto perso, e pazienza se nessuno lo ritroverà mai? Per questo i risultati del referendum sulla cittadinanza (anche se in Toscana è andata un po’ meno peggio che altrove) mi hanno sconvolto. Per questo, e per le storie raccontate dai ragazzi a cui invece, qualche giorno più tardi, Sara Funaro ha voluto riconoscere la cittadinanza onoraria di Firenze. Giovani che in alcuni casi rischierebbero, per fare un esempio, di non poter andare in gita all’estero con i propri compagni. Vi sembra giusto? Vi sembra normale? A me no ma evidentemente, numeri alla mano, sono più in minoranza o meno in maggioranza di come pensavo…

La piccola Kata e una storia che non deve essere dimenticata

Il 10 giugno del 2023 spariva la piccola bimba dall’ex hotel Astor. Le ricerche continuano. Ma è cambiato qualcosa?

Ci stavo pensando in questi giorni. Pensieri tristi, misti a un po’ di rabbia. Del resto, ce lo siamo detti tante volte in questi due anni. “Com’è possibile, in una città come Firenze, a due passi in linea d’aria dal centro, che una bimba possa sparire nel nulla?”. Domanda retorica, che non ha una vera risposta, se non quella (semplicistica e superficiale) per cui ormai viviamo in un mondo totalmente insicuro, in mano alla delinquenza, e contro il quale non si possa/debba far altro (vedi decreto sicurezza) che inventarsi reati e/o aumentare le pene per quelli già esistenti. Poi, a pochi giorni del tristissimo anniversario (Kata è scomparsa il 10 giugno 2023) ecco arrivare l’identikit di come “potrebbe essere oggi”. Segno evidente di come la procura non si sia ancora arresa ad una triste realtà e di come stia ancora cercando una verità sperando, va da sé, che si arrivi ad un lieto fine. Difficile, ahinoi, ma forse non impossibile. Detto questo, quel punto interrogativo e quelle domande restano. “Com’è stato possibile?”. E a questa, se ne aggiunge una seconda. “Nel frattempo, qualcosa è cambiato?”. Di sicuro si può intravedere un’attenzione maggiore (anche a sinistra, e quindi nell’amministrazione) ai temi legati alla sicurezza. Per intervenire sul serio però, bisogna/bisognerebbe incidere sulle cause e, quindi, prevenire. Perche disagio, emergenze abitativa, rifiuto dell’immigrato e del diverso, sono temi e problemi veri che si possono includere in un unico, maxi insieme:   quello della povertà. Cavalcare o soffiare sul fuoco delle paure insomma può sicuramente portare qualche voto, ma non risolverà mai i problemi. Anzi. Alla lunga, non farà altro che aggravarli. Per questo la triste storia della piccola Kata, comunque si conclude, dovrebbe almeno servire da lezione e monito. Per capire da dove nasce, e per evitare che si ripeta. 

Sanità toscana, eccellenza ed emergenza viaggiano a braccetto

Una breve storia per raccontare lo stato di quello che è stato e deve restare un orgoglio della Regione

Oggi parliamo di sanità. Originale, direte con ironia voi. Avete ragione. Del resto se ne legge spesso e se ne sente discutere praticamente tutti i giorni. Eppure, visto che tra non molti mesi si andrà a votare per le Regionali, voglio raccontarvi questa breve storia. Un modo come un altro per testimoniare quanto in realtà è (o dovrebbe essere) sotto gli occhi di tutti: viviamo in una realtà contraddittoria, dove possiamo vantarci ancora per la situazione (rispetto ad altre regioni), per alcune assolute eccellenza, ma dove la deriva è esattamente la stessa (inquietante) che si registra in tutto il Paese.Capita insomma che faccia un brutto incidente in bici e che, oltre a fratturarmi l'omero, mi rompa in mille pezzi il polso. Un infortunio brutto, per il quale si è rivelato necessario un intervento chirurgico. Bene, e qua parliamo degli aspetti positivi L'operazione (complicatissima) è perfettamente riuscita e questo grazie ad un equipe (quella di chirurgia della mano del cto) nota in tutta in Italia, per non dire di più. E bastava guardarsi attorno durante le varie visite di controllo per rendersi conto di come sul serio venisse e venga gente da ovunque per farsi curare qua da noi e da quei professionisti.Poi però c'è da parlare della carenza di personale in reparto, della velocità con la quale ormai si dimettono i pazienti (impossibile gestirne un numero che fino a qualche anno fa sarebbe stato assolutamente normale), o delle difficoltà (enormi) del pronto soccorso. Non è questo però, il lato oscuro della storia. Nel percorso di recupero infatti capita che il chirurgo che mi ha operato richieda una Tac, da fare nel giro di un mesetto scarso. “La può fare qua a Careggi o fuori, non importa, basta che si presenti alla prossima visita col risultato”, mi dice.Ecco, A Careggi, la risposta, è stata più o meno questa. “Il professore si arrangia, perché il primo posto utile (eravamo ad aprile) è a metà luglio. Non  restava che provare nel privato e, quindi, a pagamento. Risultato? Posti come se piovessero, fin dal giorno successivo. Capite bene la gravità. Perché passi per una tac al polso per la quale un mese in più o in meno (e una spesa di 140 euro) non cambia la vita. Ma se parliamo di un tumore? Basta qualche giorno, per vivere o morire. Davvero vogliamo andare e insistere in questa direzione? Davvero vogliamo diventare come gli USA dove si cura solo chi può? Ci pensino, i candidati alle prossime regionali. E ci pensi un governo di Roma che invece, troppo spesso, si preoccupa solo di scaricare la colpa sulle amministrazioni locali (se di altro colore politico) quando non a mettergli direttamente il bastone tra le ruote...

Salviamo Dreoni: "Città dei Sogni" per generazioni di bimbi fiorentini

Lo storico negozio di giocattoli di Via Cavour a rischio chiusura. Facciamo di tutto perché non succeda

Dreoni no. Certo, direte voi, non sarebbe che l’ultimo (per il momento), sicuramente non il primo, di una serie purtroppo infinita. Negozi o botteghe storiche che pian piano (ma sarebbe meglio dire veloce veloce) stanno sparendo. Realtà che hanno fatto e sono la storia di Firenze e che contribuiscono, anche se qualcuno fa finta di non accorgersene, a fare di questa città un luogo unico al mondo. Per questo insomma, non ci sarebbe granché da stupirsi per la notizia, circolata e confermata nei giorni scorsi, che vuole Dreoni giocattoli sempre più avviato alla chiusura. “Il mondo è cambiato e noi dopo averle provate tutte non riusciamo più a stare al passo con i tempi”, hanno detto (in sintesi) le proprietarie. Parole sagge, e allo stesso tempo quasi commoventi. Perché parliamoci chiaro: piaccia o no, questa è la realtà. Sì compra sempre più spesso online e soprattutto (sig) i ragazzi di oggi guardano e giocano altrove: Play Station, Pc, consolle varie, smartphone. Di certo, è cosa rara (per usare un eufemismo) trovare un bimbo e/o adolescente che brami un trenino, il modellino di una nave o di una macchina, o chissà quale altro (meraviglioso) gioco che si può trovare da Dreoni. Ricordo ancora, ed ecco il motivo per cui stavolta la notizia (come detto una delle tante) mi ha colpito al cuore, quando mio babbo mi ci portava. Molto spesso era il sabato pomeriggio, e il bambino sembrava più lui che io. Guardava quei trenini e gli si illuminavano gli occhi, toccava (sfiorava) quella macchinina e si emozionava. Io ero felice, certo, ma già avevo in testa videogiochi o simili. Eppure, se eravamo in centro, quasi pretendevo di passare da Dreoni. Fosse solo per l’atmosfera magica che vi si respirava. Insomma. Dreoni no. Dreoni non può e non deve scomparire. Perché se fosse rimasto anche solo un babbo che ha voglia di andarci, insieme ai suoi bambini, merita di poterlo fare. Sì può far qualcosa? Dura. Il Comune però (che secondo i proprietari ha comunque mostrato grande attenzione) deve insistere, provarle tutte, ed ogni fiorentino degno di questo nome dovrebbe far propria questa battaglia.

Bello il nuovo Social Hub, ma va descritto per quello che è e accompagnato da una politica abitativa seria

Aperto l'ex Student Hotel in viale Belfiore. Un bel progetto, ma bisognava avere il coraggio di presentarlo per quello che era. E adesso...

Lo dico senza vergogna e pur con la piena consapevolezza di andar contro alla stragrande maggioranza dei fiorentini e quindi, immagino, anche dei lettori: almeno parlando d'impatto, di risultato “estetico” passandoci accanto, di impressione, il nuovo Ex Student Hotel (oggi si chiama Social Hub) di Viale Belfiore è bello. Chissà. Magari è soltanto perché adesso non c'è più il cantiere, non svettano più gru e camion e quindi, qualsiasi cosa fosse venuta fuori, avrebbe portato con sé un effetto di positivo stupore. Possibile. A parer mio però, si tratta di una bella “pennellata” di modernità europea. Si poteva fare meglio? Sicuramente sì. Si poteva pensare a qualcosa di diverso? Certamente. A questo punto però, cosa si sarebbe dovuto fare? Bloccare tutto e lasciar lì un cantiere aperto nell'attesa (infinita) di nuove decisioni? Ributtar tutto giù e ripartire da capo?L'importante, ed è semmai questo il problema, è che quando ci si trova in situazioni del genere bisognerebbe avere il coraggio e l'onestà di parlare chiaramente, senza perdersi in ipocrisie o (ridicoli) tentativi di descrivere qualcosa per ciò che non è. Bastarebbe/bastava dire: “In città serve anche questo. Attenzione al turista ricco, agli studenti stranieri che possono permettersi certe cifre e che comunque portano ricchezza (di ogni tipo, economica e culturale), interesse per i giovani che avranno nuovi locali o ristoranti da provare ecc ecc....”. Se invece presentando un progetto palesemente estraneo a tutto quello che riguarda la cittadinanza e soprattutto quella “normale” si cerca di descriverlo (appunto) come uno student hotel o qualcosa del genere allora la gente non può che reagir male.E poi ancora, ma il punto è lo stesso. Vanno benissimo strutture di questo tipo ma devono essere un “anche”, non un “solo”. Un “di più”, soprattutto in questo momento, e non una priorità. La Sindaca Funaro ha promesso in campagna elettorale un grande piano casa per esempio, e devo dire che le prime mosse vanno in quella direzione. Ecco. Allora si, che andrebbe bene anche il “Social Hub”. Onestà, chiarezza, e una visione di Firenze che guardi prima di tutto a chi vuole (ma non può) viverla e permettersela. Questa è la strada da seguire.  

Tre punti d'oro, ora però basta montagne russe

Il successo con la Lazio serve per scacciare la crisi e riprendere la marcia, aspettando altri rinforzi dal mercato

La domanda è: e adesso? Accadrà esattamente come dopo la sfida d'andata o no? Per intendersi: questa vittoria sulla Lazio (ri)metterà le ali alla Fiorentina o, dopo questa scarica di adrenalina, si tornerà al grigiore delle ultime settimane? La realtà, almeno per il momento, è che dare una risposta (certa) è impossibile. Serviranno riprove e conferme, continuità (si spera) e magari un pizzico di equilibrio. Vale per l'ambiente (non era una squadra di fenomeni prima, non era impresentabile poi e non è magicamente tornata da Champions adesso) ma anche, e forse soprattutto, per il gruppo stesso.D'ora in avanti insomma, è lecito augurarsi che la Fiorentina trovi quello che fino ad oggi non ha mai avuto (equilibrio appunto) e che, ovviamente, lo faccia prendendo la strada buona per prendersi quello che ha indicato come obiettivo a inizio stagione: un Europa un po' più Europa della Conference. L'obiettivo, per farla breve, è scendere da quelle "montagne russe" delle quali parlava Palladino nella conferenza stampa di venerdì. Trovare una giusta velocità di crociera, e tenerla fino alla fine. Dev'essere questo, adesso, il target da inseguire. Magari, e così veniamo ad un altro aspetto fondamentale, potendo contare su una rosa più omogenea e possibilmente rinforzata. Il riferimento è ovviamente al mercato che oggi entra nella sua ultima settimana. Detto di Pablo Marì ormai in arrivo (e bisognerà capire cosa accadrà adesso là dietro tra possibili uscite ed eventuali ritorni alla difesa a tre) il mister aspetta ancora un centrocampista di gamba e struttura fisica ed un attaccante esterno che porti in dote gol, assist e imprevidibilità. Mica semplice, sia chiaro. Se si ha ambizione però, e a parole nessuno le ha nascoste, è venuto il momento di dimostrarlo. 

Sollicciano e le carceri: una vergogna nazionale. Eppure…

Su questo tema ci sono le condizioni per un lavoro che metta insieme tutte le forze politiche. Con un obiettivo: la civiltà

Se Voltaire aveva ragione, e per quanto mi riguarda ne aveva da vendere, allora in Italia (e a Firenze, purtroppo, in particolare) abbiamo un problema. Anzi. Un enorme problema. “Il grado di civiltà di un Paese - diceva il filosofo francese - si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Poniamo, volendo “addolcire” un po’ la pillola, che non sia e non possa esser solo quello il parametro e che, quindi, ci siano tanti altri aspetti per i quali, per fortuna, la nostra città si dimostra di un ben altro livello. Detto questo però, non si può non rimanere indignati e disgustati per lo stato delle carceri del nostro Paese e, per restare a quanto ci riguarda più da vicino, di Sollicciano. Inutile girarci tanto attorno e del resto sono reportage, dati e cronaca a dirlo: se non è il peggior carcere d’Italia, poco ci manca. Sono già due per esempio, e non è ancora finito gennaio, i suicidi in quest’alba di 2025. Per non parlare degli incidenti, delle proteste, degli episodi di violenza. Fatevelo raccontare da chi c’è stato, o da chi ci lavora, cos’è quel posto. E guardate negli occhi di chi ve lo fa, quel racconto. Ci troverete sgomento e tristezza, rabbia e paura. Una vergogna. Né più, né meno. Questo è Sollicciano. E sia chiaro. Qua non se ne può più di sentire belle parole e buoni propositi, accuse rimpallate e scaricabarile. Ognuno si guardi dentro e, se ha delle responsabilità, spenda anche solo cinque minuti della sua giornata per chiedersi se non possa (davvero) far qualcosa in più. Mica semplice, ovvio. E’ chiaro che trovare una soluzione definitiva sia (come sempre dinanzi a problemi complessi) difficile. Eppure, è così vengo al nocciolo, io credo che su pochi temi come su questo si possa immaginare un’azione comune di gran parte delle forze politiche. In Comune, come a Roma. Perché tutte le forze di centro sinistra da sempre (chi più chi meno) ne parla con passione e perché soprattutto negli ultimi mesi anche Forza Italia ha mostrato grande sensibilità sull’argomento. Perché allora, almeno su questo, non ci si mette seriamente attorno ad un tavolo? Perché, in Palazzo Vecchio, in Regione e in Parlamento, non si mette in piedi una task force bipartisan? Sarebbe, tanto per tornare a Voltaire, un (raro) segnale di grande civiltà.

Tramvia, tra partenze oggi e cantieri domani. Patti chiari...amicizia lunga

Il 25 gennaio entrerà finalmente in esercizio la Vacs e, lo stesso giorno, partiranno i cantieri per la linea che porterà a Bagno a Ripoli. Servono parole sincere e tempi il più possibile rapidi

Habemus Datam e (direbbe qualcuno) scusate se è poco: 25 gennaio. Un giorno buono (si spera) non solo per un motivo ma addirittura per due. Il motivo, per i pochi che non lo sapessero, è la tramvia. Anzi. Le tramvie. Da una parte la famosissima Vacs (per intendersi la linea per Piazza San Marco) dall'altra la nuovissima e attesissima (tanto per continuare con i superlativi) linea “Sud”. Quella, tanto per intendersi, che collegherà Piazza della Libertà a Bagno a Ripoli e che (appunto) servirà l'intera (o quasi) area sud della città. Una (doppia) bella notizia anche se, per la verità, almeno per quanto riguarda l'entrata in esercizio della Vacs non c'è granché da festeggiare. Anzi. Quella linea infatti, che tanto ha fatto penare i fiorentini, doveva esser pronta e partire in estate. E invece, di rinvio in rinvio (l'ultimo a dicembre, visto che si sperava di avviarla entro le feste di Natale) si è arrivati fino al 25 gennaio. Mesi e mesi di ritardo che sono costati soldi, fatica, e (per i cittadini) nervi. Inutile girarci tanto attorno. La tramvia ha funzionato e sta funzionando e, pian piano, ha cambiato e sta cambiando le abitudini e lo stile di vita (e di spostamento) di residenti e turisti. Lo dicono i numeri dei passeggeri, e lo confermano gli ultimi sondaggi. Perché il progetto continui ad essere sposato dalla maggioranza dei fiorentini però, d'ora in avanti i lavori dovranno viaggiare molto più spediti.E così veniamo all'avvio dei cantieri per la linea “Sud”. Una linea fondamentale e inevitabile, perché non era pensabile lasciare un'opera a metà e dimenticarsi di (almeno) mezza città e cittadinanza. Per non parlare di quanto sia importante e quanto lo sarà sempre più quell'area. Basta pensare al Viola Park, o al fatto che lo stadio (rinnovato, si spera) resterà il Franchi. Bene partire quindi, ma ad una condizione: rispettare i tempi e parlare sempre molto sinceramente e con chiarezza alle persone. “Chiediamo comprensione”, ha detto la Sindaca Sara Funaro, e ha fatto bene. L'impatto infatti (su strade che già sono complicate) sarà fortissimo e si farà sentire. E allora, che tutto questo sia un esempio di educazione civica e di saper vivere comune. Da una parte un'Amministrazione che comunica con chiarezza e lavora per trasformare (in meglio) la città. Dall'altra una comunità (residenti, turisti, lavoratori...) che, sapendo pensare al domani, all'interesse di tutti e non solo all'oggi e al proprio orticello, accetti (magari lamentandosi un po', altrimenti non saremmo fiorentini) i sacrifici necessari.  

È venuto il momento di raccontare fino in fondo cosa è stato il fascismo

Al Michelangelo e in via Pisana scritte vergognose. Indegne di una città come Firenze

Le svastiche al Michelangelo. Le scritte inneggianti Acca Larentia in via Pisana. Premessa: qua nessuno pensa o teme che stiano per tornare le camicie nere o che qualcuno stia per (ri)marciare su Roma. Il fascismo insomma, per come (purtroppo) abbiamo conosciuto, vissuto e inventato (sig) in Italia è morto (si spera) e sepolto per sempre. Il problema però, e così veniamo al nocciolo della questione, è proprio questo. Averlo sepolto, senza farci realmente i conti e senza che le nuove generazioni sapessero (e sappiano) di cosa stiamo parlando e a cosa e a chi, quindi, stanno inneggiando. Ci pensavo in questi giorni, leggendo il quarto capitolo di M, il romanzo a puntate di Antonio Scurati e aspettando il primo episodio della serie tv in uscita nei prossimi giorni. A scuola, certe cose, non me le hanno mai raccontate. Sui libri, la vera e profonda storia del fascismo, non c’è. Forse perché dopo anni in cui si è sfiorata la guerra civile c’è stata una specie di tacito accordo (appunto) per seppellire tutto, memoria compresa, senza calcar troppo la mano. Un errore? Probabilmente si, ma non sta a me o a noi dirlo. Di certo c’è che nel 2025, a 80 anni dalla liberazione, forse è venuto il momento di raccontare a tutti, e non solo a chi vuole comprare libri o scegliere una serie tv, cosa è stato (fino in fondo) il fascismo. Non servirebbe a nulla, forse, ma magari quei giovani (perché di questo si parla, giovani) che imbrattano muri con svastiche, croci celtiche o scritta indegne un po’ di vergogna la prossima volta la proveranno. 

Tra rinvii e preoccupazioni per il futuro

La nuova linea della tramvia varata (forse) entro Natale. Ma i continui slittamenti non giocano a favore del progetto

“Fine estate, in tempo per l’inizio dell’ immacolata”. Anzi no. “Ok per il ponte dell’immacolata”. Contrordine. “Speriamo entro Natale”. Di cosa stiamo parlando se non delle tramvia e, nello specifico, dell’avvio ufficiale della nuova linea Vacs. Stiamo parlando, per i pochissimi che non lo sapessero, della linea che dalla fortezza, e attraverso viale Spartaco Lavagnini, porterà fino a Piazza San Marco. La notizia, arrivata nei giorni scorsi, riguarda appunto l’ennesimo rinvio. Non solo. Memori delle lezioni prese in questi mesi, in Comune ormai nessuno si sbilancia apertamente ma ci si limita ad un semplice “auspicio”. Quello, come detto, di poter festeggiare l’avvio delle feste natalizie (la data sarebbe quella del 22 dicembre) con l’inaugurazione della nuova linea. Ora, detto che dopo anni e anni di sacrifici e cantieri non saranno un paio di settimane a fare la differenza, questo continuo slittamento rischia di pesare tantissimo sull’Amministrazione (che non è l’unica responsabile, sia chiaro) e di minare il sostegno al completamento del progetto. A breve infatti entrerà (dovrebbe) nel vivo la realizzazione della linea 3.2.1. Quella, per intendersi, che porterà da Piazza della Libertà a Bagno a Ripoli. Stiamo parlando di oltre 7km di tracciato, e di una serie di cantieri che avrà un impatto pesantissimo sulla città e sui cittadini. Per questo, tanto per tornare alle notizie di questi giorni, i continui ritardi e slittamenti sono il peggior modo possibile per avvicinarsi (e per chiedere) nuovi e lunghi sacrifici. Perché la tramvia resta un bene comune e, per quanto mi riguarda, un progetto che sta cambiando e può cambiare in meglio Firenze. Tutti però, chi l’appoggia e chi è contrario, meritano lavori puntuali e tempi precisi. 

Sicurezza, baby gang e immigrati. Chi ha davvero voglia di risolvere i problemi

Quanto successo a Novoli nei giorni scorsi non fa altro che ricordarci quanto sarebbe utile una collaborazione tra Comune e governo

Divieto di stazionamento, per i prossimi sei mesi, nel parco delle Cascine, alla Fortezza da Basso e alla stazione di Santa Maria Novella fino alla zona di via Maso Finiguerra per coloro «che si rendano responsabili di condotte aggressive, determinando un concreto pericolo per la sicurezza pubblica». Recita così l’ordinanza del prefetto di Firenze, Francesca Ferrandino, emanata a seguito del Cosp del 30 settembre a cui prese parte anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Una (prima) risposta ad un tema, quello della sicurezza, su cui si era giocata gran parte della campagna elettorale. La nuova amministrazione insomma, e prima fra tutti la neo Sindaca Sara Funaro, hanno finalmente capito che quello della sicurezza (appunto) non era solo un argomento di destra o valido soltanto per mettere in difficoltà chi governa la città. Bene così insomma, così come vanno accolte con favore le iniziative che il Comune sta prendendo o cercando di prendere per overtourism e, nonostante le ultime non buonissime notizie (il no ribadito ai 55 milioni dal Pnrrr per il Franchi) per quanto riguarda lo stadio con un nuovo e più costruttivo rapporto con la Fiorentina.Quanto successo negli ultimi giorni però, e stiamo parlando della baby gang che ha aggredito e derubato alcuni ragazzi a Novoli, ci ricorda quanto sia molto più complesso il tema sicurezza. Perché ne coinvolge altri, e tutti complessi: parliamo di integrazione, del ruolo della scuola, di certezze della pena. Basta leggere il racconto del padre di uno dei ragazzini colpiti. “Lunedì ci hanno chiamato dall’Esselunga per segnalarci che i colpevoli erano nel supermercato e indossavano i giubbotti rubati a mio figlio e ai suoi amici”. Eccolo, uno dei motivi per i quali la cittadinanza fatica a sentirsi sicura. Certo, come detto qua bisogna ampliare (a parecchio) il discorso. Perché parliamo comunque di giovani che, quindi, andrebbero inseriti nelle nostre scuole o ai quali dare comunque un’alternativa allo stare per strada. Ecco. In questo caso però molto (non tutto, ovviamente) dipende dal Governo di Roma, e non dai Comuni. Perché gli ultimi decreti legge non hanno fatto altro che creare decine di migliaia di nuovi clandestini e perché, e basta pensare alla questione Albania e a tutto il resto, da quelle parti probabilmente conviene alimentare un certo tipo di rabbia nei confronti di uno dei tanti nemici. Veri, o immaginari.

Arrivano i nostri!

A meno di due giorni dal Como Raffaele Palladino ritrova anche Albert Gudmundsson

Splende il sole sulla Fiorentina! E il riferimento non è solo al bel clima che stamani, dopo la pioggia dei giorni scorsi,  ha accolto la squadra al Viola Park. Mister Palladino infatti può sorridere per diversi motivi. Il primo, e per certi versi più sorprendente, riguarda Albert Gudmundsson. Il talento islandese infatti già oggi è tornato ad allenarsi in gruppo accelerando rispetto alla tabella di marcia. Ciò non significa che domenica sarà a disposizione (resta più probabile un ritorno tra i convocati per la gara con l’Inter) ma certo è il segnale di una guarigione ormai quasi completa. L’altra indicazione positiva arriva da Dodo. Il brasiliano ha svolto un allenamento in più con i compagni rispetto al previsto (è rientrato ieri dagli impegni con la Nazionale verdeoro) e a questo punto è facile immaginare che possa partire ancora una volta dal primo minuto. Contro la formazione di Fabregas insomma, si vedrà la Fiorentina migliore. Per trovare la settimana vittoria di fila in campionato, e continuare a volare. 

Campo largo, stretto o minato?

Nel centrosinistra è già iniziato il lungo, e pericolosissimo balletto per le alleanze in vista delle Regionali

“Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no...ah no: se si balla non vengo. No, no...allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?Ricordate Nanni Moretti, no? Ecco. A leggere e ascoltare quello che sta accadendo dalle parti del centrosinistra toscano viene in mente quel monologo. Il problema è che qua la faccenda è seria visto che si parla delle prossime elezioni regionali. E se a qualcuno il 2025 (o 2026?) sembra lontano farà bene a ricordarsi che in politica il tempo vola. Loro (i politici) lo sanno, e per questo le grandi manovre sono già iniziate. Il rischio, parlando del campo progressista, è che diventi più che altro una pista di autoscontro. Il tema, è sempre quello: Renzi si, o Renzi no? Tutti insieme, o via libera a veti e divieti? Ora, detto che fanno un po’ sorridere le dichiarazioni che arrivano da Sinistra Italiana (contro l’ex premier) visto che, alle scorse elezioni, Italia Viva sostenne Giani mentre SI presentò un suo candidato alternativo. Volendo scendere sul piano (piuttosto infantile) del “tu no, tu si” insomma, sarebbe piuttosto Renzi a poter/dover porre paletti e veti. Quella però, è la strada migliore per perdere. Lo si è visto in Liguria, e non a casa da IV per il momento (repliche piccate a parte) si ragiona in termini di alleanza più larga possibile. Certo, nel frattempo bisognerà capire anche cosa ne sarà dei Cinque Stelle, ma quel che appare sicuro è che il centrosinistra vince solo e se offre agli elettori l’immagine di un’alternativa possibile. E occhio, perchè anche l’Emilia Romagna, nelle penultime elezioni (non quelle di pochi giorni fa) apparve più che contendibile per il centrodestra. Pensare di vincere solo perché la Toscana è rimasta uno degli ultimi “feudi rossi” insomma, rischia di portare al suicidio. Soprattutto se dall’altra parte smetteranno di mettere “mine” (vedi discorsi sulle primarie) sul percorso di Tomasi, Sindaco di Pistoia e apparentemente primo, vero, candidato competitivo da un sacco di tempo a questa parte. Anche nel centrodestra però sembrano volersi far del male da soli. Questa però è un’altra storia…e avremo modo di parlarne. 

È GIA’ CALCIOMERCATO

Meno di due mesi al via ufficiale alle trattative ma in casa Fiorentina le voci non mancano

Sarà anche vero che per il momento ogni attenzione dev’essere riservata al campo (e per squadra e allenatore è sicuramente così) ma sarebbe ipocrita non pensare già anche a quello che accadrà a gennaio. Del resto il mercato anima (o agita) da sempre i sogni dei tifosi ed è normale, soprattutto alla luce della situazione di classifica, che già oggi in molti siano proiettati in avanti. L’importante, aldilà dei tifosi, è che la stessa società sia già al lavoro e, più che altro, che stavolta abbia intenzione di alimentare obiettivi e ambizioni che squadra e allenatori stanno costruendo sul campo. La speranza insomma, tanto per esser chiari, è che non succeda quello che è già successo l’anno scorso, durante la prima stagione di Vincenzo Italiano o, per andare ancora più indietro, ai tempi di Paulo Sousa. Le cose da fare non mancano. Sia in entrata, che in uscita. Con una priorità: il vice Kean. Operazione difficile, perché è dura trovare un giocatore affidabile che accetti la panchina, ma non impossibile. Se poi si volesse davvero tentare un ulteriore salto in alto, si potrebbe andare a caccia di un esterno d’attacco forte, che garantisca gol e assist. Dipenderà anche dalle richieste di Palladino. Vorrà alzare ancora il livello della competizione interna o preferirà non toccare gli equilibri costruiti in questi mesi? Si vedrà. Di certo, se l’obiettivo è salire di livello (e quindi puntare all’Europa League o, perché no, alla Champions) qualcosa bisognerà fare. Nel frattempo, va da sé, la Fiorentina dovrà continuare a correre. Sia in campionato, che nelle coppe. Per questo il mister ha concesso una settimana piena di riposo al gruppo. Una specie di “vacanza premio”, prima di un tour de force senza sosta. Con un obiettivo in testa: restare lassù e, anche grazie al mercato, dar corpo ai sogni. 

UNA SOSTA BENEDETTA

La Fiorentina è arrivata stanca e acciaccata alla fine di questo ciclo di gare. Ben venga la pausa quindi, nonostante l'entusiasmo

Mai sosta fu più benedetta. Certo, si potrebbe dire che l’onda va “surfata” e che visto il momento alla Fiorentina avrebbe fatto bene continuare a giocare. Perché “vincere aiuta a vincere” e perché, dicono, “quando si vince la stanchezza non si sente”. Vero, ma fino ad un certo punto e soprattutto non sempre. E così veniamo alla situazione in casa viola e in particolare alle notizie arrivate nelle ultime 48 ore: prima Bove che ha abbandonato il ritiro dell’Under 21 poi, oggi pomeriggio, il forfait di Richardson col Marocco. “Ha male ad una gamba”, ha fatto sapere il ct.Premessa: sia per il centrocampista italiano che per quello marocchino filtra ottimismo ed entrambi, tanto per intendersi, dovrebbero poi essere regolarmente a disposizione per la partita col Como, alla ripresa. Questi “acciacchi” però, così come i segnali lanciati da gente come Adli e Gosens nelle ultime partite, non lasciano troppo spazio alle interpretazioni: la Fiorentina è arrivata stanca alla fine di questo ciclo di partite e aveva un gran bisogno di tirare il fiato. Del resto veniva da 7 gare in 21 giorni, di cui ben cinque in trasferta e con un paio di non agevolissimi viaggi europei nel mezzo.Non è un caso insomma, se pur vincendo le ultime sfide siano state particolarmente sofferte e meno brillanti delle precedenti. E’ successo nel doppio 0-1 di Genova e Torino e, nonostante il risultato più netto, anche nel 3-1 sul Verona. Ben venga questa sosta quindi, anche perché alla ripartenza la Fiorentina sarà attesa da un altro tour de force: una partita ogni tre giorni fino a Natale, e campionato anche per fine anno. Non solo. Fino a metà marzo infatti, e sperando che nel frattempo i viola siano andati avanti anche nelle coppe, non sono più previste pause per le nazionali. Meglio respirare adesso insomma, anche se tutti (legittimamente) hanno e avevano ancora tantissima voglia di Fiorentina. 

Firenze e la Toscana. Siamo meglio di come ci raccontiamo

Due notizie degli ultimi giorni ci raccontano una realtà almeno in parte diversa da quella che noi narriamo a noi stessi e agli altri

Il discorso vale per l'Italia e, nello specifico, anche per Firenze e per la Toscana. Lo dico chiaro: non so se sia una peculiarità tutta nostra o se accada lo stesso anche negli Paesi e nelle altre città (ho i miei dubbi) ma certo questa innata capacità-voglia di parlare male di noi stessi e di dare all'esterno un'immagine spesso peggiore di quanto meriti è un qualcosa che si fatica parecchio a comprendere. Anche perché, e anche in questo caso mi pare succeda sia in quanto fiorentini che in quanto italiani, indignarci se qualcuno, da fuori, osa muoverci la minima critica. E' un po' come la famiglia: mi posso lamentare, ma guai a chi me la tocca.Questa riflessione mi è venuta in mente leggendo un paio di notizie arrivate tra ieri e oggi. La prima: Careggi, secondo quanto stabilisce il rapporto Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali) è il miglior ospedale d'Italia con “qualità alta o molto alta in tutti e otto gli ambiti presenti nella struttura e per tutti gli indicatori calcolati”. Eppure, basta farsi due chiacchiere sulla tramvia o al bar, per rendersi conto di quale sia la percezione dei fiorentini. In estrema sintesi: è esattamente opposta e del resto chiunque sia dovuto passare da Careggi ha potuto toccare con mano le enormi difficoltà. Parliamo delle condizioni del Pronto Soccorso, ma non solo. Attese, tempi lunghissimi, assenza di personale. E potremmo andare avanti all'infinito. Eppure, e così torniamo al punto di partenza, si tratta dell'ospedale numero uno in Italia. Ciò significa che: 1) Dovremmo sempre guardare un po' più in là del nostro naso e renderci conto che, tutto sommato, stiamo meglio di tanti altri. 2) la sanità italiana sta davvero precipitando. Perché è vero come abbiamo detto che siamo spesso iper critici e magari poco obiettivi nel valutare la nostra realtà ma, appunto, è innegabile che anche a Careggi le difficoltà siano enormi e la situazione in costante peggioramento. Se stiamo parlando del miglior ospedale d'Italia insomma, pensiamo come son messi gli altri.L'altra notizia è quella che riguarda la presenza di stranieri/immigrati in Toscana. Soprattutto, il fatto che pochissimi di quelli che arrivano poi lasciano la nostra Regione scegliendo, al contrario, di stabilizzarsi proprio nelle nostre città. Ciò significa, secondo chi ha redatto l'ultimo report, “che il livello di accoglienza e di integrazione in Toscana è buono, superiore a quello di tante altre realtà”. Una medaglia questa, che dovremmo attaccarci al petto ed esibire con orgoglio. Perché, piaccia o no, il mondo va da quella parte e non saranno centri di detenzione (leggasi lager del terzo millennio) in Albania ne tanto meno i porti chiusi a fermarlo. L'unica soluzione (complicatissima, sia chiaro) è esattamente quella: l'integrazione. E il fatto che in Toscana accada più e meglio che altrove è una splendida notizia.  

Solida e cinica. Ecco la Fiorentina di Palladino

Le ultime partite hanno mostrato una squadra che concede poco e sfrutta al massimo le occasioni

Pratica. E’ questo l’aggettivo che viene in mente oggi pensando alla Fiorentina che si è presa sei punti nelle ultime due partite e che, col Lecce come col Milan, ha sfruttato praticamente tutte le occasioni create. Un gran bel passo avanti se si ripensa agli ultimi due anni e mezzo e non è un caso forse che questa inversione di tendenza sia coincisa col ritorno di un centravanti degno di questo nome. Allora era Vlahovic ( e in quei primi sei mesi targati Italiano i viola erano efficaci eccome), adesso è Kean. E non è solo questione di gol. Per il momento infatti l’ex attaccante della Juventus non ha chissà quali numeri da quel punto di vista ma a far la differenza, e a permettere alla squadra di giocare un calcio molto più diretto e verticale, è tutto il suo lavoro. L’attacco alla profondità, la difesa del pallone spalle alla porta, la capacità di attrarre su di sé (almeno) un paio di difensori liberando spazi per gli altri. Non è un caso insomma che stiano segnando tutti quelli che gli girano attorno.Certo, c’è poi un discorso di solidità difensiva. Tanto perforabile nelle prime uscite di questa stagione, la difesa viola, quanto impermeabile adesso. Il merito, in questo caso, va ricercato nell’organizzazione di squadra e, soprattutto, dalla filosofia di gioco scelta da Palladino. La Fiorentina ha abbassato parecchio il baricentro, aspetta, aggredisce poco in avanti e, di conseguenza, si scopre poco. Una scelta che adesso, dopo qualche settimana in più di lavoro, è molto ben visibile e che (numeri e risultati alla mano) sta decisamente pagando. Ciò significa che si possa parlare di Champions o che si possa dire che tutto funziona? Assolutamente no. Mancano altre prove, magari più impegnative rispetto a quella di Lecce, ma i segnali sono sicuramente positivi. L’importante, e qua veniamo alle dolenti note, è non dover perdere per troppo tempo Gudmundsson e, soprattutto, Kean. Perché la fortissima sensazione è che in questo momento sia lui il vero insostituibile della Fiorentina. 

Applausi per Schmidt

L'ex numero uno degli Uffizi mantiene la parola data e sta mostrando un atteggiamento serio e di grande buon senso

Bene, bravo, bis! Lo ammetto, durante la campagna elettorale per l'elezione del nuovo Sindaco/Sindaca di Firenze avevo molte perplessità su Eike Schmidt. E sia chiaro: i dubbi non erano legati alla sua personalità o al fatto che potesse essere la figura giusta per il centrodestra per tentare di prendersi Palazzo Vecchio. Al contrario. Ero e resto convinto che fosse un profilo corretto, sicuramente competitivo, ma che abbia pagato l'atteggiamento dei partiti che lo hanno sostenuto e certi torni non solo troppo forti per chi voleva rivolgersi soprattutto ad un elettorato moderato ma spesso anche strumentali.I miei dubbi, e così torniamo al punto di partenza, erano legati al contorno. La nomina a Direttore del Museo Capodimonte di Napoli infatti mi sapeva tantissimo di paracadute ed ero sicuro che in caso di sconfitta l'ex numero uno degli Uffizi avrebbe preso armi e bagagli, avrebbe lasciato Firenze venendo così meno al compito (capo dell'opposizione) che i cittadini gli avevano assegnato con il voto. E invece, ed ecco perché mi sento di dirgli “Bravo”, Schmidt ha preso e sta prendendo molto sul serio il suo ruolo e soprattutto, cosa molto rara purtroppo quando si parla di politici e politica, sta mantenendo la parola data. Aveva promesso che sarebbe rimasto in Consiglio Comunale, e così sta facendo.Non solo. Lo sta facendo con un atteggiamento molto serio e pazienza se questo in qualche occasione significa distinguersi dalle forze che lo hanno appoggiato alle elezioni. Mi riferisco, per esempio, alla discussione sull'estensione della ZTL o a quella sull'overtourism. Temi sui quali Schmidt ha appoggiato la maggioranza. “Nel mio modo di vedere la politica non ci trovo nulla di strano. In Consiglio, abbiamo votato a favore di una decina di proposte di Palagi (Sinistra Progetto Comune, ndr), il che non significa che ci vogliamo iscrivere a Rifondazione Comunista, ma solo che erano ragionevoli” ha detto qualche giorno fa in un'intervista al Corriere Fiorentino. Parole quasi commoventi, messe in bocca ad un politico. Ma forse chissà. A far la differenza è proprio il fatto che lui non sia un politico di professione. 

Meno di un mese al via...Palladino aspetta e spera...

Una squadra ancora (quasi) totalmente da fare

Ventisei. Non è un numero caso ma. Anzi. Molto più semplicemente, sono i giorni che separano la Fiorentina dall’esordio in campionato. Da oggi, al 17 agosto. Meno di un mese tra una squadra ancora (quasi) totalmente da fare ed una gara, col Parma, nella quale sarà determinante partire col piede giusto. Sia chiaro. Nessuno qua vuole alimentare ansie, preoccupazioni o catastrofismi. Il mercato è così, e certo i viola non sono gli unici a ritrovarsi in questa situazione. Anzi. Succede sempre così. Giusto quindi restare in paziente attesa e aver fiducia in chi deve costruire la rosa però, e sarebbe sbagliato far finta di nulla, di sicuro questa situazione non aiuta Raffaele Palladino. E’ questo, il punto. Quando si cambia allenatore ci sono sempre delle incognite e a maggior ragione se, oltre alla guida tecnica, si rivoluzionano pure stile di gioco e, come direbbero gli americani, “roster”. Per la Fiorentina questa è un’estate di cambiamenti profondi e basta pensare al centrocampo per capire di cosa stiamo parlando. Un reparto che ha perso Bonaventura, Arthur, Duncan, Maxime Lopez e Castrovilli e che, per il momento, non ha visto arrivare nessuno. Palladino insomma ha svolto tutta la prima parte di ritiro con i soli Mandragora e Bianco ed è partito per l’Inghilterra nella stessa identica condizione. Un bel problema, inutile girarci tanto attorno. Significa (appunto) che nella migliore delle ipotesi avrà una ventina di giorni per inserire gli inevitabili nuovi arrivi.I nomi, per il momento, son sempre quelli. Lovric, Tessmann, Torstvedt, Vranckx. Giocatori diversi, ma con un minimo comune denominatore: ora come ora, costano troppo. Per questo Pradè non ha ancora affondato il colpo. Stesso discorso (anche se in questo caso la sensazione è che l’affare sia molto vicino alla definizione positiva) per Colpani. Un calciatore che il mister conosce benissimo e che sarebbe felicissimo di ritrovare. Prima però, avrebbe bisogno di centrocampisti. Ed è vero che il mercato ha i suoi tempi e che è sempre agosto il mese più caldo ma la Fiorentina sapeva dalla primavera scorsa che si sarebbe ritrovata in questa situazione. Si poteva programmare un po’ meglio? La domanda è lecita. Per le risposte, ognuno può organizzarsi da solo…

Tensioni, scherzi e duelli: il dibattito dei candidati a La Nazione

Dalla sicurezza alla tramvia: il confronto elettorale organizzato dal nostro giornale con Firenze Fiera. Dieci in lizza per la poltrona di primo cittadino a Palazzo Vecchio

Fischi, applausi, proteste, risate. Quella del Palazzo dei Congressi, in occasione del dibattito organizzato da La Nazione e da Firenze Fiera sulle elezioni comunali di Firenze, è stata una platea piena e accesissima. Milleduecento persone che hanno seguito il confronto dei dieci candidati sindaco con attenzione, carisma, voglia di intervenire. Un successo. Circa due ore di confronto in cui i dieci a correre per la poltrona di primo cittadino a Palazzo Vecchio hanno avuto il tempo per presentare le proprie idee e i loro programmi sui temi più caldi e importanti di questa campagna elettorale. Tra i momenti più divertenti della serata, l’ultima domanda del giornalista de La Nazione Emanuele Baldi: “Con chi andreste in vacanza?”. Momenti di ilarità che tutti i candidati hanno condiviso con un sorriso dopo le comprensibili frizioni del dibattito. Alcuni hanno proposto di andare a fare un viaggio con Eike Schmidt “almeno porta la birra buona”. Ficcante la risposta di Sara Funaro: “Anche io andrei in vacanza con Eike Schmidt perché quando sarò sindaca mi potrà portare a Capodimonte a visitarla...”. È stato anche il palco delle proteste. In più occasioni tra la platea si sono alzati cori per la fine della guerra e delle ostilità in Terra Santa. “Palestina libera! Palestina libera!”, è stato intonato da parte del pubblico. E spazio al dibattito è stato lasciato anche ad alcuni manifestanti per il “No al comando Nato” contro l'istituzione di un comando Nato alla caserma Predieri a Rovezzano.  Ad accendere il dibattito, oltre ai candidati, anche i tantissimi sostenitori dell’uno o dell’altro candidato. A più riprese il confronto è stato interrotto a causa delle proteste, dei fischi, delle grida che arrivavano dal pubblico. Ma questo, in occasione di un dibattito elettorale tra dieci candidati a pochi giorni dalle elezioni, era quasi scontato. Purtroppo però a volte, i toni si sono accesi più del dovuto. Tra i momenti che hanno scaldato particolarmente il pubblico, se ne ricordano alcuni: quando il candidato di Firenze Vera, Andrea Asciuti, ha ipotizzato la reintroduzione del fiorino come moneta supplementare all’Euro. Ma anche quando il candidato Alessandro De Giuli, di Firenze Rinasce, ha ricordato la morte del politico Massimiliano Pescini sottolineando che “aveva un tumore” ed “era vaccinato”. Tante le proteste e i fischi dal pubblico. Comunque i cittadini hanno avuto modo di ascoltare le idee e le proposte dei candidati. Un’occasione per fare chiarezza sulle loro posizioni in merito ai temi più importanti di questa campagna elettorale. Primo tra tutti il tema della sicurezza, sul quale tutti i dieci hanno sottolineato che si può e si deve fare di più, per Firenze, ma soprattutto per i cittadini. Sull’altro tema più scottante, la tramvia, ci sono stati invece pareri discordanti, tra coloro che difendono il progetto a spada tratta, tra coloro invece che pensano che si possa fare meglio, e coloro invece che pensano che sia un totale fallimento.

Atene, tanto fascino ma per ospitare una finale europea serve altro

La scelta della UEFA per quanto visto sul posto è parsa quantomeno discutibile

L'ultimo “taccuino” di viaggio di questa triste e sfortunata trasferta ateniese è dedicata alla Uefa e, ovviamente, si lega proprio alla città di Atene. Una città come abbiamo provato a raccontare in questi giorni strana ma bella, contraddittoria ma affascinante. Colori, odori, persone, sensazioni. Un mix di realtà che convivono e che (appunto) fanno si che questo luogo gonfio di storia rappresenti una di quelle tappe che, almeno una volta nella vita, vanno affrontate. Il problema, e così veniamo al tema che vogliamo affrontare, è che probabilmente non è pronto per ospitare un evento come la finale di una competizione europea. Un traffico ingestibile nella quotidianità che è diventato semplicemente folle nella giornata di ieri, una metro totalmente non all'altezza (i treni anche in una giornata del genere passavano ogni 8-10'), i pochissimi luoghi adatti ad accogliere (per ore) una tifoseria in trasferta. Basta pensare al meeting point o alla fan zone. Ci siamo stati, e possiamo dire che le proteste dei tifosi viola arrivati da Firenze sono assolutamente giustificabili. Piazze piccole, senza un centimetro d'ombra e con pochissimi posti per sedersi. Per questo non possiamo che indicare nella Uefa la responsabile di quanto successo per aver scelto questa città come sede ospitante. E per fortuna che almeno lo stadio, quest'anno, era all'altezza. Non come un anno fa, quando quello di Praga si rivelò troppo piccolo per accogliere due tifoserie come quelle di West Ham e Fiorentina. Possiamo “prendercela” con Atene per l'organizzazione insomma (ma la gestione dell'ordine pubblico invece è stata quasi perfetta) ma anche in situazioni come queste, come in tutte quelle della vita, “puzza dalla testa”.

Firenze e fiorentini in trasferta, una macchia viola tutta da ridere

Ad Atene la stragrande maggioranza dei tifosi in mattinata ha invaso la città tra battute, scherzi e nessun comportamento negativo

Poche ore al fischio d'inizio della finale di Conference tra Olympiacos e Fiorentina e dei tifosi greci, ovviamente, nemmeno l'ombra. Del resto giocano in casa, e non hanno bisogno nè di muoversi in anticipo nè di visitare la città. E' stato particolarmente strano quindi, e allo stesso tempo bellissimo, girare per le vie di Atene e vedere (quasi) esclusivamente magliette viola. Una macchia uniforme in movimento, dal viale del Parlamento all'Acropoli, nei vicoli del centro fino alla Fanzone. Tanta gente e tutta, ed è su questo che mi piace soffermarsi, assolutamente ineccepibile sul piano dei comportamenti. Ed è vero, la parte di tifoseria che in qualche occasione in passato si è resa protagonista di fatti negativi è una ristrettissima minoranza che non si muove insieme alla massa, ma vi assicuro che non tutte le tifoserie in trasferta si comportano così. Basta pensare ai tifosi inglesi, o agli olandesi che anche negli ultimi anni hanno per esempio devastato il centro storico di Roma. I fiorentini no. I fiorentini girano scherzando, magari facendo un po' di rumore, ma è un sottofondo che non disturba mai e che anzi, spesso fa sorridere i padroni di casa. Battuta pronta e ironia, allegria e voglia di scherzare. Questa è Firenze, e vederla in versione "da esportazione" è ancora più bello.  

[FeD ATENE] Da Firenze ad Atene, una parola comune: ORGOGLIO

I cittadini della capitale greca, come i fiorentini, hanno un senso di appartenenza fortissimo

“Orgoglio”. Se devo pensare ad una parola o ad un concetto che accomuna i fiorentini con gli ateniesi (ma credo che il discorso si possa estendere a tutta la Grecia) è esattamente questo: orgoglio. Per quanto ci riguarda, credo non ci sia bisogno di aggiungere niente di particolare. Chi nasce e vive a Firenze ha dentro di sé un senso di appartenenza quasi unico. Questione di storia, di identità. È quel tipico modo di essere per il quale noi possiamo parlar male di noi stessi e della nostra città, discutendo e dividendoci su tutto, ma guai se a parlar male di Firenze e dei fiorentini è qualcuno che viene da fuori. Ecco. Girando per Atene in questi giorni, e parlando con tassisti, ristoratori e cittadini del posto infatti, si percepisce nitido lo stesso “orgoglio”. Figlio di motivazioni e soprattutto di storie diverse, ma molto simile al nostro. Si lamentano per la situazione economica e per le difficoltà (oggettive) che da anni ormai “picchiano” sulla città e sull'intera popolazione, ma sono pronti ad accendersi quando parlano della loro storia, di cosa significhi essere greci, di tutto quello che hanno passato per arrivare fin qua. In fondo, parliamo di una cosa “semplice”. La forza di un popolo, che quando c'è da soffrire o da combattere per qualcosa sa unirsi e compattarsi. Pronto a tutto, pur di difendersi. A Firenze, come ad Atene.  

[FeD ATENE] Tutto il mondo è paese

Anche ad Atene, così come a Firenze, il centro storico è ad uso e consumo dei turisti

Firenze, Atene. Mondi lontanissimi, per tantissimi versi opposti eppure, ad un primo sguardo, per certi versi anche simili. Sia chiaro. Qua non stiamo parlando di una città presa d'assalto dai turisti per la sua bellezza e con la residenza allontanata a forza dal centro storico. Anche qua però, all'ombra del Partenone, il centro storico è pieno di stranieri e soprattutto, ampie zone, sono a loro esclusivamente dedicate. Ristoranti, bar e locali con i menù scritti in inglese, i gestori fuori ad “auto promuoversi”, e la difficoltà (quasi l'impossibilità in alcuni rioni) nel trovare persone del posto. Impossibile sentir parlare greco. Inglesi, spagnoli, italiani (i primi fiorentini inizieranno ad arrivare oggi), tedeschi, americani. Sono loro, i padroni del quartiere “acropoli”. E tutto è tarato a loro misura. Immagino che sia un fenomeno non paragonabile a quello che si vede a Firenze (anche solo per numero di turisti presenti) ma è comunque tangibile. Quando si dice che questo tipo deriva (soprattutto se si parla di affitti brevi, per esempio) va affrontato e risolto prima di tutto a livello europeo insomma, parliamo di questo. Il rischio altrimenti, è che ognuna delle città più belle dell'Occidente (ma non solo) diventi una piccola, grande Disneyland e che, più che altro, unicità e tipicità diventino concetti sconosciuti. Sarebbe (per non dire che già è) un peccato imperdonabile considerando la straordinaria varietà che questo mondo ci offro.  

Stanchi delle polemiche: cittadini alluvionati pronti al corteo

“Ci era stato detto che sarebbe stato risolto tutto entro marzo, ma c’è ancora chi non ha ricevuto nulla. É ora che questi rimbalzi di responsabilità finiscano”

Comitati degli alluvionati di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, compatti per evitare che sulla questione dei rimborsi la colpa possa morire fanciulla. Per i cittadini rimasti sott’acqua è "stucchevole" la polemica degli ultimi giorni con il rimbalzo di responsabilità fra Governo e Regione. Mentre fervono i preparativi per la manifestazione di sabato 25 maggio – previsto un migliaio di partecipanti – che dall’hinterland raggiungerà il palazzo della Regione, a Firenze, nata proprio con l’intento di far sentire la loro voce. Una manifestazione pacifica, hanno tenuto a ribadire, ma al tempo stesso decisa nella rivendicazione dei propri diritti. Partendo invece dalla questione dei rimborsi, prima è stato il governatore Eugenio Giani, che martedì ha fatto il punto della situazione, a dire che finora "sono state liquidate 6.437 domande per un importo di 16,972,724 euro, pari al 67 per cento del totale, e che entro la fine di maggio si dovrebbe arrivare all’85 per cento delle richieste valide", Comunque ancora lontani dal 100% ipotizzato inizialmente per la fine di marzo. Giani, però, ha attaccato anche il Governo nazionale, affermando che "per quanto riguarda i 66 milioni per l’immediato sostegno, sono stati previsti in un decreto legge, ma coloro che poi hanno detto di averlo fatto, non hanno indicato le procedure affinché questi soldi si materializzassero nella disponibilità del commissario per passarli alle famiglie". Non solo, perché "sulle somme urgenze il Governo ha riconosciuto 122 milioni a fronte di una richiesta di 162 milioni, con un’inevitabile ricaduta sui Comuni già duramente colpiti". Tutto questo a fronte di "un piano da oltre un miliardo di euro di interventi dei quali a oggi non c’è stato alcun riscontro". In precedenza era intervenuta l’onorevole Chiara La Porta (Fratelli d’Italia), che, intervistata da La Nazione, aveva detto: "L’iter burocratico per l’erogazione dei soldi è in via di completamento. E’ una falsità dire che i 66 milioni in questione sarebbero stati soltanto promessi dalla presidente Meloni durante la firma, con il presidente Giani, del Fondo di sviluppo e coesione nel marzo scorso". Da qui il malessere diffuso dei comitati. Il coordinamento che racchiude Comitato Alluvionati Campigiani 2023, Comitato via Cetino e via Campanella e Comitato Arca di Noè (e ai quali si è unito il Comitato Bagnolo per l’alluvione, nel Comune di Prato) è concentrato sulla manifestazione di sabato, ma ci tiene a ribadire alcuni concetti fondamentali: "Di fronte al battibecco fra Regione e Governo - afferma Luca Ballerini – ci viene solo da sorridere. Che si trovi una soluzione perché i cittadini, già duramente provati dagli ultimi mesi, non possono e non devono trovarsi nel mezzo a una querelle politica". Sulla stessa lunghezza d’onda il Comitato alluvione Campi 2023, presieduto da Marco Celli: "E’ arrivato il momento che questi rimbalzi di responsabilità finiscano – queste le sue parole - e che i soldi stanziati arrivino ai cittadini. Ci era stato detto che sarebbe stato risolto tutto entro marzo, siamo a giugno e c’è ancora chi non ha ricevuto i primi 3.000 euro. La gente è stanca e chiede solo che chi ne ha le competenze, metta davvero le mani alla questione dei rimborsi, anche dal punto di vista burocratico, se di questo effettivamente si tratta, e che la situazione si sblocchi una volta per tutte".

Franchi, dati e numeri in attesa del restyling

Quasi 16 milioni al botteghino, record nell’era Commisso. Dall’anno prossimo capienza a 22 mila tifosi

Quindici milioni e 909.745 euro. È la somma dei ricavi complessivi della Fiorentina, tra biglietti e abbonamenti, nella stagione 2023-24. Per le 19 gare di serie A (con 17.252 abbonati) giocate allo stadio Franchi, gli introiti sono stati pari a 12 milioni e 392.353 euro; 2 milioni e 415.324 euro invece sono arrivati dalle sette partite di Conference League e 1 milione e 102.068 euro dalle tre sfide al Franchi di Coppa Italia (Parma, Bologna ed Atalanta). Rispetto alla stagione 2022-23 (dove i viola hanno fatto un cammino analogo, ovvero 19 gare di campionato e raggiungimento delle semifinali di Conference e Coppa Italia) si registra un incremento di oltre due milioni. Salgono i ricavi ma scendono gli spettatori. Nella stagione 2022-23 la media per gli incontri dei serie A fu di 32.200, mentre nella stagione odierna si è scesi a 28.807. La differenza di 3.393 spettatori è in parte dovuta alla differenza di abbonati che nel 23-24 è diminuita di 4.675 tifosi. L’aumento del costo dei biglietti per le singole partite e per le tessere stagionali, annunciato da Barone nel giugno del 2023 («per la prossima stagione — disse il direttore generale viola in conferenza stampa — mi dispiace annunciare che ci sarà un ritocco sull’abbonamento e sui prezzi dei singoli biglietti»), ha consentito al club di stabilire il record di ricavi da biglietteria. Inoltre bisogna considerare che per le sfide casalinghe con Lazio, Roma, Milan, Genoa, Sassuolo, Monza e Napoli la curva Ferrovia è rimasta chiusa al pubblico a causa dell’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’impianto a cura del Comune di Firenze. La media spettatori per le 12 partite con la Ferrovia disponibile è stata pari a 29.757 e con il settore chiuso è scesa a 27.177 (meno 2.580 per incontro). Ma vediamo un po’ di dettagli: Fiorentina-Juventus con 38.225 spettatori ha stabilito il record stagionale di pubblico e di incasso con 1 milione e 254.077 euro; segue la sfida con l’inter (35.084 tifosi e incasso di 1 milione e 188.118 €). Sul podio il match contro Milan che, malgrado la curva Ferrovia chiusa, ha fatto registrare 34.273 paganti che hanno fruttato 1 milione e 212.150 euro. La partita di campionato con minor pubblico e incasso più basso è stata quella contro il Sassuolo: 22.575 paganti per 425.880 euro. Nelle sfide internazionali di Conference League il record di incassi e pubblico è stato stabilito nella semifinale col Bruges (730 mila euro con 27.516 paganti); solo 107 mila euro dai 6.738 presenti col Maccabi Haifa (sul match gravarono molte limitazioni per questioni di sicurezza). In Coppa Italia il record di incassi spetta alla semifinale contro l’Atalanta (497 mila euro arrivati dai 21.560 spettatori), ma nei quarti contro il Bologna è stato stabilito quello di presenze sugli spalti (25.079). Per tutta la prossima stagione, a causa dei lavori di ristrutturazione dello stadio, sarà chiusa al pubblico la curva Fiesole (con parte di Maratona e Tribuna). La capienza massima garantita (stando a quanto emerge dalla convenzione sottoscritta a fine aprile tra Fiorentina e Comune) sarà di circa 22 mila spettatori. Una capacità inferiore rispetto alla media di quasi 29 mila tifosi raggiunta nella stagione che sta per finire. La perdita di spettatori potrebbe essere tamponata da un politica di prezzi leggermente al rialzo, ma questo sarà più chiaro a estate inoltrata. Quando il club farà sapere le modalità di acquisto dei biglietti per la prossima stagione. E quando i tifosi, con il calciomercato già entrato nel vivo, si saranno fatti un’idea sulle ambizioni viola per il prossimo futuro.

Tour de France, eventi e incontri. Sale l’attesa per la Grand Boucle

Spettacoli teatrali, iniziative didattiche, documentari e ciclopasseggiate

Prosegue il cartellone di eventi in programma in attesa della partenza da Firenze del Tour de France, fissata per il 29 giugno da Firenze. Questi quelli in programma nei prossimi giorni: il 18 maggio una ciclopasseggiata a Borgo San Lorenzo, il 19 alla compagnia delle seggiole di Firenze uno spettacolo teatrale su 'Bartali, il bene si fa ma non si dice', il 21 un documentario ai canottieri di Firenze che ripercorre la storia del Tour a partire dal1903, il 25 l'Uisp Firenze organizza una ciclopasseggiata in notturna nel centro di Firenze, poi una serie di inziative nel circondario fiorentino (qui la lista di tutti gli eventi).La prima tappaIl 29 giugno 2024, per la prima volta nella sua storia ultracentenaria, il Tour De France partirà dall'Italia, da Firenze, precisamente dal Piazzale Michelangelo, per poi prevedere altre due tappe italiane fino a Torino, con il confine che sarà varcato solo il quarto giorno. La prima tappa, 205 chilometri, inizierà quindi nella terra natale di Gino Bartali e Gastone Nencini e si concluderà a Rimini, dove Marco Pantani, l'indimenticabile 'Pirata' vincitore dell'edizione del 1998, è morto nel 2004.Sabato 29 giugno il Tour de France prenderà il via da Firenze con un percorso che, dopo una 'visita' anche al Viola Park, andrà dalle Cascine a piazza della Signoria, dove ci sarà il taglio del nastro e il via istituzionale. Nel percorso da Firenze a Rimini la carovana gialla passerà da varie località della Città Metropolitana di Firenze, passando dai comuni di Bagno a Ripoli, Pontassieve, Pelago, Rufina, Dicomano, San Godenzo, per poi inerpicarsi nel mitico passo del Muraglione e il valico dei tre Faggi, per poi scendere verso la Romagna, una delle terre più appassionate di bici.Per Firenze si parla di un indotto economico di almeno 20 milioni di euro. Per la prima tappa, tra Firenze e i vari Comuni attraversati dalla corsa, sono attese 800mila persone a fare il tifo.

Stritolato dai rulli, ennesima morte sul lavoro

Nicola Corti, barghigiano di 50 anni, ha perso la vita in un tragico incidente. Stava lavorando al macchinario della laminazione ed è rimasto incastrato

Tragedia sul lavoro a Fornaci. Un operaio di 50 anni, residente nel comune di Barga, Nicola Corti, è morto all’interno dello stabilimento della Kme. L’uomo è rimasto schiacciato tra due rulli del laminatoio. Il fatto è avvenuto all’interno del reparto laminatoio sesto presso il Forno Flottante, forno dove scorre il nastro di metallo che deve essere laminato e che va in continuo. Corti è stato trovato schiacciato tra i rulli che si trovano però all’uscita dell’impianto di laminazione. Non si sa il motivo per il quale il cancelletto di ingresso al macchinario era in quel momento aperto, ma per qualche motivo l’operaio si è comunque avvicinato ai rulli e lì ed è avvenuta la tragedia. In quel momento Corti era solo al macchinario. L’hanno trovato i colleghi quando sono tornati dalla cena.Erano circa le 19 di ieri, 15 maggio, il momento della pausa cena alla quale si va a turno. Nicola era rimasto a controllare il funzionamento del macchinario. Ma qualcosa evidentemente è andato storto e solo le indagini immediatamente avviate potranno ricostruire quello che è accaduto. Proprio i colleghi, atterriti dall’accaduto, hanno immediatamente dato l’allarme. La chiamata al 118 è stata alle 19 e sul posto è immediatamente arrivata l’ambulanza India con infermiere a bordo dalla Misericordia del Barghigiano, ma non c’era già più niente da fare. E’ intervenuta anche la Mike della Misericordia di Borgo a Mozzano. Proprio il medico a bordo non ha potuto fare altro che constatare la morte dell’uomo. Sul posto anche i carabinieri per i rilievi del caso oltre ai tecnici del servizio di Prevenzione Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’azienda sanitaria.Alla KME la notizia si è immediatamente sparsa ed ha raggelato tutti, dal direttore che era lontano da Fornaci e si è precipitato il prima possibile sul luogo della tragedia, a tutti gli operai, ai componenti della RSU ed i sindacati. Nessuno si sa spiegare per il momento che cosa è successo, ma nelle ore immediatamente dopo l’accaduto poco contava tutto questo. Da parte dell’azienda ieri sera nessun commento ufficiale all’accaduto. Trapelava solo tanto sgomento e dolore per questa tragedia per la quale sarà doveroso, è stato però detto, appurare quanto prima i fatti.Nicola a Barga lo conoscevano tutti come del resto la sua famiglia. Una vita di lavoro alla KME, dove entrato giovanissimo, negli anni ’90. Ieri era quasi a fine turno, il turno 14-22. Poche ore dopo avrebbe lasciato il posto ai colleghi del turno di notte e sarebbe rientrato nella sua Barga dove lascia la moglie Rachele e la figlia Giorgia, oltre alla mamma.

Col Napoli prova generale per la finale

Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone

Tutti, ma proprio tutti, ci auguriamo che la finale di Atene vada nel migliore dei modi e che quindi, il prossimo anno, la Fiorentina possa finalmente salire un gradino e partecipare all'Europa League. Sarebbe un risultato importante e porterebbe con sè valanghe di vantaggi: economici, prima di tutto, di prestigio, considerazione e capacità di attrarre giocatori importanti. Fatta questa premessa, fa sinceramente sorridere ascoltare la teoria di quelli che "piuttosto che giocare ancora la Conference meglio restar fuori dall'Europa". Prima di tutto perché questa società ha quasi l'obbligo, per la sua storia, di essere protagonista nelle coppe. E poi perché difficilmente si cresce tornando indietro e quindi, se non sarà possibile salire di livello, meglio comunque ripresentarsi ai nastri della Conference, e provare ad essere ancora una volta protagonisti. Per questo, quella di domani col Napoli, è una partita che la Fiorentina deve vincere. Una specie di "finale anticipata" per poi si, davvero, concentrare tutte le attenzioni sull'Olympiakos. Battere Kvara e compagni infatti vuol dire garantirsi un altro pass per l'Europa e, come detto, la Fiorentina (come mminimo) è lì che deve stare. Lo sa bene anche Vincenzo Italiano che, arrivato all'ultima al Franchi da allenatore viola, venerdì sera manderà in campo la miglior formazione possibile. Sarà insomma, una prova generale. Buona per testare la condizione dei giocatori più importanti (Bonaventura su tutti), per capire se Ikonè e Belotti hanno recuperato e per fare il pieno di entusiasmo in vista del 29 maggio. Non sarù, tanto per esser chiari, una gara come tutte le altre. Sarà una di quelle serate nelle quali lo stadio sa e può far la differenza. Un ultimo sforzo, in campionato, prima di darsi appuntamento sotto al Partenone.

Gru e cantieri, lo skyline stravolto di Firenze

Tante, troppe, le scale di ferro che spiccano dallo skyline del centro storico. La domanda di fiorentini e turisti è legittima: “Perché tutti adesso questi lavori?”

Una. Due. E non c’è due senza tre. Poi un bel poker, quattro. Provate a volgere lo sguardo dalla torre della Zecca Vecchia verso il Ponte Vecchio, poi alzate gli occhi di 30 gradi o giù di lì. Risultato: una sfilza di gru che spuntano come funghi ad ottobre. Non esattamente in un hub commerciale o in un interporto di periferia. Ma sul crinale morbido che dal piazzale discende all’Arno e che noi non chiamiamo la collina più bella del mondo solo per non essere tacciati ancora una volta del solito rinascimentale provincialismo.Interventi perfettamente legittimi, maquillage a edifici storici con ogni permesso del caso, non lo mettiamo in dubbio. Ma il punto è un altro: per un attimo svestiamo i panni dei cronisti prima, e dei cittadini poi, e ci limitiamo a una semplice osservazione: al netto della necessità di ogni singolo intervento, era davvero necessario calendarizzarli tutti insieme disegnando un panorama, oggi si dice skyline, non certo brutto, ci mancherebbe, ma inutilmente depotenziato della sua esplosiva bellezza?E ancora, provate a salire al Piazzale, e stavolta lo sguardo buttatelo in giù: assieme alle succitate gru ne scorgerete altrettante in direzione Piana, assieme a quella ormai monumentale in mezzo al Corridoio Vasariano, che praticamente accompagna ormai ogni fiorentino dalla culla alla calvizie dell’età matura. Forse in queste settimane di nevrotica campagna elettorale, dove si tiene costantemente lo sguardo orizzontale a cercare grane varie ed eventuali, oggi da denunciare domani da annotare in agenda, converrebbe verticalizzarlo, quello sguardo, e dare un’occhiata a quello che succede, per esempio, nella collina di San Niccolò. Perché certe grandi bruttezze non si annidano soltanto nell’improbabile campionario di chincaglierie esposte - grembiuli con le grazie del David in bella mostra, maschere veneziane anche se il Ponte di Rialto non è esattamente a Bellariva - ma a volte sono, anche per così dire, sospese in aria.

A Firenze il G7 del turismo digitale ed eventi, IL FUTURO È QUI

A novembre il dibattito sugli strumenti che servono a crescere, soprattutto dopo lo stop per il Covid. Il presidente Federalberghi, Bocca: “Possiamo e dobbiamo fare molto di più. Sulla tecnologia siamo in ritardo”

La spiaggia è affollata di turisti in costume. I più arditi fanno anche il bagno. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, dopo tre giorni dedicati ai 450 delegati alla 74ma assemblea nazionale dell’Associazione si rilassa davanti a uno spaghetto alla trabaccolara (uno dei piatti tipici di Viareggio) e a un bicchiere di pinot grigio in purezza. Lo sguardo è rivolto alla linea del mare. Sull’infinito. Che è poi anche il quid che può segnare il turismo nel nostro Paese. "Basta solo rendersene conto e mettere in atto – osserva – quelle misure necessarie per farne davvero la prima industria". E da Viareggio, città che ama sin da quando ci veniva ragazzino con la famiglia, annuncia, insieme al ministro Daniela Santanché e a quello dello sport e dei giovani, Andrea Abodi, che a novembre (dal 13 al 15) Firenze ospiterà il G7 del turismo."Per tutto il comparto – chiosa Bocca, che è anche presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – sarà un’opportunità per valorizzare l’Italia (da nord a sud) e per discutere sugli strumenti che servono per crescere, soprattutto dopo lo stop per la pandemia".Del resto gli investimenti del settore, cresciuti del 26% lo scorso anno, sono previsti ancora in aumento per il 2024, anche se a ritmo un po’ inferiore. Tra le direzioni in cui investire resta prioritaria la digitalizzazione visto che la percentuale di imprese italiane di alloggio e ristorazione che usa l’e-commerce oggi è il 31% contro il 64% della Spagna. "In questo campo - mette le mani avanti Bocca – possiamo e dobbiamo fare molto di più. Sul digitale siamo molto in ritardo rispetto agli altri Paesi: noi siamo bravi ad attirare turisti ma meno bravi a farli tornare. Per questo è importante organizzare eventi nelle città, per destagionalizzare i flussi e creare occasioni di ritorno".Ed è proprio sul traino dati dai grandi eventi sportivi che si è incentrato il focus acceso dalla 74^ Assemblea nazionale di Federalberghi. E, fortunata coincidenza, l’incontro di categoria si è aperto all’indomani della partenza da Torre del Lago Versilia della sesta tappa del Giro d’Italia, ma anche nell’anno del centenario della morte di un’icona della lirica internazionale come Giacomo Puccini. Eventi che sono traino per i turisti ma anche eredità preziosa per le città che li ospitano e devono migliorarsi con opere e infrastrutture. Sportivi, culturali, religiosi, non ci sono limiti alle bellezze e al genio italiano. "L’aspettativa che si crea nell’immaginario collettivo riguardo la programmazione di grandi eventi – aggiunge Bocca – ha un valore esponenziale, sia per i nostri concittadini sia per il turismo straniero: pianificare competizioni sportive internazionali, festival e anche concerti con star di grande richiamo può essere la chiave che ci serve per aprire al futuro, con la consapevolezza che l’emozione che questi incontri producono nel turista-fruitore è così profonda da lasciare il segno e, soprattutto, la voglia di tornare".Ma con un’avvertenza: "Gli hotel – conclude il presidente di Federalberghi – non possono continuare a essere visti con un bancomat, ogni volta che c’è bisogno di soldi si alza la tassa di soggiorno. Meglio pensare, come a New York, a una city tax".

Firenze, sale la febbre da Tour de France

Mentre il Giro d’Italia sbarca in Toscana la città si prepara ad accogliere la carovana gialla

Sono questi i giorni del Giro d’Italia in Toscana, ma nei pensieri di chi ama il ciclismo resta sempre anche il Tour de France. La grande partenza per la prima volta sarà in Italia, perché gli organizzatori francesi hanno scelto una capitale della cultura e della storia come Firenze. Domani mancheranno 50 giorni al grande evento e il conto alla rovescia è già iniziato. Nelle varie località interessate al passaggio della gara, si riparano le strade oppure viene rifatto l’asfalto, mentre qualche bandierina e drappo giallo si vede già in giro, anche se il 29 giugno è ancora lontano. Firenze stringe i tempi per rendere straordinaria la partenza, nei vari luoghi della città dove la corsa sarà ospitata, come piazza della Signoria, piazzale Michelangelo, piazza S.Croce dove sarà allestito il ’Villaggio Giallo’ con stand e gazebo. Lo spazio operativo per le centinaia e centinaia di addetti ai lavori sarà quello previsto nel parco delle Cascine.Al Giro sono quasi 2.500, al Tour si arriva quasi al doppio. Dagli organizzatori arriva la conferma che giovedì 27 giugno ci sarà la presentazione delle squadre, il cui programma è ancora da definire e lo sarà nelle prossime settimane quando il direttore dell’organizzazione Christian Prudhomme è atteso nuovamente a Firenze. Proprio i due giorni che anticipano la partenza saranno ricchi di iniziative e la cerimonia di presentazione si annuncia spettacolare. Nel giorno della partenza ancora tantissima animazione alle Cascine per il raduno degli atleti. Il gruppo sfilerà per alcuni chilometri attraversando il centro della città la zona di Ponte Vecchio, il piazzale Michelangelo fino al Viola Park dove ci sarà la partenza della prima tappa che porterà i corridori in 206 chilometri. Una tappa dedicata a Gino Bartali e Gastone Nencini, i due campioni toscani che hanno vinto la corsa francese, e a Marco Pantani, con l’arrivo e la partenza della seconda tappa da Cesenatico.Ma la Grande Boucle porterà nelle prossime settimane altre iniziative che stanno per essere definite in tutti gli aspetti e particolari, con manifestazioni riservate ai giovanissimi del pedale e non solo, e ci saranno delle mostre particolari. A Firenze e in tutta la Toscana, mentre il Giro lascia la nostra regione, cresce l’attesa per la partenza della corsa gialla. Sarà un 29 giugno da non dimenticare, una grande festa "perché in Toscana – come diceva il grande Alfredo Martini – l’amore per il ciclismo non ha confini e guai a tradirlo".

Vannacci, Palazzo Vecchio e la “guerra” interna al centrodestra

L’ipotesi di candidare il generale nelle liste per le comunali fa discutere e irrita Eike Schmidt

“Io voglio candidarlo in Consiglio comunale. Salvini lo sa. E secondo me per la Lega fiorentina sarebbe un grande colpo”, dice Federico Bussolin, il capogruppo della Lega in Palazzo Vecchio. Bum! La bomba è esplosa qualche giorno fa e ha inevitabilmente scatenato un infinito vortice di polemiche. Del resto, quello del generale Roberto Vannacci, non è esattamente un nome di secondo piano. E se sul profilo si possono ovviamente avere giudizi di ogni tipo (in particolare dopo le ultime uscite sulle classi separate per i bambini disabili) è difficile negare che la sua sia una presenza ingombrante e chissà, elettoralmente rilevante.Il problema è che la Lega farà parte della coalizione che sosterrà Eike Schmidt. Uno che, per provare la scalata a Palazzo Vecchio, ha scelto un profilo lontano che più lontano non si può rispetto a quello rappresentato da Vannacci. “Io sono un moderato”, ha detto fin da subito l’ex direttore degli Uffizi. Una definizione (“moderato”) che mal si accompagna a idee, parole e opere del soldato più chiacchierato d’Italia. Non a caso, lo stesso Schmidt, ha preso immediatamente le distanze. “Non ne abbiamo parlato. Ma se questo tema venisse proposto è chiaro che le posizioni sono in forte contrasto con le posizioni della coalizione, della lista civica e le mie personali anche. Siamo lontani, si potrebbe dire che per certi versi siamo agli antipodi”. Parole chiare, che testimoniano un malcelato fastidio.E pazienza se Fratelli d’Italia (il partito che più di ogni altro ha sponsorizzato il nome di Schimdt) ha inserito in lista l’ex Casapound Lorenzo Caglieri. Perché quella è stata una scelta tenuta senza troppi problemi “nascosta”, mentre Vannacci è il classico elefante in cristalleria. Difficile, sostanzialmente impossibile, che non se ne parli. Lo sapeva e lo sa bene la Lega e la sensazione (per non dire la certezza) è che lo abbia fatto esattamente per quello. Del resto, gli ultimi movimenti di Matteo Salvini, vanno esattamente in quella direzione: far concorrenza a Fratelli d’Italia e, se possibile, creargli qualche problema. Sembrava una “partita” da giocare soprattutto o esclusivamente a Roma e pensando alle europee ed invece, all’improvviso, si è spostata che su Firenze. Un piccolo(?) ostacolo in più, sulla strada per Palazzo Vecchio di Eike Schimdt. 

Fiorentina, perché il campionato non va abbandonato

In molti vorrebbero che i viola lasciassero da parte la serie A per concentrarsi solo sulle coppe ma la squadra non se lo può permettere

E adesso Salerno. Certo, a molti potrà sembrare una specie di follia. Eppure, nonostante sia ormai opinione diffusa che la Fiorentina debba mollare il campionato e puntare tutto sulle coppe, sarebbe una scelta inutile se non addirittura dannosa. Certo, ciò non significa che la prossima semifinale di ritorno di Coppa Italia con l'Atalanta e quindi il doppio confronto col Bruges non debbano avere la priorità, ma tra dare una scala di valori e decidere (scientificamente) di mettere da parte il cammino in serie A vorrebbe dire soltanto farsi del male.Per diversi motivi. Il primo: chiunque parli con un addetto ai lavori si sentirà dire che non esiste professionista o squadra capace a comando di attaccare o staccare la spina. Esiste solo un modo per tenere alto il livello dell'attenzione: esercitarla in continuazione. Il secondo: in questo rush finale di campionato ci sarà bisogno di tutti e se i viola hanno una possibilità di arrivare di nuovo in fondo a tutte le competizione questa passa dal fatto che ogni singolo calciatore raggiunga o mantenga il top della condizione. Questo però, è possibile soltanto alternando riposo e minuti giocati. Tenere sempre in panchina i migliori in campionato insomma, non sarebbe la strada per averli al top nelle coppe. Il terzo: qualcuno ha la certezza che la Fiorentina riuscirà a vincere un trofeo e, quindi, che attraverso la Coppa Italia o la Conference riesca a garantirsi l'Europa anche per la prossima stagione? Ovviamente no. E visto che anche grazie a quanto fatto da Italiano e i suoi l'ottavo posto in campionato porterebbe con sé il pass per un'altra stagione europea allora beh, meglio provarci.La classifica infatti non è bella ma scalare un paio di posizioni (calendario alla mano) non appare impossibile. E' complicato, certo, anche perché le energie non sono tantissime. Rinunciarci però, non è la risposta. Meglio insomma tentare fino all'ultimo di restare in corsa su tutti i fronti, cercando così di tenersi aperte ogni porta possibile. Perché un conto è provarci, ma magari non riuscirci. Un altro, ben più grave, sarebbe arrendersi.  

Sventola solo la bandiera di Eike Schimdt

All’evento all’ex Teatro Tenda nessuna bandiera di partito. La strategia è chiara: apparire come un uomo indipendente e non legato alle forze che lo sostengono

Tante persone (circa 1500) ma nemmeno una bandiera di partito. E chissà, magari è proprio questo il manifesto della strategia che Eike Schimdt ha in mente per conquistare Palazzo Vecchio ed espugnare uno degli ultimissimi, apparentemente inattaccabile, fortino della sinistra. Missione complessa. Eppure, se dalla serata di ieri doveva arrivare un segnale, di certo l’ex direttore degli Uffizi può guardare con discreto ottimismo alla propria rincorsa. Entusiasmo, partecipazione, volti non proprio appartenenti al pantheon del centrodestra. Gli elementi per lui incoraggianti insomma non mancano.Certo, di strada ne dovrà fare parecchia e agli slogan e ai titoli dovrà aggiungere proposte concrete e (soprattutto) credibili. Per il momento infatti, Schmidt si limita a slogan e immagini ad effetto: tramvia da ripensare se non da stoppare; basta finti studentati; Cascine come Central Park; meno multe; bocciatura del restyling del Franchi. Sono questi alcuni dei punti toccati senza che, per il momento, venga spiegato quali siano, nel concreto, le alternative.Il tratto più interessante della sua strategia però, questo si molto ma molto chiara fin dai mesi scorsi quando ancora non era ufficiale la candidatura, è la volontà di smarcarsi il più possibile dai partiti che lo sosterranno. “Sono un antifascista”, disse tempo fa. “Mi ritengo un uomo di centro molto moderato”. Parole non esattamente in linea, per esempio, con chi (Fratelli d’Italia) ha spinto più di tutti per il suo nome. Una presa di distanza ribadita ieri appunto, in un ex Teatro Tenda privo di qualsiasi bandiera di partito. L’idea è chiara, e comprensibile: in una città da sempre molto legata al centrosinistra e nella quale le forze di destra hanno sempre faticato moltissimo ad imporsi, Eike Schimdt vuole con tutte le sue forze apparire come una persona non legata a quel mondo rimarcando con insistenza il suo essere “civico”. Ci riuscirà? O alla fine il marchio di candidato di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia gli si attaccherà addosso? Difficile dirlo ma di sicuro, da questa sua operazione di “camuffamento”, passano buona parte delle sue speranze. 

Pd e M5s, il triste balletto alla ricerca di un’intesa

A Roma continuano a trattare per un possibile sostegno del Movimento Cinque Stelle a Sara Funaro ma sui temi fondamentali le visioni sono opposte

“Ma no ma si ma su ma dai”. Chissà se qualcuno dalle parti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle conosce quella canzone. Di certo, a vedere quello che sta accadendo nella trattativa (infinita) per la possibile alleanza alle prossime elezioni amministrative, pare che abbiano deciso di seguirne il testo alla lettera. Prima si, poi no, poi boh, poi si vedrà, ma magari anche no, chi lo sa. Un tira e molla che ogni giorno si aggiorna di nuove sensazioni a targhe alterne. Accordo si, accordo no, accordo più vicino, accordo quasi arenato e in bocca al lupo a chi cerca di capirci qualcosa.La realtà, di cui questo eterno balletto è prova tangibile, è che l’indecisione e le divisioni regnano sovrane all’interno dei due schieramenti. Ci sono rappresentanti del PD che premono per l’intesa e altri che, al contrario, pensano che “imbarcare” gli stellati sarebbe più un danno che altro. Stesso, identico discorso nel M5S. Qualcuno vorrebbe l’intesa, altri preferirebbero correre da soli. La premessa comunque, è che la partita si gioca soprattutto a Roma. Sono Elly Schlein e Giuseppe Conte a dover decidere, facendo di Firenze soltanto uno dei tasselli di quel Campo Largo da coltivare in vista delle prossime (chissà quando) elezioni politiche. Ma ha senso? Ha senso far piovere sulla testa dei territori decisioni imposte dalla Capitale? Non sarebbe meglio lasciare che siano i vertici locali a mettersi (o non mettersi) d’accordo?Il rischio altrimenti, è costruire alleanze poggiate sostanzialmente sul nulla. Basta pensare alla durissima opposizione che il M5S ha sempre fatto al PD in questi anni e, soprattutto, al fatto che tra dem e grillini le visioni sono di fatto opposte su tutti i temi più importanti: aeroporto (Pd a favore della nuova pista, Movimento contrario), alta velocità, tramvie. La soluzione, dicono i bene informati, sarebbe evitare di citare tali argomenti nell’eventuale programma comune? Ma che senso avrebbe? Davvero, si può pensare di governare insieme una città con queste premesse?Forse sarebbe meglio ammettere che, almeno a Firenze, questo matrimonio non s’ha da fare. Confrontarsi tema su tema, votare insieme quando si è d’accordo o scontrarsi quando si hanno visioni diverse. Un rapporto onesto, leale, serio. Parole che molto spesso però, quando si parla di politica, si perdono per strada.

Il Gallo non canta, ma grazie a lui la Fiorentina ha rialzato la testa

Il centravanti viola non segna dalla partita col Frosinone ma contro il Viktoria Plzen avrà l'occasione per sbloccarsi

Ormai è diventata una specie di maledizione. Cambiano i giocatori ma, all'apparenza, il risultato resta sempre lo stesso: il centravanti non segna. E così, dopo i tentativi falliti (almeno in parte) con Cabral e Jovic, dopo il flop Nzola e dopo aver capito che Beltran è si un giocatore di grande prospettiva ma che il suo ruolo non è quello di prima punta, adesso è il turno di Belotti. Un altro che, da quando si è infilato la maglia della Fiorentina, pare essersi dimenticato cosa voglia dire segnare. Certo, i numeri lascerebbero poco spazio alle interpretazioni: 12 presenze, 1 gol. Quella col Frosinone insomma, arrivata tra l'altro all'esordio da titolare, è rimasta l'unica gioia per il Gallo.Messa così, ci sarebbe poco altro da aggiungere. Eppure, pur riconoscendo che un centravanti va giudicato soprattutto per quanto segna, sarebbe ingeneroso limitarsi a quello e cancellare tutto il resto. Basta guardare le partite dei viola per accorgersi di quanto l'ex attaccante di Toro e Roma abbia cambiato (in meglio) il volto alla squadra. Oggi infatti la Fiorentina riesce ad appoggiarsi sul suo punto di riferimento, può dargli palla e rifiatare nei momenti di difficoltà, può sperare in una sua sponda o spizzata che liberi al tiro gli esterni o il trequartista di turno. Come diceva Boskov: “Come gioca punta gioca squadra” e adesso, i viola, attaccano decisamente meglio rispetto a quanto succedeva nella prima parte di stagione.Certo, non ci si può accontentare. Anzi. E' giusto pretendere che Belotti inizi a trovare la porta con continuità anche perché, salvo qualche eccezione, in tutte le partite ha avuto sui piedi o sulla testa le occasioni per farlo. Basta pensare alla gara col Milan nella quale, con un pizzico di fortuna e di precisione in più, avrebbe potuto segnare una tripletta. Per questo, quella di domani col Viktoria Plzen, può e deve essere l'occasione giusta per sbloccarsi. Perché se la Fiorentina vuol sperare davvero di arrivare fino in fondo nelle due coppe e di restare aggrappata al treno che porta in Europa in campionato, non può che augurarsi che il suo centravanti scacci la maledizione e ritrovi la via della porta. Altrimenti, il rischio, è che finisca come lo scorso anno. Arrivare lì, ad un passo dal sogno, per poi doversi svegliare proprio sul più bello.  

Due mesi al voto, ma di programmi non parla nessuno

Sia nel centrosinistra che nel centrodestra si ragiona soprattutto di nomi e alleanze ma la città ha bisogno di proposte concrete

Due mesi. Tanto manca, oggi, alle elezioni dell’8 e del 9 giugno. Sessanta giorni esatti prima che Firenze torni alle urne per eleggere il successore, o successora, di Dario Nardella. Dopo mesi e mesi di chiacchiere insomma, è (o sarebbe) tempo di fare sul serio. Eppure, a leggere e ascoltare ciò che accade in città, pare che a nessuno importi di raccontare che cosa abbia in mente. Nemmeno il tanto atteso annuncio di Eike Schmidt, almeno per il momento, sembra aver impresso una svolta. Anzi.Ufficializzata la propria candidatura infatti, l’ex direttore degli Uffizi ha fatto sapere che presto presenterà il proprio programma. Ma si, con calma. Meglio, per il momento, iscriversi all’”appassionante” partita di nomi, alleanze, liste civiche, campi larghi o stretti. Basta dare uno sguardo ai giornali di oggi. Nessun accenno a proposte concrete o idee precise almeno su temi fondamentali come infrastrutture, sicurezza, emergenza casa. Soltanto un’infinita serie di ipotesi su chi potrebbe sostenerlo e su quante liste creare a suo supporto. Temi che immaginiamo appassionino parecchio i cittadini.E vogliamo parlare del centrosinistra? Sono passati ormai sei mesi (più o meno) dal lancio della candidatura di Sara Funaro e ancora non si sa nemmeno come e chi la sosterrà: ci sarà l’accordo con i Cinque Stelle? Alla fine si troverà un’intesa con Matteo Renzi (che nel frattempo ha messo in campo Stefania Saccardi) o tutto resterà come da alleanze iniziali? E alla sinistra del PD? Cosa ne sarà dell’Associazione 11 Agosto di Tomaso Montanari e del movimento di Cecilia Del Re? Punti interrogativi di certo dirimenti, ma niente che possa interessare alla gente.Eppure, appunto, tra sessanta giorni si vota. Sarebbe il caso insomma, in mezzo a questa appassionante telenovela legata a nomi e alleanze, di iniziare a mettere sul piatto programmi concreti. Anche perché nei prossimi anni si dovranno giocare partite a dir poco decisive: l’aeroporto, l’alta velocità, il caro affitti, la sicurezza, la crisi demografica. Temi sui quali è giusto che i fiorentini conoscano in anticipo come la pensano i vari candidati. Temi, più che altro, sui quali servono e serviranno proposte precise. Ci si arriverà? Chissà. Nel frattempo, nei palazzi della politica, si continua a discutere di se stessi. E poi ci si chiede come mai il primo partito sia sempre più quello dell’astensione…

Il post alluvione: un (triste) film gia’ visto

Purtroppo, era tutto molto prevedibile. E purtroppo, a pagare, sono sempre i cittadini

Purtroppo, era tutto molto prevedibile. E purtroppo, a pagare, sono sempre i cittadini. Ci auguravamo, poveri illusi, che attorno alla ricostruzione e ai ristori post alluvione che il 2 novembre scorso ha devastato la Toscana non si scatenasse la solita, tristissima polemica politica. Speravamo che memori di quanto successo in Emilia Romagna, qualcuno avesse imparato la lezione. E invece no. Tutto uguale. Accuse, ripicche, scaricabarile, attacchi, difese, allusioni, provocazioni. E chi se ne importa se nel frattempo a Prato, Campi Bisenzio, Quarrata, Montale e in tutti gli altri paesi colpiti la gente si ritrova (ancora) sommersa se non più dall’acqua e dal fango, di certo da un mare di difficoltà. Pratiche, ed economiche.Gli ultimi capitoli di questa triste storia sono stati scritti proprio durante Firenze e Dintorni, in radio, con una serie di durissimi botta e risposta tra le amministrazioni locali (la Regione con il Governatore Giani, il Comune di Prato con il Sindaco Biffoni) ed il governo, nella figura di Giovanni Donzelli. Da una parte ci si lamenta per le mancate risposte di Roma, dall’altra si accusa la Regione di aver presentato in ritardo il conto dei danni. La domanda è: ma a chi giova, tutto questo? Davvero, per racimolare una manciata di voti, si può speculare con tanta noncuranza sulla vita e sulla sofferenza delle persone? Non sta a noi stabilire di chi siano le colpe e chi abbia ragione. Al momento, ci limitiamo ad osservare che dopo tre mesi e mezzo non è ancora stato scelto un Commissario per la ricostruzione. Un altro tema, vedrete, che semmai verrà ripreso in mano porterà a scontri e discussioni.Nel mezzo, tanto per tornare al punto di partenza, le persone. I privati cittadini che magari non hanno soldi per ricomprarsi l’auto, il frigorifero o la lavatrice o le aziende che dopo settimane di stop hanno dovuto far conto solo sulle proprie forze per provare a ripartire. Sono loro, gli unici che avrebbero il diritto di alzare la voce. Ed è a loro, tra una polemica e l’altra, che le istituzioni dovrebbero pensare. E non, come da triste tradizione di questo Paese, ad una perenne campagna elettorale buona solo per crescere di qualche punto percentuale (forse) senza far mai i conti con i problemi veri o al massimo, quando costretti ad affrontarli, preoccupandosi solo di dar la colpa a qualcun altro. 

Fiorentina-Bonaventura, cui prodest?

Le parole del procuratore e il caso che fa male a tutti

“Avanti così, facciamoci del male”. Come se non bastasse un inizio di 2024 ancora senza vittorie. Come se non fosse abbastanza essere passati nel giro di un mese dal quarto all’ottavo posto. Come se non ci fossero state già abbastanza polemiche per un mercato di gennaio deludente e, soprattutto, privo di quel rinforzo tanto richiesto da Vincenzo Italiano. Per non parlare degli infortuni, delle condizioni a dir poco precarie dei giocatori più importanti, delle assenze e delle difficoltà nel mettere insieme una formazione all’altezza.No, c’era bisogno anche di scatenare il caos attorno a Giacomo Bonaventura. La storia, ormai, è nota. Il contratto in scadenza a giugno, la presenza di un’opzione che farà scattare il rinnovo per un’altra stagione al raggiungimento di un certo numero di presenze, la speranza (del giocatore) di ottenere un prolungamento a prescindere da quella clausola, l’offerta (al ribasso) della società, il nervosismo del giocatore. Fino agli ultimi giorni di mercato, e alla proposta della Juventus. Un’offerta che secondo la dirigenza della Fiorentina avrebbe destabilizzato il giocatore che, secondo la narrazione fatta filtrare dal club, a quel punto si sarebbe impuntato per trasferirsi in bianconero. La realtà, è un po’ diversa.Punto primo: Bonaventura non ha mai chiesto un aumento dell’ingaggio ma, semplicemente, che la società confermasse l’attuale stipendio. Punto secondo: Jack non si è mai impuntato e non ha mai chiesto la cessione. Anzi. Ha parlato con Italiano, e gli ha confermato di essere pronto a dar tutto per la squadra (almeno) fino al termine della stagione. Per questo probabilmente, per “contrastare” quanto fatto filtrare dal club, è arrivato lo sfogo dell’agente del calciatore. “Meglio non parlare – ha detto – perché qualcuno è permaloso. Il mio telefono comunque è sempre accesso, a differenza di quello di altre persone”.Un bel caos, insomma. E così torniamo al punto di partenza. Ma che bisogno c’era di alimentare certe voci? A che scopo far circolare la voce secondo la quale Bonaventura avrebbe fatto di tutto per andare alla Juve? Misteri. Quel che è certo è che in una situazione difficile come quella che sta attraversando la Fiorentina di tutto si sentiva la necessità meno che di uno scontro del genere. La speranza adesso, è che l’esperienza di Jack ed il suo rapporto con Italiano bastino ad abbassare la tensione. Per il bene dei viola che, per inciso, dovrebbe essere l’unico interesse.

Un proverbio per sperare

Soffrire per una città più vivibile

“Se bello vuoi apparir, un po’ devi soffrir”. Alla fine, si torna sempre lì. Alla vecchia (e utilissima) saggezza popolare. A quei modi di dire tramandati di generazione in generazione che possono tornare utili in qualsiasi momento, e per qualunque occasione. Vale per la vita di tutti i giorni e, quindi, anche alle riflessioni sulla Firenze del presente e (soprattutto) del futuro. Il riferimento, in questo caso, è ai cantieri che da mesi (qualcuno potrebbe dire da anni) stanno “sconvolgendo” la vita dei cittadini. Persi, molto spesso disperati, tra chicane, cordoli, dossi e restringimenti che nemmeno al Gp di Montecarlo. Un disagio, inutile girarci tanto attorno. Perché colpisce nel vivo e nel quotidiano chi quei labirinti li deve affrontare non per il gusto di dilettarsi in una specie di circuito cittadino, ma per andare a scuola, a lavoro, per consegnare un pacco, portare un caro in ospedale. E’ normale quindi, che anche in questi giorni tra i cittadini montino rabbia e frustrazione. Il problema, e così torniamo al punto di partenza, è fare lo sforzo di immaginare il domani. Fermarsi a riflettere, tanto per esser chiari, se questa sofferenza porterà ad esser più belli. Ad essere, parlando di città, più vivibile. Per chi non l’avesse capito insomma, stiamo parlando (anche) dei nuovi cantieri per la Tramvia. Quelli che, tra viale Spartaco Lavagnini, Piazza della Libertà e Viale Matteotti, stanno causando non pochi disagi (per usare un eufemismo) ai fiorentini. Il punto però, è che la Tramvia serve. Sotto tutti i punti di vista: ambientale, prima di tutto, ma non solo. Sembra un paradosso infatti, ma la realtà è che aumentare la disponibilità di linee significa progettare una Firenze meno schiava del mezzo privato e, quindi, del traffico. Provate, oggi, a chiederlo alle centinaia di lavoratori che fino a qualche anno fa da Scandicci o da Firenze Nord doveva andare a lavorare in centro. Se non era una tortura (tanto ci voleva per spostarsi) poco ci mancava. Oggi no. Oggi tantissime di quelle persone hanno una Tramvia che li aiuta ad evitare il caos, e a vivere con molta più serenità.Capiamo quindi che a caldo sia difficile sopportare i sacrifici (perché di questo si tratta) che vecchi e nuovi cantieri comportano, ma per crescere (come cittadinanza consapevole) bisogna provare a fare questo sforzo di immaginazione sul futuro. Da par suo però, l’amministrazione deve fare di più (insieme alle ditte che si occupano dei lavori) per ridurre il più possibile questi disagi. Ciò significa cercare di rispettare i tempi dei cantieri, impegnarsi giorno e notte e, nel frattempo, essere molto chiari nelle comunicazioni con i cittadini. Dev’essere una specie di “patto” tra istituzioni e popolazione. “Noi ti chiediamo uno sforzo adesso per migliorare la qualità della vita domani, ma ti garantiamo il massimo sforzo per ridurre al minimo i tempi dei sacrifici”. Un’utopia? Probabilmente si. Ma la speranza si sa, tanto per restare sui vecchi proverbi, è l’ultima a morire.