Dopo più di 30 anni il derby dell’Arno è tornato all’Arena Garibaldi. E come allora, anche stavolta, non ha offerto gol. È arrivato però uno 0-0 che lascia sensazioni contrastanti: rammarico in casa Pisa, per le occasioni mancate e le decisioni arbitrali discusse, e insoddisfazione in casa Fiorentina, ancora senza vittorie dopo cinque giornate e con una classifica che inizia a farsi preoccupante.
La cronaca racconta di un Pisa intraprendente e capace di costruire le occasioni migliori. Prima la traversa colpita da Nzola, bravo a liberarsi tra i centrali viola dopo pochi minuti, poi il palo scheggiato da Cuadrado nella ripresa, con un destro secco che ha fatto tremare De Gea. Due legni che hanno fatto esplodere l’Arena e che hanno reso palpabile la sensazione che il derby potesse tingersi di nerazzurro. A completare il pacchetto delle recriminazioni, il gol annullato a Meister e le proteste per due episodi in area viola, con sospetti tocchi di mano di Pongracic e Fazzini che hanno acceso il dibattito.
La Fiorentina, dal canto suo, ha fatto valere il maggior possesso palla (62%), ma la supremazia territoriale non si è tradotta in pericoli concreti. Gilardino ha incartato la manovra viola con intensità e pressing, mentre Pioli ha visto la sua squadra affidarsi soprattutto a Moise Kean, che si è procurato un paio di chance ma non ha inciso come ci si attende da lui. Le soluzioni offensive restano limitate e la sensazione è che la Fiorentina stia ancora cercando una fisionomia precisa, tra cambi di modulo e interpreti non ancora al meglio.
Il derby, insomma, conferma due realtà opposte: il Pisa, pur con soli due punti in classifica, può guardare al futuro con fiducia, forte di una prestazione che ha messo in difficoltà una big e di un’identità già chiara; la Fiorentina, invece, resta avvolta nelle proprie incertezze. L’ultima volta che i viola non vincevano nelle prime cinque giornate risaliva al 1977/78: un dato che rende bene la misura di un avvio complicato. Pioli è ancora alla ricerca della scintilla, ma il tempo comincia a stringere e la piazza viola non può accontentarsi di un bicchiere che appare sempre più mezzo vuoto.
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