Col Maccabi per molti viola è l’ultima chiamata per far vedere qualcosa

 Torna la Conference League per la Fiorentina. Torna a risuonare quella musichetta che, per quanto non ti faccia urlare a decibel sparati ‘The Champions’ sul finale, nel suo piccolo ha comunque il suo fascino e che l’anno scorso ha permesso alla squadra viola di togliersi delle soddisfazionifino ad accarezzare il sogno di sollevare al cielo una coppa europea che poi, però, ha preso la direzione dell’Inghilterra sponda West Ham.
 
Se quello, ormai, è il passato (da buttarsi alle spalle, definitivamente ma non troppo, cercando di trasformare quella ferita in voglia di rivincita), il presente dice che per la Fiorentina c’è il Maccabi Haifa, a Budapest. Gara che si inserisce nel più classico dei momenti clou della stagione. Dopo che l’asticella delle ambizioni in Serie A è andata costantemente a calare in questo 2024, la squadra di Italiano non può concedersi altri passi falsi, né nelle coppe né in campionato. Giovedì il Maccabi, domenica la Roma, poi il ancora il Maccabi e quindi l’Atalanta: da queste 4 gare si capirà come e dove potrà andare a parare la stagione dei viola, e se ogni speranza di non restare nell’anonimato non debba essere riposta nella sola doppia sfida di Coppa Italia coi bergamaschi di Gasperini.
 
Detto tutto ciò, c’è una schiera di calciatori che sono pressoché all’ultima chiamata. O risorgono e danno dei segnali di vita oppure, come si dice in gergo aulico, ‘buonanotte al secchio’.
 
ULTIMA CHIAMATA. M’Bala Nzola è il primo della lista di coloro che sono all’ultima chance (sempre che giochi). Dopo aver fatto qualche gol qua e là su rigore e o con quello scavetto al Cagliari, c’è l’assoluto bisogno che l’angolano faccia qualcosa, per l’oggi e per il domani. Perché anche per necessità (problemi per Belotti o Beltran, ad esempio), o per pochi minuti che siano, sarebbe fondamentale per la Fiorentina poter contare su uno che di mestiere fa l’attaccante e che, ogni santa volta che ha giocato contro la squadra viola, faceva pensare ai più ‘cavolo, lo prendesse la Fiorentina…’. Per lui, sempre che giochi, quella di Budapest sa tanto di ultima se non ultimissima chiamata. O si rifà, oppure ‘buonanotte al secchio’.
 
Complici i reiterati problemi di Arthur, muscolari o per pedate varie come quella di Linetty sabato a Torino, adesso più che mai c’è bisogno che Maxime Lopez si svegli e torni a fare quello che faceva al Sassuolo, dove ogni volta che giocava contro la squadra viola faceva pensare ‘cavolo, lo prendesse la Fiorentina…’. Ora per Maxime è quasi da dentro o fuori. O cambia passo, cresce e inizia a rendersi utile, oppure ‘buonanotte al secchio’.
 
Nel caso di Antonin Barak ci possono essere tutti gli alibi del mondo. Dalla grave infezione rimediata in piena estate che lo ha costretto a saltare tutta la preparazione all’assetto tattico della Fiorentina che smorza un po’ quella sua spiccata capacità di inserimento da dietro  che lo aveva fatto andare in doppia cifra a Verona. Però, ecco, se nel caso fisico/atletico non è vietato fare preparazioni ad hoc durante la stagione e recuperare, nel caso tattico si può studiare qualcosa di diverso. Ma adesso c’è da farlo vedere, altrimenti ‘buonanotte al secchio’.
 
Su Sottil, ormai, sono in tanti ad aver perso la speranza. L’esterno classe 1999 è da anni atteso al salto di qualità, che però non ha mai fatto. Un po’ per infortuni e problemi vari un po’ perché, forse forse, non lo ha nelle corde. Certo, se le alternative sono Ikoné e…uhm, basta, c’è solo lui visto che a gennaio non è arrivato nessun’altro esterno e Kouame spera a breve di rientrare dopo tre mesi di assenza tra Coppa D’Africa e malaria, sarebbe il caso di darsi una mossa. Lo farà? Ci riuscirà? Altrimenti ‘buonanotte al secchio’.
 
META’ E META’. Poi c’è tutta un’altra schiera di giocatori che sono lì, nel limbo, tra premesse e speranze, flop o mezzi flop, alti (pochi) e bassi (molti). E’ il caso di Ikoné, capace di accendersi come fatto col Frosinone e poi…basta. Solo lì, il resto tante prestazioni deludenti, inconcludenti se non disastrose. Poi c’è Duncan, autore di un inizio di stagione da urlo ma, ultimamente, anche lui in grande calo. Quindi c’è Parisi.  L’ex Empoli, nonostante Biraghi non abbia certamente attraversato il suo miglior momento di forma, non ha quasi più trovato spazio dopo essere stato schierato contromano a destra, dove ha fatto oggettivamente male. Ma non può essersi scordato come ben faceva quel ruolo ad Empoli pochi mesi fa. Tra i ‘maestri’ degli alti e bassi c’è Mandragora. L’ex Torino l’anno scorso fu uno dei protagonisti migliori nel periodo in cui la squadra viola risalì in Serie A e andò avanti in tutte le coppe, salvo poi chiudere in calando e con quell’errore a Praga che molti ancora ricordano. Quest’anno, alti (pochi) e bassi (molti). Non che altri stiano tutti facendo partite da 7,5 fisso in pagella, tipo Belotti, Milenkovic, anche Faraoni, che dopo la giornataccia di Empoli è chiamato al riscatto. Poi chissà che i vari Infantino e Castrovilli non trovino minuti da qui a breve (non in Conference), ma anche loro potrebbero tornare utili.
 
La speranza è la stessa che, spesso e volentieri, ha accompagnato anche la stagione scorsa della Fiorentina: che le serate d’Europa, di Conference, con quella musichetta lì siano il trampolino di ri-lancio per molti giocatori che stanno attraversando momenti difficili. Come quando Cabral e Jovic ne fecero due ciascuno a Braga, come Barak a Basilea o Sottil col Lech Poznan al Franchi, come in parte accaduto anche quest’anno nella sfida col Cukaricki in cui Beltran ha messo dentro i primi due gol in maglia viola etc etc. E non solo per la singola sfida in sé, col Maccabi, ma anche per il prossimo denso futuro che attende la Fiorentina tra Europa, Serie A e Coppa Italia dove ci sarà, o meglio ci sarebbe, bisogno di tutti per non abbandonarsi al 'buonanotte al secchio' di cui sopra.

Sponsor

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies