Ci risiamo. Arriva Sassuolo-Fiorentina, la gara che dev'essere quella della svolta per la squadra viola, nuovamente precipitata nei bassifondi della classifica dopo i 3 ko consecutivi arrivati dopo la sosta a cui ha fatto seguito il pari con l'Atalanta di giovedì. Di nuovo, come un anno fa, a Reggio Emilia la Fiorentina deve vincere a tutti i costi, allontanare spettri e paure, farlo il prima possibile, evitando quel tremendo copione che contraddistinse la sfida coi neroverdi.
La vigilia di quella partita fu caratterizzata dal celebre 'patto del megafono', con Dzeko che arringò la tifoseria a Bergamo promettendo un'immediata svolta. Gli fece eco il dg Ferrari che chiese sostegno e unità al popolo viola. E infatti in Emilia si presentarono in 4mila, con tanto di comunicato del tifo organizzato che invase il Mapei. Vanoli in conferenza ribadì il concetto: "È cominciato un mese importante per noi, i tifosi ci hanno dimostrato affetto, tocca a noi trascinarli". Quello che doveva essere il mese della risalita, tuttavia, iniziò in malo modo.
Il siparietto sul rigore fu la chiara fotografia di come in quella Fiorentina non ci fossero solamente problemi tecnici e/o tattici, ma molto di più. Attenzione, non era un rigore qualunque, ma il potenziale gol dello 0-1, che avrebbe potuto indirizzare una partita delicatissima dopo pochissimi minuti, ma Kean, Gudmundsson e Mandragora si misero a disquisire con un capannello ridicolo e da lì in poi, nonostante il gol di Mandragora, la Fiorentina scomparve, Kean su tutti, quasi come se il non aver potuto tirare dal dischetto fosse stato più importante del drammatico momento di classifica che il club che gli dava 5 milioni di euro netti d'ingaggio stava vivendo. Leggende narrano di un acceso 'confronto' all'intervallo di quel match, un nervosismo che si vide anche nel momento della sostituzione di Ranieri, che guarda caso da lì a un paio di partite non sarebbe più stato il capitano e con la proverbiale toppa che è peggio del buco delle dichiarazioni post gara di Vanoli sul presunto diniego di tirare quel penalty da parte di Gudmundsson. L'islandese, poche ore dopo, avrebbe smentito tale versione sui propri canali social, tra l'altro giusto pochi giorni dopo che Vanoli aveva chiesto ai suoi di limitare l'uso dei social per non creare ulteriori misunderstanding o casi, alimentando la descrizione di un clima surreale che caratterizzava quello spogliatoio. E infatti, la domenica successiva, arrivò il ko col Verona. Per fortuna la via si raddrizzò, non senza ulteriori passi falsi.
Ed eccoci a oggi. Quasi un anno dopo, dal Sassuolo al Sassuolo molto è cambiato. Basti pensare all'undici che potrebbe scendere in campo lunedì, col quartetto difensivo tutto nuovo con Jimenez, Dragusin, Viery, Valdepenas/Joao Mario, l'attacco tutto nuovo con Mastantuono, Pellegrino/Beto, Njie/Gnonto, sperando che in mediana possa essere il turno di Oulai. Di superstiti ce ne sono pochissimi, che ci sia Ranieri dietro, che giochino due su tre tra Ndour, Fagioli e Brescianini, oltre a e De Gea, i reduci si contano sulle dita di una mano. Molto è cambiato, non la situazione di classifica, che vede la Fiorentina presentarsi a Reggio Emilia nuovamente e pienamente invischiata nella lotta per non retrocedere. La situazione non è ancora disperata come appariva quella di un anno fa, coi 6 punti rimediati in 13 giornate, che restarono tali dopo il ko coi neroverdi, ma i 5 punti che ha oggi la Fiorentina non sono granché meglio. Soprattutto dopo la rivoluzione estiva, dopo le premesse che c'erano e che si sono già dissolte dopo poche settimane, con la paura di dover rivivere un'annata di sofferenze che sta prendendo sempre più il sopravvento. Molto è cambiato, quasi niente. In attesa della svolta...atto esimo. Sperando ci sia già da lunedì, proprio lì, col Sassuolo a Reggio Emilia.
La vigilia di quella partita fu caratterizzata dal celebre 'patto del megafono', con Dzeko che arringò la tifoseria a Bergamo promettendo un'immediata svolta. Gli fece eco il dg Ferrari che chiese sostegno e unità al popolo viola. E infatti in Emilia si presentarono in 4mila, con tanto di comunicato del tifo organizzato che invase il Mapei. Vanoli in conferenza ribadì il concetto: "È cominciato un mese importante per noi, i tifosi ci hanno dimostrato affetto, tocca a noi trascinarli". Quello che doveva essere il mese della risalita, tuttavia, iniziò in malo modo.
Il siparietto sul rigore fu la chiara fotografia di come in quella Fiorentina non ci fossero solamente problemi tecnici e/o tattici, ma molto di più. Attenzione, non era un rigore qualunque, ma il potenziale gol dello 0-1, che avrebbe potuto indirizzare una partita delicatissima dopo pochissimi minuti, ma Kean, Gudmundsson e Mandragora si misero a disquisire con un capannello ridicolo e da lì in poi, nonostante il gol di Mandragora, la Fiorentina scomparve, Kean su tutti, quasi come se il non aver potuto tirare dal dischetto fosse stato più importante del drammatico momento di classifica che il club che gli dava 5 milioni di euro netti d'ingaggio stava vivendo. Leggende narrano di un acceso 'confronto' all'intervallo di quel match, un nervosismo che si vide anche nel momento della sostituzione di Ranieri, che guarda caso da lì a un paio di partite non sarebbe più stato il capitano e con la proverbiale toppa che è peggio del buco delle dichiarazioni post gara di Vanoli sul presunto diniego di tirare quel penalty da parte di Gudmundsson. L'islandese, poche ore dopo, avrebbe smentito tale versione sui propri canali social, tra l'altro giusto pochi giorni dopo che Vanoli aveva chiesto ai suoi di limitare l'uso dei social per non creare ulteriori misunderstanding o casi, alimentando la descrizione di un clima surreale che caratterizzava quello spogliatoio. E infatti, la domenica successiva, arrivò il ko col Verona. Per fortuna la via si raddrizzò, non senza ulteriori passi falsi.
Ed eccoci a oggi. Quasi un anno dopo, dal Sassuolo al Sassuolo molto è cambiato. Basti pensare all'undici che potrebbe scendere in campo lunedì, col quartetto difensivo tutto nuovo con Jimenez, Dragusin, Viery, Valdepenas/Joao Mario, l'attacco tutto nuovo con Mastantuono, Pellegrino/Beto, Njie/Gnonto, sperando che in mediana possa essere il turno di Oulai. Di superstiti ce ne sono pochissimi, che ci sia Ranieri dietro, che giochino due su tre tra Ndour, Fagioli e Brescianini, oltre a e De Gea, i reduci si contano sulle dita di una mano. Molto è cambiato, non la situazione di classifica, che vede la Fiorentina presentarsi a Reggio Emilia nuovamente e pienamente invischiata nella lotta per non retrocedere. La situazione non è ancora disperata come appariva quella di un anno fa, coi 6 punti rimediati in 13 giornate, che restarono tali dopo il ko coi neroverdi, ma i 5 punti che ha oggi la Fiorentina non sono granché meglio. Soprattutto dopo la rivoluzione estiva, dopo le premesse che c'erano e che si sono già dissolte dopo poche settimane, con la paura di dover rivivere un'annata di sofferenze che sta prendendo sempre più il sopravvento. Molto è cambiato, quasi niente. In attesa della svolta...atto esimo. Sperando ci sia già da lunedì, proprio lì, col Sassuolo a Reggio Emilia.
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