La ricostruzione della rosa viola potrebbe parlare italiano

Piaccia o meno, in questo momento storico/politico il ‘Made in Italy’ tira. In diversi settori, visto che c’è proprio così ci ha rinominato un Liceo, e così anche nel calcio. Forse...Perché poi se si va a vedere con la lente d’ingrandimento sono diverse le partite del nostro campionato in cui, dei 22 che scendono in campo dal 1’, si fa fatica a trovare dei calciatori italiani. A volte anche a livello di settori giovanili, come quando il Lecce di Corvino vinse il campionato due anni fa senza avere neppure un giocatore italiano.
 
Lontani, quasi preistorici, i tempi del Piacenza tutto italiano, in un’epoca come quella degli anni ’90 in cui il mondo del calcio iniziò ad abbattere i limiti su stranieri e extracomunitari, con l’arrivo in Serie A di giocatori più o meno improbabili. E così, anche alla Fiorentina si è passati dai vari Passarella, Bertoni, Batistuta ed Edmundo ai Leandro, Tanque Silva e carneadi vari. Ora, senza voler fare sociologia o politica, il fascino di avere una rosa che sia composta da molti calciatori italiani sembra essere tornato in voga anche in riva all’Arno.
 
Attenzione, avviso ai naviganti: tra decreto crescita e tassazione delle operazioni c’è tutto un discorso politico/finanziario da approfondire per capire meglio il perché negli ultimi anni il calcio sia andato sempre più a prendere giocatori dall’estero piuttosto che dal proprio mercato interno. E’ cosa nota, anche grazie alle battaglie di Commisso, che se un giocatore lo acquisti dall’estero e costa uno, lo paghi uno, se lo prendi dall’Italia e costa uno, non si sa perché lo paghi 2. E tutto ciò senza voler riaprire il calderone delle commissioni ai procuratori, degli svincoli e del calcio arabo, che come quello cinese, offre un pacco di quattrini a tutti, finché ci sono e finché gli va, perché poi si fa presto a fare la fine di Zhang e Suning (che non hanno finito i soldi, sia chiaro, ma a cui i regimi hanno imposto la chiusura dei rubinetti).
 
Detto ciò, su cui molto inficiano anche i risultati della Nazionale (solo con le due non qualificazioni di fila al Mondiale dell’Italia, guarda caso, ci si è posti il problema stranieri e italiani), anche la Fiorentina sembra essere intenzionata a guardare sempre più al mercato degli italiani per rifondare la propria rosa.
 
Basta guardare ai nomi che in questi giorni stanno circolando: da Retegui (senza, per carità aprire il dibattito sugli oriundi, naturalizzati, etc etc) a Lucca e Pinamonti, fino ai vari Brescianini, Daniel Maldini, Pobega e Zaniolo.
 
Nelle ultime sessioni di mercato, spesso la Fiorentina ha preferito puntare su giocatori italiani. A gennaio, ad esempio, ha preso Faraoni e Belotti. Biraghi è il capitano, la scorsa estate aveva investito 10 milioni per Parisi, Kayode ha tutto per essere il futuro terzino destra della Nazionale, Castrovilli, a proposito di Europei, è Campione d’Europa. Più in generale è da quando Pradè è tornato nelle scrivanie della Fiorentina che il club viola ha avuto un occhio di riguardo ai calciatori della nostra Serie A, o comunque italiani, dovendo però combattere con tutti i paletti economici di cui dicevamo in precedenza. Nel frattempo la Fiorentina ha vinto sostanzialmente sempre la Coppa Italia Primavera, con tanti giovani che si sono poi affacciati al calcio dei grandi. Luca Ranieri era un pilastro dell’Under 19 e dell’Under 21, così come lo era Sottil. Mandragora è stato capitano di tutte le Nazionali giovanili azzurre, Siriguera campione d’Europa.
 
Non è un caso, sia chiaro. Basti ripensare ai primi giorni in cui Rocco Commisso comprò la Fiorentina, all’orgoglio con cui raccontava di quei giorni vissuti in Italia e a Firenze quando la Nazionale vinse i Mondiali del 2006, del suo legame con gli anni in cui si guardava dagli Stati Uniti le partite della Serie A, di quando il calcio italiano era il più bello al Mondo. Non è stato un caso neppure che in dirigenza ci fosse Antognoni, simbolo internazionale del calcio azzurro, e anche di Firenze e della Fiorentina, così come l’ingaggio di Gennaro Gattuso come allenatore, con quella Copa Mundial che campeggiava sui media ufficiali della Fiorentina con vanto e orgoglio, salvo poi scomparire pochi giorni dopo dall’annuncio per motivi che, ancora oggi, sono secretati.
 
Ma questo è il passato. L’oggi racconta di una Fiorentina che punta ad avere una rosa composta per larga parte proprio dal ‘Made in Italy’. Chissà che il passaggio da Burdisso a Goretti non vada ulteriormente in questa direzione. Anche perché, rispetto a tempi recenti in cui la Fiorentina dava almeno 2-3 giocatori all’Italia, adesso il conto è presto fatto: 0. E questo non è affatto bello, per quanto a molti tifosi viola della Nazionale interessi il giusto, ma questo è un altro discorso.
 
Rumors, voci e trattative varie inducono a pensare che quest’estate ci possa essere una buona parte di innesti basati sul ‘Made in Italy’, sperando che si rivelino scelte azzeccate, ovviamente. Perché poi, stranieri, sudamericani, italiani o marziani che siano, alla fine conta che facciano bene.

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