In fin dei conti sono stati gli episodi a condannare la Fiorentina a San Siro, come con la Roma erano stati i legni. Fosse quello il problema...non sarebbe certo la prima volta che i viola subiscono torti a Milano o che la buona sorte non assiste la Fiorentina, si riparte. Poi, però, c'è la classifica e l’annessa paura di doversi ritrovare a lottare per la salvezza, cosa che non era nelle attese, ma soprattutto c’è una caterva di cattivi pensieri che portano nubi su Firenze.
Punti persi, rimonte subite, poca incisività davanti e una serie di cose che, se possono andarti male, ti stanno andando pure peggio. La Fiorentina è impaurita. Sta giocando contro la natura con cui era iniziata la stagione, passando dal tridente Gudmundsson, Piccoli e Kean, volendo stare in attacco e dominare partite e avversari, per finire a fare una partita tutti dietro e col solo Kean davanti, senza mai tirare in porta e lasciando Kean senza nessuno neanche nei pressi. Neppure dieci minuti dopo aver sbloccato la gara, in qualche modo, al primo tiro, dopo aver fatto una partita difensiva, anche col Milan la Fiorentina ha preso gol e poi è sparita. Il tutto contro un Milan senza i propri giocatori migliori.
E sarà davvero Pioli l'unico che può risolvere la situazione delicata della Fiorentina, come detto dal ds viola Pradé dopo il ko di San Siro, ma qualche (enorme) dubbio sorge. Sarà un momento? Forse sì. Ma è chiaro che all'orizzonte ci sia tutt'altro che un sole splendente. E non c’è altra via possibile per uscire dallo sprofondo in cui è piombata questa Fiorentina se non il lavoro. Con progressi e passi avanti? Sì, qualcuno, timido, ad una velocità troppo ridotta rispetto a quelli necessari. Evidentemente, come detto da Pioli, i tre mesi di lavoro dal suo arrivo non sono bastatati per stravolgere la mentalità di un gruppo che doveva alzare l’asticella e che adesso, invece, si trova a dover raddrizzare una rotta che si sta facendo sempre più preoccupante.
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