Nemici a parole e negli ideali, ma spesso al tavolo delle trattative

Dal primo giorno in cui Rocco Commisso ha messo piede a Firenze non ha mai lesinato stoccate e stecche alla Juventus.
 
STECCHE. Tra le prime dichiarazioni ci fu il “non è bello per il calcio italiano che in Italia vinca sempre la Juventus”, passando per le accese polemiche di un post Juventus-Fiorentina 3-0 in cui il patron viola si scagliò contro Nedved “il the se lo beva lui”, assieme a “la Juventus non ha bisogno di aiuti per vincere”, oltre a quelle frasi sugli Agnelli riportate dal Financial Times: “Il prezzo delle azioni del club è sceso di circa un terzo nei giorni successivi alla notizia dell’indagine (della Covisoc, ndr). Se gli stessi eventi si fossero verificati in una società quotata negli Stati Uniti, gli azionisti che avevano subìto perdite farebbero causa a quei farabutti”. Il tutto tra “un povero immigrato ha dovuto finanziare gli Agnelli vendendo un giocatore a rate” nei giorni in cui Chiesa passò alla Juventus fino al “meglio che non parlo della Juventus” di un anno fa, quando al patron viola venne chiesto un commento sulle indagini relative all’operato del club juventino e sui debiti accumulati dalla gestione Agnelli, oltre a varie stecche riservate all’operato dei dirigenti bianconeri nell’opera di convincimento su Vlahovic. Se questa è storia, l’altro aspetto dei controversi rapporti tra Commisso e la Juventus si intreccia anche sul mercato.
 
ACCORDI E ‘FAVORI’. Mentre da Firenze a Torino sono passati Chiesa e Vlahovic, il percorso inverso lo hanno fatto di recente Mandragora e Arthur. Il prossimo a farlo sarà Kean. Nel caso delle uscite la Fiorentina ha fatto cassa, e lo ha fatto agevolando le esigenze della Juventus attraverso formule di cessione particolari: Chiesa passò in bianconero con la formula del prestito oneroso biennale (3 milioni il primo anno, 7 il secondo) e riscatto a 40 milioni di euro che sarebbe diventato obbligo al realizzarsi di una delle tre seguenti condizioni nei due anni di permanenza in prestito del giocatore: il piazzamento della Juventus tra le prime 4 in Serie A, il raggiungimento del 60% delle presenze totali (con il giocatore in campo per almeno 30 minuti) oppure il raggiungimento di 10 gol e 10 assist. A queste cifre andavano aggiunti ulteriori 10 milioni di bonus. Vlahovic, invece, è stato ceduto per 70 milioni di euro pagabili in tre esercizi, con 10 milioni di bonus legati al raggiungimento di crescenti obiettivi sportivi. Rolando Mandragora ha fatto il percorso inverso arrivando in viola a titolo definitivo per 8,2 milioni di euro pagabili in tre esercizi, cifra che poteva essere incrementata, nel corso della durata del contratto di prestazione sportiva del calciatore, per un importo non superiore a € 1,0 milioni, al raggiungimento di specifici obiettivi sportivi. Poi è stata la volta di Arthur, preso in prestito ‘a fronte di un corrispettivo di € 2 milioni, oltre a premi fino ad un massimo di € 2 milioni al verificarsi di determinati obiettivi sportivi. Inoltre, l’accordo prevedeva la facoltà da parte della Fiorentina di acquisire a titolo definitivo le prestazioni sportive del calciatore; il corrispettivo pattuito per la cessione definitiva era pari a € 20 milioni, pagabili in tre esercizi’. Nel corso dei mesi, tuttavia, lo stesso agente di Arthur ha più volte fatto intendere che quel diritto di riscatto fosse solamente qualcosa ‘di facciata’. Sarebbe stato difficile, infatti, trovare un accordo tra il calciatore e la Fiorentina per un ingaggio fuori dai parametri viola. Quindi, in sostanza, la Fiorentina ha ‘ridato vita’ ad un calciatore che veniva da due anni senza giocare, pur sapendo che non lo avrebbe mai potuto far divenire un giocatore di sua proprietà. La Juventus, adesso, si ritrova un Arthur che dovrà piazzare altrove, ma che nella prima parte di stagione a Firenze aveva dimostrato di essersi ritrovato. E quindi un nuovo capitolo: Kean.
 
QUINTA. L’operazione che porterà Kean in maglia viola sarà la quinta tra la Fiorentina di Rocco Commisso e la Juventus. La Juve punta a incassare 15-16 milioni; il club di Commisso, dopo la prima offerta da 10, è salito a 12. La distanza verrà colmata o lasciando ai bianconeri una percentuale sulla futura vendita o attraverso dei bonus. Perché a questo giro Kean non è solo un rumor, ma qualcosa di molto di più. Ironia della sorte: gol fatti da Moise Kean l’anno scorso? 0. E non c’è molto da ridere. Che abbia mezzi e potenzialità è fuori discussione. A livello di testa, invece, ha mostrato più di qualche punto debole negli anni. Diciamo così: se Kean è il grande centravanti di cui parlava Pradè qualche settimana fa…qualche dubbio sorge.
 
DALLA JUVE ALLA FIORENTINA. Belli i tempi del ‘la mia proprietà non mi ha autorizzato a fare trattative con la Juventus’, frase di Daniele Pradè di ormai più di 10 anni fa. Erano quelli i giorni in cui da Torino volevano Jovetic, lo tentavano, lo spinsero a fare un’intervista alla Gazzetta in cui diceva che voleva andare altrove. Poi scese in piazza Andrea Della Valle, disse di no, e alla fine lo mandò al City. Ma non alla Juve, neppure in cambio del mitologico ‘mezzo Marrone’. La storia, poi, è cambiata col ritorno di Pantaleo Corvino, che prese Marko Pjaca con quella formula del tutto pro-Juve, prestito oneroso con diritto di riscatto e controriscatto a favore dei bianconeri. Ma poi si è capito perché, vista la gestione del Corvino bis a Firenze. Tornando ancora più indietro, da Torino sono arrivati negli ultimi vent’anni Maresca, Blasi, Amauri, Almiron, Zanetti, Balzaretti, Marchionni, Miccoli e Mutu, in parte anche Chiellini, che in viola arrivò a metà tra Fiorentina e Juventus quando ancora c’erano le compartecipazioni e Caceres, arrivato da svincolatoQualcuno ha funzionato, altri un po’ meno. Ovviamente non ci siamo dimenticati di chi, invece, ha avuto ben altro impatto sulla piazza viola provenendo da Torino: Torricelli, Di Livio, Claudio Gentile, Buso, CuccuredduMassimo Orlando, Luppi e pure Hamrin (via Padova). Senza dimenticare i trascorsi bianconeri di Trapattoni e anche Prandelli, oltre che dello stesso Raffaele Palladino.
 
Ora toccherà a Kean. La speranza è che il buon Moise, per quanto ‘gobbo’ e proveniente da quella Juventus definita più volte dallo stesso Commisso come nemica, rispetto a molti suoi recenti predecessori possa far meglio.

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