Zero aiuti, grande delusione e forte preoccupazione per il futuro

Profonda delusione e forte preoccupazione. Sono le sensazioni diffuse tra i rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori artigiani della moda che ieri hanno partecipato alla riunione del tavolo di crisi convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) dal ministro Adolfo Urso.

Non ci sono misure concrete e immediate, non ci sono i soldi. Mentre è proprio di questo che la filiera avrebbe bisogno.

L'unico elemento più consistente delle parole è una circolare inviata da Abi nei giorni scorsi alle banche (è la seconda, la prima venne mandata già qualche mese addietro) per «caldeggiare» la sospensione delle rate dei prestiti alle aziende della filiera. II Mimit ha spiegato che, su sua richiesta, l'Abi ha inviato una «circolare esplicativa agli istituti bancari con disposizioni per la ricalendarizzazione dei finanziamenti garantiti da Sace, Simest e Mediocredito ottenuti dalle imprese durante la fase Covid e a seguito della crisi per il conflitto ucraino».

«La circolare non prevede nessun automatismo, è una semplice sollecitazione. Affinché le banche sospendano in automatico le rate serve un decreto del Governo. Noi siamo andati a Roma con l'aspettativa di vedere il decreto», dice Marco Landi, presidente di Cna Federmoda nazionale. «Ci aspettavamo anche la sospensione del pagamento degli F24 fino a tutto il 2025, per cercare di riuscire a superare questo periodo, ma non c'è nemmeno quella. Non c'è niente, nemmeno mezza risposta alle richieste che avevamo avanzato a febbraio. Non ci sono né provvedimenti, né risorse. Non c'è niente per le politiche industriali, non c'è niente per gli ammortizzatori sociali. Così non ci si fa. Mi prospetto una tragedia da settembre a dicembre. Mi pare che il ministro del Made in Italy e la ministra del Lavoro non abbiano chiara la gravità del momento».

E la stessa sensazione riferita da Fabio Berni della Filctem Cgil: «Non c'è niente di buono. Abbiamo ribadito la nostra preoccupazione e mi pare che i ministri Urso e Calderone non abbiano il polso della situazione, non siano pienamente consapevoli della realtà».

Il ministero, in una nota, ha precisato che «sono state avviate interlocuzioni con il ministero del Lavoro per venire incontro alle realtà in difficoltà. Alle imprese con più di 15 dipendenti viene data la possibilità di utilizzare le risorse per la cassa integrazione ordinaria, con poi possibile estensione a straordinaria. Mentre per quelle con meno di 15 dipendenti, lo strumento utilizzato sarà erogato da un fondo gestito dalle associazioni artigiane che assicura una copertura di sei mesi».

«Il problema - dice Berni della Cgil - è che le risorse assegnate sono già state utilizzate: l'Fsba per gli artigiani è a zero. Il ragionamento del ministro potrebbe funzionare se la crisi iniziasse ora, ma questa va avanti da due anni con un inasprimento crescente e perciò i fondi per gli ammortizzatori sociali sono finiti, ne servirebbero di nuovi per rifinanziare la Cig e l'Ebret. Il tavolo è stato riconvocato dopo le ferie, ma il rischio è arrivarci già in coma. C'è forte preoccupazione, in Toscana il manifatturiero legato alla moda rappresenta il 40% del totale».

Fonte Corriere Fiorentino


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