Ad ospitarla dal 13 al 26 maggio il Memoriale delle Deportazioni, il nuovo polo della Memoria toscano, divenuto dimora del Memoriale italiano di Auschwitz

'Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali in Lucania', mostra documentaria che da alcuni anni sta facendo conoscere una parte poco nota della storia del nostro Paese: l'omocausto, ovvero la persecuzione della comunità Lgbtq+ nell'Italia fascista, e l'uso del confino come strumento di repressione, arriva a Firenze.

Ad ospitarla dal 13 al 26 maggio il Memoriale delle Deportazioni, il nuovo polo della Memoria toscano, divenuto dimora del Memoriale italiano di Auschwitz.

L'esposizione, si spiega in una nota, è un progetto di Agedo Torino (Associazione di genitori, parenti e amici di persone Lgbtqia+) curato da Cristoforo Magistro, che ha svolto una ricerca documentaria e iconografica presso gli Archivi di Stato di Potenza e Matera.

L'allestimento nel capoluogo toscano, proposto da Agedo Livorno, è stato realizzato da Regione Toscana per celebrare, anche quest'anno, il 17 maggio, Giornata internazionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La scelta di realizzare la mostra presso il Memoriale è un contributo alla valorizzazione di uno straordinario luogo di Memoria e consente la visita dell'esposizione nei giorni e negli orari di apertura del Memoriale stesso, grazie alla collaborazione con la Fondazione Museo della Deportazione e della Resistenza, l'associazione ex deportati (Aned), l'Università di
Firenze, i Comuni di Firenze e di Prato.

L'inaugurazione
è fissata alle 12 di lunedì prossimo nella 'saletta gialla' del Memoriale di viale Donato Giannotti 81, alla presenza del curatore. Interverranno l'assessora regionale alla Cultura della Memoria e alle pari opportunità Alessandra Nardini, assieme a Enrico Iozzelli, del Museo e centro di documentazione della deportazione e Resistenza, e a Rita Rabuzzi, presidente di Agedo Livorno, in rappresentanza del Tavolo regionale Lgbt+.

L'esposizione foto-documentaria, composta da 31 pannelli, racconta la storia delle persone mandate al confino in Basilicata nel periodo fascista per il proprio orientamento sessuale o identità di genere.

Prende il titolo dal nome del più giovane - 19 anni - dei confinati dei quali si cerca di ricostruire le vicende. Le storie vengono raccontate in maniera didascalica, inevitabilmente parziali, e ricostruite dall'analisi delle carte di polizia e di atti giudiziari. 
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