Funaro: 'Percorso meno noto ma comunque straordinario, invitiamo cittadini e turisti a scoprirlo'

A 27 anni dalla sua apertura il Museo dei Marmi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze si presenta al pubblico con un restyling dell'allestimento che valorizza la collezione. Il riallestimento, curato da Fondazione Mus.e e finanziato dalla direzione cultura della Città metropolitana, ha interessato l'intero percorso espositivo inaugurato nel 2005 e la prima sala del percorso archeologico del palazzo.
     
"Un percorso meno noto ma ugualmente straordinario - ha detto la sindaca della Città Metropolitana Sara Funaro - che va fatto conoscere invitando tutte le cittadine, i cittadini e i turisti a visitarlo soprattutto oggi, alla luce di un riallestimento che valorizza ancora di più la preziosa collezione di marmi e reperti archeologici che, aperta al pubblico da venti anni, merita di essere riscoperta".

Il progetto, si spiega in una nota, ha visto un rinnovamento degli apparati espositivi integrando nuovi basamenti e una nuova illuminazione pensata per esaltare la lettura plastica delle opere e degli ambienti. Aggiornati anche i supporti informativi, con didascalie e totem bilingue (italiano e inglese) che accompagnano il visitatore nell'approfondimento storico-artistico dei busti esposti. Uno degli interventi più significativi riguarda il posizionamento dei busti antichi, alcuni dei quali restaurati in occasione del progetto.

Il rinnovamento ha coinvolto anche la prima sala del percorso archeologico di Palazzo Medici Riccardi, aperto nel 2019. Il Museo dei Marmi espone una selezione di opere scultoree provenienti dalle collezioni antiquarie della famiglia Riccardi, appassionati collezionisti di marmi antichi, qui trasferite dalla precedente villa di Gualfonda. Si tratta soprattutto di busti marmorei di età romana raffiguranti saggi, eroi, imperatori o dei: fra questi l'imperatore Caracalla, Vibia Sabina, Euripide, Anacreonte, Sofocle e il superbo busto di atleta.

Vi sono anche i calchi in gesso dei busti di Augusto e di Agrippa, i cui originali furono donati da papa Sisto IV a Lorenzo il Magnifico nel 1471, e quelli di Caligola e Nerone, acquistati dai Riccardi nel 1669.
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