"L'esperienza del rap all'interno del carcere ha due caratteristiche positive. La prima è che la musica fa parte storicamente dell'animo umano e quindi fa sentire i detenuti molto più vicini alla società di quanto non riesca il carcere ad allontanarli. In secondo luogo il rap è la musica parlata che, aiutata da esperti, come sono coloro che operano all'interno del carcere, riesce a fare esprimere tutti quei sentimenti che, soprattutto per i ragazzi, costituiscono uno stralcio narrato della propria esperienza. E su questo riescono a costruire anche un benessere spirituale, morale e un pizzico di futuro". Così il garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani a margine del convegno 'Freestyle, la parola che libera. Rap, educazione e giustizia minorile: esperienze a confronto', a Firenze, dove è stata illustrata, fra le altre, l'esperienza della cooperativa sociale Cat dei laboratori rap negli istituti penitenziari.
"All'interno delle carceri - ha ricordato Fanfani - c'è una miseria assoluta, soprattutto di umanità. Dobbiamo essere grati a tutte le associazioni di volontariato che vi lavorano, portando un po' di società esterna, un po' di di solidarietà che si accompagna a tutto ciò che è all'interno del carcere manca".
"All'interno delle carceri - ha ricordato Fanfani - c'è una miseria assoluta, soprattutto di umanità. Dobbiamo essere grati a tutte le associazioni di volontariato che vi lavorano, portando un po' di società esterna, un po' di di solidarietà che si accompagna a tutto ciò che è all'interno del carcere manca".
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