L’abate di San Miniato invita città e istituzioni alla riflessione sul futuro della città, in un momento di grande sensibilità sull’urbanistica

Nei giorni scorsi l’abate di San Miniato padre Bernardo aveva scritto un accorato appello alla città di Firenze sulla tendenza che, da qualche tempo, vede la città fare i conti con operazioni di recupero e rigenerazione di diversi complessi cittadini dismessi e inutilizzati trasformati, il più delle volte, in operazioni poco in linea con le esigenze della città: case, socialità, comunione e presenza.

Un appello del quale torna a parlare questa mattina con il quotidiano La Repubblica Firenze, al quale spiega che è stato un “sussulto del cuore” arrivato dopo la visione della situazione in San Gallo, dove, senza giri di parola, parla di “consumo di suolo e consumo di cielo”, alludendo alla torre che tanta preoccupazione sta creando fra i residenti del rione.

Ma di operazioni che negli ultimi mesi hanno fatto molto discutere la città ce ne sono state molte, dal nuovo studentato di via Pietrapiana all’apertura del resort all’ex Convitto della Calza, fino all’ormai notissimo cubo nero dell’ex comunale: operazioni che secondo l’abate vanno in una cera direzione, cioè quella della progressiva destinazione ai turisti degli spazi cittadini.

Una tendenza per la quale servirebbe, secondo padre Bernardo, una sorta di pausa di riflessione, per una città che deve tronare ad interrogarsi sulla direzione che sta prendendo e cercare di immaginare un futuro diverso da quello dello sfruttamento economico del suo immenso patrimonio.

Proprio la progressiva esclusione dei fiorentini dalla propria città, specie dal centro storico, e la perdita di coesione del tessuto sociale cittadino sono una delle questioni che a Repubblica padre Bernardo cita come sue preoccupazioni. A queste i grandi problemi sociali con cui anche Firenze fa i conti, dalla marginalizzazione di certe zone all’esplosione della solitudine, specie nelle periferie.

L’appello di padre Bernardo è rivolto a tutti, sia i cittadini che gli amministratori, per aprire una riflessione che possa portare ad una nuova fase dell’urbanistica a Firenze.
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