"Dopo il 7 ottobre 2023 convocammo la cittadinanza qui a San Miniato per gesti, parole e silenzi di pace: con lo stesso spirito siamo qui stamani, in una mobilitazione ancora più necessaria per i nuovi scenari di guerra che in modo davvero incontrastato appaiono aprirsi giorno dopo giorno". Lo ha affermato padre Bernardo Gianni, abate dell'Abbazia di San Miniato al Monte che ha ospitato oggi la presentazione del documento 'Firenze Città Operatrice di Pace'.
"E' importantissimo nello spirito lapiriano di restituire alla cittadinanza quel protagonismo di pace, di volontà anche politica di pace, e in questo senso abbiamo promosso l'idea di fare di Firenze una città operatrice di pace", ha affermato padre Bernardo, secondo cui "quello di stamani è un punto di partenza che ci auguriamo trovi il riscontro più ampio possibile tra le forze politiche, per non dare a Firenze una semplice etichetta nominale, ma riconoscerle un potenziale di autorevolezza per richiamare alla pace con la sua bellezza globale, universale il mondo intero".
L'abate ha ricordato che "la nostra piccola, modesta marcia che facemmo il 23 ottobre 2023 doveva essere una cosa di città, ma per il fatto di avere la grazia della presenza del rabbino e dell'imam diventò un evento che ha avuto una risonanza più che nazionale. Certo, la storia non è cambiata, però questo non ci dispensa dal riconoscere che davvero quell'intuizione di La Pira ha ancora un senso: invitare qui persone che hanno strette responsabilità nell'affermare il primato del diritto internazionale, del multilateralismo, sono le cose che ha chiesto l'altro giorno Papa Leone ai diplomatici di tutto il mondo, e questo passa attraverso una sensibilità che stamani vogliamo risvegliare nei nostri cuori".
"E' importantissimo nello spirito lapiriano di restituire alla cittadinanza quel protagonismo di pace, di volontà anche politica di pace, e in questo senso abbiamo promosso l'idea di fare di Firenze una città operatrice di pace", ha affermato padre Bernardo, secondo cui "quello di stamani è un punto di partenza che ci auguriamo trovi il riscontro più ampio possibile tra le forze politiche, per non dare a Firenze una semplice etichetta nominale, ma riconoscerle un potenziale di autorevolezza per richiamare alla pace con la sua bellezza globale, universale il mondo intero".
L'abate ha ricordato che "la nostra piccola, modesta marcia che facemmo il 23 ottobre 2023 doveva essere una cosa di città, ma per il fatto di avere la grazia della presenza del rabbino e dell'imam diventò un evento che ha avuto una risonanza più che nazionale. Certo, la storia non è cambiata, però questo non ci dispensa dal riconoscere che davvero quell'intuizione di La Pira ha ancora un senso: invitare qui persone che hanno strette responsabilità nell'affermare il primato del diritto internazionale, del multilateralismo, sono le cose che ha chiesto l'altro giorno Papa Leone ai diplomatici di tutto il mondo, e questo passa attraverso una sensibilità che stamani vogliamo risvegliare nei nostri cuori".
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