Se questa rosa è la più forte dell’era Commisso e rischia (eufemismo) di restare fuori dall’Europa un motivo ci deve pur essere. Premessa: non è una caccia al colpevole, semmai la ricerca di dove e come migliorare. Sempre che ci siano stati degli errori. O meglio, che ci sia la percezione di averne commessi.
Forse è stata sopravvalutata la rosa a disposizione del tecnico? Forse è stato sbagliato l’allenatore? Delle due l’una. Perché se davvero c’è la convinzione che questa Fiorentina sia la più forte dell’era Commisso, di questi risultati (da unire a prestazioni, qualità di gioco e una crescita mai avvenuta, anzi) non si può essere né contenti né soddisfatti. Di conseguenza: non avrebbe senso continuare con Palladino. Se, invece, si considera meritevole di rinnovo il lavoro del tecnico, com’è stato fatto dalla proprietà prima del doppio ko con Betis e Venezia, allora vuol dire che più di questo Palladino non potesse fare (forse qualcosa sì, ma non ha fallito del tutto) e che magari alcune scelte di mercato non siano state all’altezza. Quindi, andrebbe rivalutato in negativo il lavoro della squadra mercato.
Poi, certo, ci sono i giocatori. Molti hanno steccato. E probabilmente se ne andranno. Ma si torna al concetto di partenza: chi li ha voluti? chi li ha presi? chi ha pagato oltre 20 milioni di prestiti onerosi per giocatori come Zaniolo, Fagioli, Colpani, Gudmundsson, Adli e via discorrendo? Sono state scelte e valutazioni sbagliate? Il tecnico ha tirato fuori dalla rosa il meglio? Chi ha pensato che potesse non essere un problema non avere un vice-Kean o un vice-Dodo? E di quesiti, senza risposta, ce ne sarebbero molti altri.
Al solito saranno i fatti a dirne di più. Se resteranno sia Pradè che Palladino vorrà dire che, agli occhi della proprietà, nessuno ha colpe eclatanti. Se, invece, ne dovesse restare uno solo, il quadro cambierebbe. Il domani sarà influenzato dall’oggi e dalla valutazione sullo ieri. Sempre che ci sia la percezione che anche quest’annata, iniziata coi proclami delle ‘forti ambizioni’, si stia chiudendo all’insegna della mediocrità. Sì, tale è.
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