"L'idea che il 110% fosse uno sfascio della finanza pubblica non doveva maturare nella primavera del 2024". Lo ha affermato Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, intervistato da Ferruccio De Bortoli a un convegno organizzato a Firenze da Cse.
"Per fare una norma che dica che dal primo gennaio del 2024 non si fa più questo, o comunque lo si spalma in 10 anni invece che in 4 anni, non c'era bisogno di aspettare il maggio del 2024", ha detto, e dunque "per farla retroattiva avrebbero dovuto farla nel dicembre scorso".
Secondo Patuelli "se lo avessero fatto nella legge di bilancio, per essere precisi, si sarebbe fatto uno stop prima, non sarebbe stato un precedente di carattere giuridico. Poi ci si può mettere d'accordo: ma non arrivare dopo, non con l'ultimo treno, bensì dopo l'ultimo treno. La questione è che le istituzioni italiane sono state rinnovate un anno e mezzo fa, sono stati cambiati gli equilibri politici, e quindi ci sarà stato un inventario di carattere finanziario. Se qualcuno ha sbagliato l'inventario di carattere finanziario lo si conduce alla porta. Ma che non sbagli mai nessuno, e che bisogna pagare delle tasse in termini retroattivi, senza avere certezza del diritto, a me questa cosa non va giù, e io lo dirò".
"Cinque miei mandati" alla presidenza dell'Abi "equivalgono a due di Confcommercio". Lo ha detto per "una chiosa, una battuta", il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, intervistato da Ferruccio De Bortoli a un convegno organizzato a Firenze da Cse.
"Noi siamo un'associazione non democratica - ha osservato -, ma democraticissima. I miei amici di Confcommercio rinnovano gli organi una volta ogni cinque anni. I miei amici di Confindustria ogni quattro. I miei amici di Confagricoltura, a cui la mia famiglia è iscritta da due secoli, ogni quattro. Le società, ogni tre. Ogni due solo l'Abi".
Se non si realizza da 10 anni il terzo pilastro" dell'unione bancaria europea "dovremo trovare una strada nuova, o staremo altri 10 anni a ripetere ancora una giaculatoria inconcludente? Per fare l'unione bancaria bisogna unificare le regole del diritto bancario, questa è la prima questione". Lo ha affermato Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, intervistato da Ferruccio De Bortoli a un convegno organizzato a Firenze da Cse.
"Il terzo pilastro - ha aggiunto - non viene completato e non verrà completato per una ragione molto semplice: che i signori del Nord non sono disponibili a pagare per le crisi bancarie del Sud, perché hanno una valutazione morale di superiorità rispetto al sud Europa, perché noi ai loro occhi siamo ancora i papisti, e loro sono in gran parte i riformati. Noi siamo gli eredi delle vendite delle indulgenze".
"Per fare una norma che dica che dal primo gennaio del 2024 non si fa più questo, o comunque lo si spalma in 10 anni invece che in 4 anni, non c'era bisogno di aspettare il maggio del 2024", ha detto, e dunque "per farla retroattiva avrebbero dovuto farla nel dicembre scorso".
Secondo Patuelli "se lo avessero fatto nella legge di bilancio, per essere precisi, si sarebbe fatto uno stop prima, non sarebbe stato un precedente di carattere giuridico. Poi ci si può mettere d'accordo: ma non arrivare dopo, non con l'ultimo treno, bensì dopo l'ultimo treno. La questione è che le istituzioni italiane sono state rinnovate un anno e mezzo fa, sono stati cambiati gli equilibri politici, e quindi ci sarà stato un inventario di carattere finanziario. Se qualcuno ha sbagliato l'inventario di carattere finanziario lo si conduce alla porta. Ma che non sbagli mai nessuno, e che bisogna pagare delle tasse in termini retroattivi, senza avere certezza del diritto, a me questa cosa non va giù, e io lo dirò".
"Cinque miei mandati" alla presidenza dell'Abi "equivalgono a due di Confcommercio". Lo ha detto per "una chiosa, una battuta", il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, intervistato da Ferruccio De Bortoli a un convegno organizzato a Firenze da Cse.
"Noi siamo un'associazione non democratica - ha osservato -, ma democraticissima. I miei amici di Confcommercio rinnovano gli organi una volta ogni cinque anni. I miei amici di Confindustria ogni quattro. I miei amici di Confagricoltura, a cui la mia famiglia è iscritta da due secoli, ogni quattro. Le società, ogni tre. Ogni due solo l'Abi".
Se non si realizza da 10 anni il terzo pilastro" dell'unione bancaria europea "dovremo trovare una strada nuova, o staremo altri 10 anni a ripetere ancora una giaculatoria inconcludente? Per fare l'unione bancaria bisogna unificare le regole del diritto bancario, questa è la prima questione". Lo ha affermato Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, intervistato da Ferruccio De Bortoli a un convegno organizzato a Firenze da Cse.
"Il terzo pilastro - ha aggiunto - non viene completato e non verrà completato per una ragione molto semplice: che i signori del Nord non sono disponibili a pagare per le crisi bancarie del Sud, perché hanno una valutazione morale di superiorità rispetto al sud Europa, perché noi ai loro occhi siamo ancora i papisti, e loro sono in gran parte i riformati. Noi siamo gli eredi delle vendite delle indulgenze".
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