Dopo il clamoroso dietrofront di Palladino, in casa Fiorentina si cerca una figura solida, navigata, con carisma e credibilità. Un tecnico che non solo conosca il campo, ma anche l’umore altalenante della piazza viola, che passa in un attimo dall’euforia alla contestazione, dalla fiducia al disincanto. Il profilo che sta prendendo quota è quello di Stefano Pioli, che a Firenze ha già lasciato il segno — prima da calciatore, poi da allenatore.
Pioli non è uno qualsiasi. È uno che nei momenti difficili sa restare in piedi e far camminare gli altri. Impossibile dimenticare la sua reazione dignitosa e commossa alla morte di Davide Astori, quel 4 marzo 2018 che ha segnato profondamente l’ambiente viola. Sul braccio si è tatuato “DA13”, in omaggio al suo capitano. Un gesto che racconta molto del legame umano che crea con le sue squadre, e che oggi più che mai potrebbe servire a una Fiorentina scossa da settimane turbolente, tra incertezze tecniche e clima incandescente.
E se per qualche motivo l’operazione Pioli non dovesse andare in porto? In quel caso, il piano B porta il nome di Patrick Vieira. Meno quotati al momento Farioli e Motta. Ma è chiaro che Pioli abbia staccato tutti, sia per curriculum che per rapporto con la città.
Chi conosce la storia recente della Fiorentina ricorda bene il suo addio nel 2019: fu lui stesso a lasciare, deluso da una dirigenza che – a suo dire – aveva messo in discussione non solo la sua competenza, ma anche la sua integrità personale. Da allora sono cambiati i volti al comando, la proprietà è nuova e l’aria sarebbe quella di un ritorno all’inizio, ma con un uomo diverso, più esperto e maturo.
Il ritorno di Pioli, quindi, non sarebbe solo una scelta tecnica. Sarebbe soprattutto un investimento sul lato umano. Quando tornò da avversario con il Milan, il Franchi lo salutò con uno striscione che lo definiva “uomo vero e condottiero”. Parole che pesano, che descrivono un allenatore capace di tenere insieme uno spogliatoio anche nei momenti più neri. E a Firenze, ancora oggi, in tanti si chiedono cosa sarebbe successo nel post-Astori senza di lui a guidare quel gruppo.
Pioli rappresenta l’identikit perfetto per una Fiorentina che ha bisogno di ritrovare identità, equilibrio e un punto fermo. Stavolta, più che mai, serve qualcuno che sappia fare calcio, ma anche costruire ponti emotivi. E in questo, Pioli è già in vantaggio su tutti.
Pioli non è uno qualsiasi. È uno che nei momenti difficili sa restare in piedi e far camminare gli altri. Impossibile dimenticare la sua reazione dignitosa e commossa alla morte di Davide Astori, quel 4 marzo 2018 che ha segnato profondamente l’ambiente viola. Sul braccio si è tatuato “DA13”, in omaggio al suo capitano. Un gesto che racconta molto del legame umano che crea con le sue squadre, e che oggi più che mai potrebbe servire a una Fiorentina scossa da settimane turbolente, tra incertezze tecniche e clima incandescente.
E se per qualche motivo l’operazione Pioli non dovesse andare in porto? In quel caso, il piano B porta il nome di Patrick Vieira. Meno quotati al momento Farioli e Motta. Ma è chiaro che Pioli abbia staccato tutti, sia per curriculum che per rapporto con la città.
Chi conosce la storia recente della Fiorentina ricorda bene il suo addio nel 2019: fu lui stesso a lasciare, deluso da una dirigenza che – a suo dire – aveva messo in discussione non solo la sua competenza, ma anche la sua integrità personale. Da allora sono cambiati i volti al comando, la proprietà è nuova e l’aria sarebbe quella di un ritorno all’inizio, ma con un uomo diverso, più esperto e maturo.
Il ritorno di Pioli, quindi, non sarebbe solo una scelta tecnica. Sarebbe soprattutto un investimento sul lato umano. Quando tornò da avversario con il Milan, il Franchi lo salutò con uno striscione che lo definiva “uomo vero e condottiero”. Parole che pesano, che descrivono un allenatore capace di tenere insieme uno spogliatoio anche nei momenti più neri. E a Firenze, ancora oggi, in tanti si chiedono cosa sarebbe successo nel post-Astori senza di lui a guidare quel gruppo.
Pioli rappresenta l’identikit perfetto per una Fiorentina che ha bisogno di ritrovare identità, equilibrio e un punto fermo. Stavolta, più che mai, serve qualcuno che sappia fare calcio, ma anche costruire ponti emotivi. E in questo, Pioli è già in vantaggio su tutti.
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