"Come viceparroco di questa parrocchia dal 1996 al 2007 ho avuto la possibilità di conoscere bene Mario che frequentava questa chiesa, partecipando assiduamente alla messa. Senza mai sbandierare la sua fede, incontrandolo e ascoltandolo ho sempre avuto la percezione viva della profondità del suo cammino interiore, sostenuto dalla preghiera. Una preghiera che si nutriva dell'ascolto della Parola di Dio, dalla quale traeva forza per compiere bene il bene", "Mario Primicerio sindaco, discepolo di La Pira, operatore di pace, attento ai poveri, al mondo missionario". Così l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha ricordato l'ex sindaco Mario Primicerio durante l'omelia per il suo funerale, celebrato oggi nella chiesa di Santo Stefano in Pane.
"Fra le grandi cose che ha fatto penso, ad esempio, al Forum per i problemi della pace e della guerra - ha aggiunto -, al suo impegno come sindaco di Firenze, come presidente della Fondazione La Pira, ed anche - ultimamente - come membro del comitato scientifico dei convegni dei vescovi del Mediterraneo". Secondo Gambelli "la cattedra era per lui il suo altare in cui trasmetteva le sue competenze con professionalità, ma anche con entusiasmo e passione. Mario è stato il maestro nell'animo e poi il politico nell'animo, sempre attento alla fedeltà all'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio".
"Ricordo sempre con affetto una sua testimonianza su La Pira, durante un incontro con un gruppo di giovani universitari - ha sottolineato ancora -. Ci parlò della preghiera del sindaco santo, della raccomandazione che dava a tutti di pregare tenendo vicino a sé il mappamondo. Una volta, parlando ai giovani entrò nell'argomento di Gesù che discende agli inferi, e dunque della forza ed efficacia del suo dono di salvezza per gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi della terra. Guardandoli in faccia disse loro: 'Pensate, quanta forza ci vuole per salvare Adamo ed Eva, i faraoni d'Egitto, Napoleone…'. Poi di colpo si fermò e dopo un attimo di silenzio, abbassando una delle sue mani e rialzandola con un gesto lento e ampio, disse: 'Certo che una manina possiamo dargliela anche noi'".
L'arcivescovo ha ricordato un aneddoto "riguardo al suo modo di esercitare l'impegno politico come sindaco che ha il profumo di un fioretto. Mario andava a Palazzo Vecchio in bicicletta, saliva le scale per andare nell'ufficio del sindaco e se arrivando trovava il personale delle pulizie a dare il cencio in terra riscendeva le scale, faceva il giro esterno di Palazzo Vecchio ed entrava da via della Ninna, saliva le scale per arrivare da un'altra parte, per rispetto a chi dava il cencio in terra. Mario era anche questo".
"Fra le grandi cose che ha fatto penso, ad esempio, al Forum per i problemi della pace e della guerra - ha aggiunto -, al suo impegno come sindaco di Firenze, come presidente della Fondazione La Pira, ed anche - ultimamente - come membro del comitato scientifico dei convegni dei vescovi del Mediterraneo". Secondo Gambelli "la cattedra era per lui il suo altare in cui trasmetteva le sue competenze con professionalità, ma anche con entusiasmo e passione. Mario è stato il maestro nell'animo e poi il politico nell'animo, sempre attento alla fedeltà all'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio".
"Ricordo sempre con affetto una sua testimonianza su La Pira, durante un incontro con un gruppo di giovani universitari - ha sottolineato ancora -. Ci parlò della preghiera del sindaco santo, della raccomandazione che dava a tutti di pregare tenendo vicino a sé il mappamondo. Una volta, parlando ai giovani entrò nell'argomento di Gesù che discende agli inferi, e dunque della forza ed efficacia del suo dono di salvezza per gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi della terra. Guardandoli in faccia disse loro: 'Pensate, quanta forza ci vuole per salvare Adamo ed Eva, i faraoni d'Egitto, Napoleone…'. Poi di colpo si fermò e dopo un attimo di silenzio, abbassando una delle sue mani e rialzandola con un gesto lento e ampio, disse: 'Certo che una manina possiamo dargliela anche noi'".
L'arcivescovo ha ricordato un aneddoto "riguardo al suo modo di esercitare l'impegno politico come sindaco che ha il profumo di un fioretto. Mario andava a Palazzo Vecchio in bicicletta, saliva le scale per andare nell'ufficio del sindaco e se arrivando trovava il personale delle pulizie a dare il cencio in terra riscendeva le scale, faceva il giro esterno di Palazzo Vecchio ed entrava da via della Ninna, saliva le scale per arrivare da un'altra parte, per rispetto a chi dava il cencio in terra. Mario era anche questo".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














