Tra i 160 e i 170mila quintali di mele. Questa dovrebbe essere la produzione toscana nel 2025, almeno secondo le stime di Coldiretti Toscana: un dato in linea con gli anni precedenti e molto più alto dei raccolti del 2021 e del 2023, quando le eccezionali ondate di siccità misero in crisi il comparto.
"L'andamento climatico è diventato sempre più decisivo per i raccolti e gioca un ruolo cruciale nella salute delle colture ma anche nella diffusione di molte malattie e parassiti come la cimice asiatica per la frutticoltura. E l'agricoltura è sicuramente il settore più esposto a questi rischi ma anche il più impegnato nel contrastarli con risorse destinate sulla sostenibilità e alla difesa in campo delle produzioni" spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana -
A fianco delle varietà più richieste dal mercato - golden, fuji, gala, stayman - gli agricoltori toscani stanno rilanciando con successo alcune delle cultivar antiche. Sono 13 varietà di mele inserite nella lista dei Prodotti Agricoli Tradizionali salvate dai contadini custodi. Tra i più noti ci sono la pesca regina di Londa nell'alto Mugello e la mela rotella della Lunigiana, dalla senese mela roggiola alla mela rugginosa della Valdichiana che deve il suo nome alla sua particolare colorazione, dalla mela muso di Bue che si coltiva nei pascoli di Zeri alla mela nesta conosciuta fin dai tempi dei romani alla mela binotto apuana.
"Le logiche dell'omologazione e del profitto a discapito dell'autenticità, della territorialità e della storia delle varietà autoctone stanno uccidendo quella stessa biodiversità che ha reso la nostra regione quello che è oggi dal punto di vista agroalimentare, ambientale, storico e turistico. La nostra rete di Campagna Amica ha proprio lo scopo di facilitare l'incontro tra i nostri produttori, che riscoprono e coltivano tante varietà autoctone ed i consumatori. Per salvare queste produzioni dobbiamo tornare a portarle in tavola" conclude Cesani.
"L'andamento climatico è diventato sempre più decisivo per i raccolti e gioca un ruolo cruciale nella salute delle colture ma anche nella diffusione di molte malattie e parassiti come la cimice asiatica per la frutticoltura. E l'agricoltura è sicuramente il settore più esposto a questi rischi ma anche il più impegnato nel contrastarli con risorse destinate sulla sostenibilità e alla difesa in campo delle produzioni" spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana -
A fianco delle varietà più richieste dal mercato - golden, fuji, gala, stayman - gli agricoltori toscani stanno rilanciando con successo alcune delle cultivar antiche. Sono 13 varietà di mele inserite nella lista dei Prodotti Agricoli Tradizionali salvate dai contadini custodi. Tra i più noti ci sono la pesca regina di Londa nell'alto Mugello e la mela rotella della Lunigiana, dalla senese mela roggiola alla mela rugginosa della Valdichiana che deve il suo nome alla sua particolare colorazione, dalla mela muso di Bue che si coltiva nei pascoli di Zeri alla mela nesta conosciuta fin dai tempi dei romani alla mela binotto apuana.
"Le logiche dell'omologazione e del profitto a discapito dell'autenticità, della territorialità e della storia delle varietà autoctone stanno uccidendo quella stessa biodiversità che ha reso la nostra regione quello che è oggi dal punto di vista agroalimentare, ambientale, storico e turistico. La nostra rete di Campagna Amica ha proprio lo scopo di facilitare l'incontro tra i nostri produttori, che riscoprono e coltivano tante varietà autoctone ed i consumatori. Per salvare queste produzioni dobbiamo tornare a portarle in tavola" conclude Cesani.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














