Il dottor Claudio Raspanti, radiologo del Valdisieve Hospital, illustra i possibili trattamenti: «Embolizzazione e termoablazione consentono di intervenire selettivamente sui fibromi, evitando operazioni più invasive»

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I fibromi uterini rappresentano una patologia piuttosto frequente tra le donne in età fertile. A spiegarlo è il dottor Claudio Raspanti, radiologo del Valdisieve Hospital: «Colpiscono mediamente circa il 25% della popolazione femminile e quasi la metà delle donne interessate presenta dei sintomi». Disturbi che, a seconda della loro intensità, possono incidere significativamente sulla qualità della vita.

La presenza di fibromi non rende però sempre necessario un intervento chirurgico. «Esistono diversi tipi di trattamento – sottolinea Raspanti – che possono essere farmacologici oppure prevedere l’impianto di spirali medicate. Nei casi più gravi o che non rispondono alla terapia può invece essere necessario ricorrere alla chirurgia».

Accanto agli interventi tradizionali, come la miomectomia o l’isterectomia, che comporta l’asportazione completa dell’utero, oggi sono disponibili tecniche mininvasive che permettono di conservare l’organo e trattare esclusivamente i fibromi. Una di queste è l’embolizzazione: «Attraverso le arterie uterine vengono iniettate delle particelle che tolgono nutrimento ai fibromi. In questo modo perdono vitalità, si riducono di dimensioni e smettono di provocare sintomi».

Un’altra possibilità è la miolisi mediante termoablazione. La tecnica prevede il posizionamento di un ago all’interno del fibroma, che viene riscaldato attraverso radiofrequenze o microonde. «Questi trattamenti consentono di intervenire selettivamente sul fibroma, preservando l’anatomia normale della donna ed evitando operazioni più invasive e caratterizzate da un decorso postoperatorio più complesso», evidenzia il radiologo.

Il consiglio è quindi quello di non trascurare i sintomi e di valutare insieme agli specialisti il percorso più adeguato: «Le donne che presentano fibromi uterini associati a una sintomatologia importante devono rivolgersi al proprio medico di famiglia, al ginecologo ed eventualmente al radiologo interventista. È possibile individuare un trattamento che permetta di recuperare una normale qualità della vita senza doversi necessariamente sottoporre a interventi chirurgici più demolitivi».

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