Il presidente Luca Corsi interviene sul contenzioso con il Comune e chiede un confronto all’amministrazione

In relazione all’articolo pubblicato il 1° novembre su Firenzedintorni.it sul contenzioso tra Socrem e Comune di Firenze per l’area cimiteriale di Trespiano, riportiamo le precisazioni dell’associazione. Il presidente di Socrem Firenze APS, Luca Corsi, ha firmato una richiesta di rettifica indirizzata a La Nazione, fonte della notizia ripresa dalla nostra testata, contestando la ricostruzione della vicenda concessoria e delle finalità del ricorso per revocazione.

La concessione e l’attività di Socrem

Socrem precisa che il proprio titolo deriva da tre concessioni di uso perpetuo, risalenti al 1884, al 1908 e al 1915, successivamente unificate e accompagnate da contratti trascritti. Secondo quanto sostiene l’associazione, queste concessioni non sono mai state revocate dal Comune e riguardano sia la cremazione dei soci sia la custodia delle ceneri con sepoltura.

L’associazione richiama la disciplina del 1884, che individua come condizioni di estinzione lo scioglimento di Socrem oppure irregolarità nel funzionamento della cremazione, da accertare attraverso persone competenti nominate congiuntamente dal Comune e dall’ente. Secondo Socrem, tale procedura non è stata attivata e il servizio prosegue sulla base di una concessione tuttora vigente.

Nell’area, riferisce il presidente, sono presenti 3.828 concessioni cimiteriali a privati, oltre alla cappella del sindaco Lando Conti e alle urne di personaggi illustri custodite nel Tempio. Socrem aggiunge che dal 2018 il Comune percepisce il 7,5% su ogni cremazione dei suoi soci: una circostanza che l’associazione richiama a sostegno della propria posizione sulla permanenza del titolo concessorio.

Le precisazioni sul ricorso

Un punto centrale della rettifica riguarda le finalità del ricorso per revocazione straordinaria. Socrem precisa che non era stato presentato per dimostrare la doppia destinazione dell’area alla cremazione e alla sepoltura, già sostenuta nei precedenti gradi di giudizio attraverso documenti e fotografie. L’obiettivo, spiega l’associazione, era dimostrare che il servizio di sepoltura fosse disciplinato anche da un regolamento normativo comunale del 15 settembre 1885, oltre che dalle concessioni.

Quanto al reperimento dei documenti, Socrem afferma di essersi attivata sin dal primo grado e sottolinea le difficoltà incontrate nelle ricerche archivistiche. Il regolamento del 1885, secondo la ricostruzione fornita, non era stato trovato presso l’Archivio storico comunale, ma soltanto attraverso un’ulteriore ricerca all’Archivio di Stato, resa particolarmente complessa dall’assenza di catalogazione e inventario del materiale interessato.

Corsi contesta inoltre l’espressione “atti prodotti in ritardo”, comparsa nel titolo de La Nazione, precisando che questa formulazione non compare nella sentenza n. 7873 del 30 ottobre 2026 del Consiglio di Stato.

Il rapporto con il Comune e il piano regionale

Socrem ricorda di aver messo a disposizione del servizio pubblico comunale i propri forni, attraverso convenzioni, a partire dal 1987, sostenendo a proprie spese gli investimenti necessari all’ampliamento e senza contributi del Comune.

L’associazione richiama anche il Piano di coordinamento degli impianti crematori approvato dal Consiglio regionale della Toscana con deliberazione n. 8 del 25 febbraio 2025. Secondo Socrem, il piano chiarisce la non applicabilità delle proprie disposizioni agli impianti autorizzati preesistenti, includendo quelli delle Socrem di Firenze e Livorno.

Il presidente conclude rinnovando la richiesta di un incontro con l’amministrazione comunale. Un confronto che, riferisce Corsi, è stato sollecitato più volte ai sindaci succedutisi alla guida della città, senza ottenere risposta, mentre il contenzioso continua a comportare rilevanti sacrifici economici per l’associazione.

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