Nella giornata di ieri è stato presentato il manifesto “Reindustrializzare la Toscana. Un manifesto” curato da Marco Buti, economista titolare della cattedra Tommaso Padoa Schioppa dell'Istituto Universitario europeo di Fiesole e gli economisti Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto.
Come spiega il Corriere Fiorentino, si tratta di una proposta di rilancio che possa, da una parte, affrancare l’economia regionale dal turismo, e dall’altra accompagnare la regione sulla strada della reindustrializzazione, puntando su un ampio spettro di azioni, a partire dall’innovazione (sia in termini energetici e ambientali, con lo sviluppo e la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili), come sostenuto al quotidiano dal manager di Aboca Massimo Mercati, che per il rilancio del comparto industriale regionale punta molto sulla commistione dei saperi e delle esperienze, dall’agricoltura “intelligente” con l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale, allo sviluppo di una filiera agricola improntata al sostegno all’industria farmaceutica, uno dei fiori all’occhiello dell’economia regionale.
Non solo, perché se da una parte il rilancio industriale passa chiaramente per l’innovazione, dall’altra è chiaro che la difesa dei lavoratori, a cominciare dai salari e dall’occupazione, è centrale nella costruzione di un comparto forte e resistente, come spiega al quotidiano il sindacalista Andrea Vignozzi della Fiom: contrastare il lavoro povero e rilanciare un comparto che, richiedendo competenze non di base, possa offrire ai lavoratori salari più alti, che possano, quindi, sostenere la ripresa massiccia dei consumi interni.
Per cercare di allentare la presa che il settore turistico, che mostra le prime crepe, ha sull’economia regionale.
Come spiega il Corriere Fiorentino, si tratta di una proposta di rilancio che possa, da una parte, affrancare l’economia regionale dal turismo, e dall’altra accompagnare la regione sulla strada della reindustrializzazione, puntando su un ampio spettro di azioni, a partire dall’innovazione (sia in termini energetici e ambientali, con lo sviluppo e la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili), come sostenuto al quotidiano dal manager di Aboca Massimo Mercati, che per il rilancio del comparto industriale regionale punta molto sulla commistione dei saperi e delle esperienze, dall’agricoltura “intelligente” con l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale, allo sviluppo di una filiera agricola improntata al sostegno all’industria farmaceutica, uno dei fiori all’occhiello dell’economia regionale.
Non solo, perché se da una parte il rilancio industriale passa chiaramente per l’innovazione, dall’altra è chiaro che la difesa dei lavoratori, a cominciare dai salari e dall’occupazione, è centrale nella costruzione di un comparto forte e resistente, come spiega al quotidiano il sindacalista Andrea Vignozzi della Fiom: contrastare il lavoro povero e rilanciare un comparto che, richiedendo competenze non di base, possa offrire ai lavoratori salari più alti, che possano, quindi, sostenere la ripresa massiccia dei consumi interni.
Per cercare di allentare la presa che il settore turistico, che mostra le prime crepe, ha sull’economia regionale.
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