Ci sono fischietti e cori. Ci sono proteste. E c’è un’unica richiesta: aziende e datori ascoltino la categoria.
Il settore della sorveglianza privata ha deciso di incrociare le braccia per ventiquattro ore, dalle 22 di ieri fino alle 22 di oggi, per protestare contro la mancata negoziazione degli accordi di secondo livello integrativi al contratto collettivo nazionale rinnovato fra il 2023 e il 2024.
“Da più di un anno cerchiamo un confronto con le organizzazioni datoriali e le aziende per ottenere un nuovo contratto integrativo regionale, ma non siamo stati ascoltati, anzi i nostri interlocutori si sottraggono al confronto” spiega la sindacalista di Filcams Cgil Monica Biagiotti. “Abbiamo provveduto a fare richiesta di incontro per far fronte ai problemi di un settore che è già adesso fortemente sottopagato. Questa manifestazione, oggi, serve ad accendere i riflettori sulla nostra situazione e a far capire alle aziende che non possono continuare ad ignorare il problema. Questo lavoro deve avere dignitià retributiva, oltre che una ripartizione organizzata dei tempi e dei carichi di lavoro”.
Il precedente rinnovo, spiega Biagiotti, è avvenuto in due momenti, cioè a giugno del 2023 per quel che riguarda la parte economica-normativa e di nuovo a febbraio 2024 per l’integrazione economica.
“Siamo più di un centinaio di persone” commenta soddisfatta Biagiotti “e da quanto sappiamo, lo sciopero sta andando molto bene a livello regionale”.
Il settore della sorveglianza privata ha deciso di incrociare le braccia per ventiquattro ore, dalle 22 di ieri fino alle 22 di oggi, per protestare contro la mancata negoziazione degli accordi di secondo livello integrativi al contratto collettivo nazionale rinnovato fra il 2023 e il 2024.
“Da più di un anno cerchiamo un confronto con le organizzazioni datoriali e le aziende per ottenere un nuovo contratto integrativo regionale, ma non siamo stati ascoltati, anzi i nostri interlocutori si sottraggono al confronto” spiega la sindacalista di Filcams Cgil Monica Biagiotti. “Abbiamo provveduto a fare richiesta di incontro per far fronte ai problemi di un settore che è già adesso fortemente sottopagato. Questa manifestazione, oggi, serve ad accendere i riflettori sulla nostra situazione e a far capire alle aziende che non possono continuare ad ignorare il problema. Questo lavoro deve avere dignitià retributiva, oltre che una ripartizione organizzata dei tempi e dei carichi di lavoro”.
Il precedente rinnovo, spiega Biagiotti, è avvenuto in due momenti, cioè a giugno del 2023 per quel che riguarda la parte economica-normativa e di nuovo a febbraio 2024 per l’integrazione economica.
“Siamo più di un centinaio di persone” commenta soddisfatta Biagiotti “e da quanto sappiamo, lo sciopero sta andando molto bene a livello regionale”.
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