Paola Guglielmelli, Betti Giusti, Paola Angela Mura, Maria Pia Amato, Linda Vignozzi, Anna Maria Di Fabio, Maria Luisa Brandi, Rossella Marcucci, Daniela Massi, Daniela Monti, Benedetta Nacmias, Anna Linda Zignego. Sono i nomi delle dodici ricercatrici dell’Università di Firenze che quest’anno, scrive questa mattina La Repubblica Firenze, sono state inserite fra i 113 nomi redatti dalla Fondazione Onda- Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna- della “Top Italian Women Scientists”, che annovera le ricercatrici italiane più prolifiche in termini di pubblicazioni e citazioni e che si distinguono, quindi, per l’elevata qualità della loro attività di ricerca.
L’Università di Firenze si è a sua volta distinta per aver raddoppiato il numero di ricercatrici, passate dalle 6 del 2023 alle 12 di quest’anno.
Le dodici scienziate fiorentine, assieme alle colleghe riconosciute dalla lista ‘Tiws’ portano avanti la propria attività nonostante i cronici e noti problemi di finanziamento della ricerca nel nostro paese, confrontandosi costantemente anche con le ulteriori problematiche con le quali in particolare le donne devono fare i conti pressoché quotidianamente, a cominciare dalla conciliazione fra vita professionale e vita privata (basti pensare alla maternità) fino a scardinare il privilegio che vede nella ricerca un settore per molto tempo appannaggio degli uomini.
Portare avanti il lavoro nonostante le difficoltà, dedicando anima e corpo alla ricerca e raggiungendo risultati accademici e scientifici di grande importanza, non è quindi solo un traguardo personale, sebbene chiaramente importante: è anche un segnale fortissimo di abnegazione e, soprattutto, di passione infinita per il proprio lavoro.
L’Università di Firenze si è a sua volta distinta per aver raddoppiato il numero di ricercatrici, passate dalle 6 del 2023 alle 12 di quest’anno.
Le dodici scienziate fiorentine, assieme alle colleghe riconosciute dalla lista ‘Tiws’ portano avanti la propria attività nonostante i cronici e noti problemi di finanziamento della ricerca nel nostro paese, confrontandosi costantemente anche con le ulteriori problematiche con le quali in particolare le donne devono fare i conti pressoché quotidianamente, a cominciare dalla conciliazione fra vita professionale e vita privata (basti pensare alla maternità) fino a scardinare il privilegio che vede nella ricerca un settore per molto tempo appannaggio degli uomini.
Portare avanti il lavoro nonostante le difficoltà, dedicando anima e corpo alla ricerca e raggiungendo risultati accademici e scientifici di grande importanza, non è quindi solo un traguardo personale, sebbene chiaramente importante: è anche un segnale fortissimo di abnegazione e, soprattutto, di passione infinita per il proprio lavoro.
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