Come scrive stamani il Corriere Fiorentino, l’industria del vino italiano, e quindi anche toscano, è alle prese con un altro problema non da poco, che si aggiunge alle incertezze del mercato e alle nuove abitudini di consumo: l’invenduto, che se considerato a livello nazionale arriva a sfiorare quota quaranta milioni di ettolitri, mentre a livello regionale il dato è di circa cinque milioni.
Come spiega il quotidiano, le due province maggiormente colpite dal problema rappresentato dalle bottiglie che rimangono ferme nelle cantine sono quelle di Siena e di Firenze, che contano rispettivamente il 5,3 e 3,9% dell’invenduto a livello nazionale; in entrambi i casi, riporta il Corriere, a soffrire maggiormente sono i vini DOP, seguiti dagli IGP e da altre etichette, mentre chiudono la classifica i vini varietali.
Il problema della giacenza, come detto, riguarda un settore che è già stato colpito dall’incertezza economica scatenata dalla guerra commerciale americana, che ha messo in discussione le esportazioni verso il principale mercato di riferimento, cioè quello americano, ma anche dai profondi cambiamenti che stanno interessando le abitudini di consumo, specialmente dei più giovani, che bevono sempre meno vino.
Per far fronte alla situazione i produttori hanno deciso di ridurre la resa massima ad ettaro, ma secondo il Consorzio Vino Chianti la soluzione può essere solo quella di trovare nuovi mercati di sbocco.
Come spiega il quotidiano, le due province maggiormente colpite dal problema rappresentato dalle bottiglie che rimangono ferme nelle cantine sono quelle di Siena e di Firenze, che contano rispettivamente il 5,3 e 3,9% dell’invenduto a livello nazionale; in entrambi i casi, riporta il Corriere, a soffrire maggiormente sono i vini DOP, seguiti dagli IGP e da altre etichette, mentre chiudono la classifica i vini varietali.
Il problema della giacenza, come detto, riguarda un settore che è già stato colpito dall’incertezza economica scatenata dalla guerra commerciale americana, che ha messo in discussione le esportazioni verso il principale mercato di riferimento, cioè quello americano, ma anche dai profondi cambiamenti che stanno interessando le abitudini di consumo, specialmente dei più giovani, che bevono sempre meno vino.
Per far fronte alla situazione i produttori hanno deciso di ridurre la resa massima ad ettaro, ma secondo il Consorzio Vino Chianti la soluzione può essere solo quella di trovare nuovi mercati di sbocco.
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