In esposizione novanta opere, molte delle quali tornano a Firenze dopo secoli

Per la prima volta alle Gallerie degli Uffizi una mostra dedicata alla ceroplastica, con circa novanta opere, molte delle quali in prestito da altri musei, tra dipinti, sculture, cammei e pietre dure.
  
'Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica' il titolo della mostra, curata da Valentina Conticelli, Andrea Daninos e Simone Verde, dedicata alle collezioni fiorentine tra XVI e XVII secolo. Sarà possibile ammirare opere presenti un tempo nella Tribuna degli Uffizi e a Palazzo Pitti, alienate nel 1783 con una vendita all'asta voluta dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo.

    
Nella prima sala maschere funebri, in particolare quella di Lorenzo de' Medici del 1492, e ritratti in scultura eseguiti con la tecnica del calco. Quindi una sezione sulle cere policrome del '500, a partire da quelle menzionate nella Tribuna degli Uffizi, il cui inventario elenca vari autori, Martino Pasqualigo, Giovanni Battista Capocaccia e Costantino de' Servi. Poi lo spazio dedicato dei primi anni del Seicento, quello dei 'Novissimi', ossia le cose ultime e ignote a cui va incontro l'uomo: morte, giudizio, inferno e paradiso. Accanto a due esemplari conservati nel Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti, esposte una serie di versioni dello stesso soggetto provenienti da vari musei.

  
Infine la sala dedicata a Gaetano Giulio Zumbo, che operò a Firenze dal 1690 al 1695. 'La peste', la sua opera più celebre, è accostata a un dipinto raffigurante la 'Testa della Medusa', all'epoca ritenuto di Leonardo. Sarà possibile vedere riuniti i due gruppi frammentari raffiguranti il 'Morbo gallico', oggi divisi tra il Museo della Specola e il Museo Mozzi Bardini; la 'Scena di stregoneria' della Pinacoteca nazionale di Sassari e il rilievo raffigurante la 'Corruzione dei corpi', acquistato recentemente dagli Uffizi.

"Con questa mostra - spiega il direttore Simone Verde - vogliamo portare la ceroplastica fuori da teorie 'mitologiche' che la vorrebbero illusoriamente legata alla radice primitiva dell'inconscio estetico europeo, ancorandola invece al rigore dei fatti e delle cronache della storia dell'arte".

  La mostra sarà inaugurata domani e resterà aperta al pubblico fino al 12 aprile 2026.
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