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Diciassette partite di campionato senza una singola vittoria. Un fardello incredibile quello portato sulle spalle da Stefano Pioli che vede datata l'ultima vittoria sulla panchina viola in A il 17 febbraio 2019. Dopo quel 4-1 alla Spal (segnarono pure Edimilson Fernandes e Gerson), la Fiorentina non riuscì più a vincere una gara in campionato contro Inter, Atalanta, Lazio, Cagliari, Torino, Roma ed infine Frosinone.
Dopo quella sconfitta e la battaglia di comunicati Pioli si dimise vedendo intaccata la propria professionalità. A quell'interminabile serie (proseguita poi da Montella) si aggiungono le dieci uscite in questo campionato senza un successo, peraltro nemmeno sfiorato. L'incredibile è diventato realtà e la Fiorentina è inchiodata all'ultimo posto in classifica oltre che alle proprie responsabilità. Rotolate le teste di Pradè e Pioli, ora i giocatori che occupano l'ottavo monte ingaggi della Serie A, non hanno più barriere tra loro e le colpe che hanno portato al disastro attuale.
La descrizione dell'allenamento di ieri, determinato e parallelamente molto sereno, spiega più di mille parole quanto il rigetto dello spogliatoio nei confronti di Pioli fosse profondo. E allora vai con Galloppa in attesa di Vanoli, Palladino o chi per loro: magari addirittura lo stesso Galloppa, se sarà in grado di sfruttare l'enorme chance di guidare scevro d'esperienza un gruppo che a parole poteva lottare per la Champions League e per i trofei delle competizioni alle quali partecipa. Il re (Pioli) è morto, viva il re. Nel calcio funziona così.
Dopo quella sconfitta e la battaglia di comunicati Pioli si dimise vedendo intaccata la propria professionalità. A quell'interminabile serie (proseguita poi da Montella) si aggiungono le dieci uscite in questo campionato senza un successo, peraltro nemmeno sfiorato. L'incredibile è diventato realtà e la Fiorentina è inchiodata all'ultimo posto in classifica oltre che alle proprie responsabilità. Rotolate le teste di Pradè e Pioli, ora i giocatori che occupano l'ottavo monte ingaggi della Serie A, non hanno più barriere tra loro e le colpe che hanno portato al disastro attuale.
La descrizione dell'allenamento di ieri, determinato e parallelamente molto sereno, spiega più di mille parole quanto il rigetto dello spogliatoio nei confronti di Pioli fosse profondo. E allora vai con Galloppa in attesa di Vanoli, Palladino o chi per loro: magari addirittura lo stesso Galloppa, se sarà in grado di sfruttare l'enorme chance di guidare scevro d'esperienza un gruppo che a parole poteva lottare per la Champions League e per i trofei delle competizioni alle quali partecipa. Il re (Pioli) è morto, viva il re. Nel calcio funziona così.
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