In casa Fiorentina il dibattito si è fatto acceso e stimolante: chi deve guidare l’attacco viola dal primo minuto? Il verdetto del campo, finora, ha premiato il momento di forma travolgente di Mateo Pellegrino, ma la sensazione è che il duello a distanza con Beto sia solo all’inizio. Un ballottaggio di altissimo livello su cui Paolo Vanoli sta costruendo la spina dorsale della sua squadra, potendo contare su due interpreti dal valore complessivo di circa 40 milioni di euro, diversi per caratteristiche ma entrambi fondamentali nel nuovo scacchiere tattico.
I numeri, per ora, dicono tutti Pellegrino. L’attaccante argentino si è preso la Fiorentina a suon di prestazioni concrete e reti pesanti: le marcature consecutive contro Torino, Venezia e la stoccata nel derby di Coppa Italia contro il Pisa hanno certificato uno stato di grazia evidente. Pellegrino porta in dote una struttura imponente (192 cm) che gli permette di dominare nei duelli aerei e di offrire un punto di riferimento costante ai compagni nei momenti di pressione. Ma l'ex Platense non è solo peso specifico in area di rigore: Vanoli ne apprezza particolarmente il lavoro sporco, la capacità di legare il gioco, difendere palla spalla alle porte dell'area e far salire i trequartisti. Un centravanti moderno che abbina la cattiveria agonistica dell'area di rigore alla disponibilità al sacrificio in fase di non possesso. Toglierlo dall'undici titolare, oggi come oggi, è un'impresa quasi impossibile.
Dall'altra parte della bilancia c'è Beto. L'attaccante portoghese, arrivato dall'Everton per portare quell'esperienza internazionale ed esplosività mancate in passato, sta completando il suo percorso di inserimento negli schemi di Vanoli. Se Pellegrino fa del lavoro di sponda e della presenza in area le sue armi migliori, Beto garantisce una dimensione tattica completamente differente: lo strappo, la velocità in allungo e la capacità di devastare le difese avversarie quando si aprono gli spazi in transizione. La sua condizione fisica sta crescendo di settimana in settimana. Sebbene debba ancora ritrovare la brillantezza assoluta e la massima sintonia con la manovra della squadra, le sue caratteristiche ne fanno la risorsa ideale per spaccare le partite in corso d'opera o per affrontare avversari che mantengono la linea difensiva molto alta.
Per mister Vanoli non si tratta di una bocciatura per nessuno, bensì di una ricchezza tattica che a Firenze non si vedeva da tempo. Le rotazioni e la gestione delle energie saranno fattori chiave lungo tutto l'arco della stagione. Beto e Pellegrino rappresentano due volti della stessa medaglia: uno garantisce il consolidamento del possesso e la presenza sui palloni alti, l'altro l'aggressione immediata della profondità e la potenza atletica in ripartenza. Nelle idee dello staff tecnico non è escluso che, in determinate fasi di gara o contro difese particolarmente chiuse, i due possano persino trovarsi a condividere il peso dell'attacco, creando una coppia d'attacco devastante sotto il profilo atletico. Per il momento, la maglia da titolare potrebbe restare saldamente sulle spalle di Pellegrino, sorretto dai numeri e dal grande entusiasmo dell'ambiente. Ma la concorrenza di Beto è lo stimolo migliore per mantenere alta l'asticella: per la Fiorentina e per Vanoli, avere due centravanti di questo livello è il miglior problema possibile da risolvere.
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